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APIANAE

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 Riproduzione riservata Olio Officina Identità arbëreshë | Nel nome di Di Majo Norante. Il risveglio enologico del Molise condividi     martedì 09/06/2026 08:30 Esperienze Sotto la lente Antonello Maietta Il vitigno Moscato Reale, geneticamente affine al Moscato Bianco, ha trovato il suo areale d’elezione sui terreni calcarei e tufacei, accarezzati dalla brezza marina, tra il Molise e la Murgia Barese. Sotto la lente il Moscato Passito Apianae , con appassimento in pianta, raccolta intorno alla metà di ottobre e successiva macerazione a freddo delle bucce con il mosto per preservare il corredo aromatico Lungo la fascia marittima della provincia di Campobasso, al confine con la Puglia, Campomarino è il più esteso tra i quattro comuni che si sviluppano nel breve tratto della costa adriatica del Molise. Nel nome è facile intuire il riferimento a un territorio prospiciente il mare, poiché nei secoli passati il litorale si trovava molto più a ridosso del nucleo storico de...

la merenda nell'oliveto di Bruno Mottillo

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A Larino una giornata straordinaria, dove il verde degli ulivi si è intrecciato idealmente con il bianco, il rosso e il verde del Tricolore. La splendida cornice dell’oleificio “Bruno Mottillo” in contrada Cappuccini ha ospitato la sesta e attesissima edizione della “Merenda nell’Oliveta”. L’appuntamento, ormai un punto di riferimento imprescindibile per il territorio, ha saputo unire in un unico grande abbraccio famiglie, bambini, cittadini e scolaresche nel segno della natura, del benessere e della solidarietà. Organizzata dall’Associazione Nazionale “Città dell’Olio” insieme al Comune di Larino e alla Pro Loco , la manifestazione ha preso vita grazie a una fitta rete di collaborazioni locali, vedendo il contributo fondamentale della LILT provinciale di Campobasso, dell’AIDO gruppo comunale di Larino, dell’Associazione CAR, delle Misericordie di Larino e di numerose altre realtà del territorio.  A dare ulteriore prestigio all’evento, la presenza del Coordinatore regionale dell’As...

Agricoltura nel baratro.

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 Giorgio Scarlato 15 giugno 2026, 13:56 (20 ore fa)  L’Agricoltura italiana, in particolar meridionale, è in una crisi profonda da oltre venti anni, ma in quest’ultimo decennio, soprattutto quella monoreddituale è alla canna del gas, è allo stremo, e questo anche le pietre lo sanno a differenza di chi di dovere che si gira dall'altra parte. Un settore da sempre “sacrificato”, e ora ancor di più, per avvantaggiare il settore industriale. Eppure il settore agricolo pur essendo un pilastro del Paese con oltre 1,1 milione di aziende agricole e più di 5,5 milioni di euro di valore di produzione, con meno impatto ambientale (meno trasporti), sostenitore dell’economia locale e produttore di derrate di qualità e tradizione, ….. nulla si fa. Sta scomparendo, vedasi le tante stalle vuote, al nord come al sud, come le migliaia e migliaia di aziende agricole chiuse e molte p...

“J pagntell” della devozione

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a Larino una tradizione lunga oltre settant’anni in onore di Sant’Antonio by La Redazione     13 Giugno 2026   LARINO. Ci sono tradizioni che resistono al tempo perché custodiscono non solo un gesto religioso, ma la memoria di una comunità intera. È questo il caso dell’altare dedicato a Sant’Antonio, il santo dei Miracoli particolarmente venerato a Larino e in tutto il territorio del basso Molise, che da oltre settant’anni viene allestito dalla famiglia Di Lena-Mammarella nella propria abitazione di via Belledonne,  Una storia che abbiamo avuto modo di conoscere grazie all’invito dell’amico Giancarlo Caporicci, che ci ha accompagnati alla scoperta di una tradizione forse poco conosciuta, ma profondamente radicata nella fede e nella memoria della famiglia. Ad accoglierci è stata la signora Carmela, insieme al fratello Pasquale, custodi di un racconto tramandato di generazione in generazione nel cuore di uno dei luoghi più suggestivi del centro storic La devozione ver...

Mainarde, lembo stupendo del Molise

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  Alla fine del secolo scorso, eletto in Consiglio regionale, ho girato in lungo e in largo la Provincia di Isernia ed è così che ho conosciuto le Mainarde, lembo stupendo del Molise, parte - con la sua ricca biodiversità, la sua storia e i suoi minuti paesi - del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In particolare Castelnuovo al Volturno con il suo Monte Marrone segnato dalla linea Gustav, composta   da Fortificazioni che congiungevano le foci del Garigliano, sul Tirreno, con Ortona, sull’Adriatico, realizzate fatte dai tedeschi all’inizio della seconda guerra mondiale. Il Monte che racconta, con un monumento composto da venti cubi in cemento, ognuno segnato da una Regione , e, poco lontana, un’aquila con le ali alzate che spezza una catena, quella ell’invasore, e dà il via – con lo sfondamento, alla fine di Marzo del 1944, della linea prima citata, da parte del Corpo Italiano di Liberazione, composto dagli alpini del battaglione Piemonte -   alla Guerra di L...

Nella Costituzione non c'è la parola antifascista?

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  inoltrato da Domenico su ISERNIA BENI COMUNI Vediamo!  C'è molto di più. È una Costituzione che afferma in positivo, punto per punto, tutte quelle libertà e quei diritti che erano stati calpestati dal fascismo. Da leggere, per chi vorrà, anche per sapere cosa rispondere a chi fa certe affermazioni sulla Carta.Capita spesso di leggere che "nella Costituzione italiana non c'è traccia della parola antifascista".. È un'affermazione piuttosto diffusa, usata spesso per sminuire il valore della Resistenza. Ma contiene un grosso errore di fondo. Proviamo a fare un po' di chiarezza. Partiamo dal testo. libro con i disegni di Ro Marcenaro In effetti la parola esatta "antifascista" nella Carta non c'è. Ma c'è il suo sinonimo storico e giuridico più pesante. Nella XII° Disposizione transitoria e finale c'è: il divieto, "sotto qualsiasi forma", di riorganizzazione del disciolto partito fascista.  La matrice è scritta lì. Ma la Costituzion...

L’intelligenza artefeciale

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 L’intelligenza artefeciale È nu s’tremiènte che me fa paure vis’te ca depènde quala mane u tè e ije di mane di quis’tu ses’téme maleditte che, ùesanne banche e multenazionale, prèdeche nu dije vritte, cremenale che ze chiame dénare, nen me fide. Ėje vis’te, pe télévisióne, pepàtte, che chiàmene robot, camenà sbràvanduse énnanze è na fémméne, n’àvete fatejà ‘ngòpp’è nu nas’tre, cóme pe fàrce capì qualu munne ce s’tanne preparanne, nu desas’tre. Nu mùnne dóve na persòne ne è chiù niènte, ma sule nu s’tremiènte nmane è nu robot che nen chiagne, nen rire, n’éngepólle, nen té sentemète, nen sà che è amòre, vis’te ca nen fà fije e ni tè da campà, nen sà parlà, cantà e manche èllecquà. Nu màchenareje sènza pèlle e sènza vène che, s’ù tuócche sótt’u sòle, t’èbbruce; quande chióve, t’ébbiènne; se ‘hiòccche, t’égghiécce. Na babelòneje, proprie na babelòneje che nen te fa capì dóve ze và éffenì. Ije pènze ca è rrèvate u tiémbe de fa caccóse: prima cóse, cancellà quis’tu ses’téme illiberale; ...