Mario Gramegna
di Vincenzo Di Sabato Immaginaria chiacchierata con Mario Gramegna, intellettuale e artista del dolce dire migrato nella città futura il 18 maggio 2007 ___ La vera tristezza non è quando scende la sera, ma quando al mattino non trovi più l’amico e non ricevi più da lui la carezza del buon giorno. La solitudine non è il focolare spento, ma è la realtà del non trovar più il fiammifero a portata di mano per riaccenderlo. Dopo di te, caro Mario, la brace s’è smorzata e la musica è finita. Vàpora soltanto dal sottosuolo delle memorie, il tuo “dolce dire”. E così risento il sospiro della tua prima telefonata: marzo 1957! Ero giovane e bisognevole di stimoli per ristorare le mie incertezze. Tu – preside e presidente di Storia Patria del Molise, saggista, poeta, dialettologo - ereditasti da Gaetano Tartaglia, anche la pagina regionale de “Il Popolo”. Ettore Bernabei ti proclamò Capo Redattore per il Molise. Ed io, assistito da te, incominciai a scarabo...