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Serve un atto di civiltà contro la barbarie del cibo

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TEATRO NATURALE - Pensieri e Parole Editoriali03 febbraio 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena Due mondi opposti, con il primo, il mangiare veloce espressione del ristorante McDonald’s, che non ha niente a che vedere con la grande tradizione del patrimonio culturale dell’Umanità, la Cucina italiana, con i prodotti a indicazione geografica, Dop e Igp, che devono ai mille e mille territori l’origine della loro qualità Trovo distratti i rappresentanti di un mondo, quello dell’agroalimentare, che parlano e , a giusta ragione, si vantano dei successi di questo settore importante dell’economia italiana, per fatturato di produzione e commercializzazione; crescente attenzione sui più importanti mercati del mondo e i successi della sua esportazione. A partire da quelli che parlano dei primati dei nostri prodotti a indicazione geografica, Dop e Igp, che devono la loro qualità all’origine, cioè ai territori dei quali sono fedeli e fondamentali testimoni. Sempre più nelle mani, “Grazie – com...

“LASCIATE CHE I FANCIULLI VENGANO A ME”

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48^ Giornata Nazionale della Vita di VINCENZO DI SABATO L’implacabile grandezza della vita, nella 48° Edizione “Lasciate che i bimbi vengano a me”. Fu l’amorevole sollecitudine di Gesù riportata nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Ed è il tema proposto quest’anno dalla CEI per la 48^ Giornata Nazionale della Vita, fissata alla prima domenica di febbraio. Un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva di mettere al centro i deboli, i più fragili. “Anzitutto i bambini!” – insistono i Vescovi – quasi a rimarcare che il Regno dei Cieli appartiene, in modo particolare, a chi ha le caratteristiche della purezza d’animo e le virtù istintive dei ragazzi. E, i fanciulli, i “cari figlioli” furono anche i principali favoriti da Papa Giovanni XXIII, già nella fastosa e festosa serata dell’11 ottobre 1962, allorché diede inizio allo sbalorditivo Concilio Ecumenico Vaticano II. . Si narra che nell’antichità, qualcuno rivolse a Temistocle, (politico ateniese, 500 ...

A COSA SERVONO I DECRETI SICUREZZA e HANNO CHIUSO IL LAEONCAVALLO_____________

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A cosa servono i decreti sicurezza Italo Di Sabato su COMUNE Info 27 Ge nnaio 2026 Le norme che sempre più spesso ampliano reati, inaspriscono pene, restringono spazi di agibilità politica e sociale, colpiscono forme di conflitto sociale e di solidarietà non risolvono il dissesto sociale provocato dalle molte crisi in corso, ma si illudono di governarlo con la repressione. Non riducono le disuguaglianze, ma criminalizzano gli effetti Unsplash.com ________________________________________ La crisi nella quale siamo immersi non è una parentesi né una congiuntura sfavorevole: è una crisi di sistema. Economica, ambientale, sociale, politica e simbolica insieme. È la crisi di un modello che ha progressivamente svuotato lo Stato delle sue funzioni fondamentali, lasciandogli in mano, come ultima risorsa, il potere di punire. I cosiddetti “decreti sicurezza” si collocano esattamente dentro questo vuoto: non come risposta al disagio sociale, ma come suo governo repressivo. Di fronte alla crisi...

IL CALCOLO DEL “SURPLUS” DI ACQUA.

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L’Associazione regionale ex consiglieri del Molise, presieduta Dal Prof. Gaspare Di Lisa, che mi onora di essere un componente del suo direttivo, si è, più volte e puntualmente, pronunciata sul “surplus” dell’acqua del Liscione, ritenendolo un raggiro per destinare altra acqua - la sola a disposizione del Molise - alla Puglia assetata. Lo è per colpa delle sue scelte, in particolare quella di dare ancora più spazio ad una agricoltura industrializzata, vocata alla quantità, che ha bisogno di acqua, tanta acqua, abbondanti concimazioni e ripetuti trattamenti antiparassitari. Il tipo di agricoltura, sconfessata dalla Fao, che, in Italia e in Europa, sta rubando al suolo la sua fertilità e, con essa, il cibo alle future generazioni. In questi giorni della prima metà di Gennaio 2026 si è letto che entro due mesi – voci che arrivano dalla confinante Puglia - l’Autorità di Bacino quantificherà il “surplus” di acqua del Liscione che può essere trasferito alla Capitanata e, anche, che ver...

A TERRA MIIE, un altro omaggio al dialetto

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A TÈRRA MIIE Saprite cόm’u pane ùnde d’òje de uelìve Gendìle de Larine, ze lasse mascecà chiane chiane. È nu piézze de pane, na massate de cavatiélle, de fesìlle na pizze de grandinie, nu sùrse de tentiie. Na cecèrchie, na fave, duje pesìlle, na lentìcchie, quatte fasceuόle, na tόlle color d’óre, òje, aje sfritte e pemmedόre. A tèrra miie è nu cice scecate, nu vruόcchele, na rape, nu cardille èppene nate, nu puόrche èppìse èppène scannàte. A tèrra miie è grane e bbiàde, quatte (g)alline, nu cuenije, nu (g)alle, na pècuere, nu vetiélle, na cràpe. Nu cavàlle, nu ciùcce, nu mule, na mόrre d’anemale che caminene ngòpp’è na viia vérde senza mure, che da sèmbre ze chiama tratture. Annibele, u conquis’tatόre, u chiamave “trac-tur”, ni tiémbe che à fatte sos’te é Gerejόne, póche lendane da u Mentaròne. Ì e remenì, passànne da i mònte d’Abruzze é nu chiàne da Pùje, magnànne a jèrve da tèrre de gènde du tiémpe lendane Marruccine, Sannite, Dàune, Fréndàne. Na vόte ...

Vivere la verità

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Riflessioni personali sul discorso di Carney a Davos di Sabrina Lallitto . Sindaco di Casacalenda - 22 gennaio 2026 | 10:50 Martedì scorso, a Davos, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha pronunciato un discorso che molti storici ricorderanno come uno spartiacque. Ho letto il testo integrale più volte, e ogni volta sento crescere dentro di me la stessa sensazione: quella di chi finalmente ascolta qualcuno dire ad alta voce ciò che tutti sussurriamo in privato. Viviamo un tempo fragile. Lo sappiamo. Leggiamo ogni giorno di tensioni che si inaspriscono, di alleanze che si sgretolano, di minacce che qualcuno non esita più a pronunciare. C’è chi parla apertamente di nuovi conflitti, e questa parola – conflitti – risuona con un’eco che credevamo relegata ai libri di storia. Carney ha usato una metafora potente, quella del fruttivendolo di Václav Havel: quel negoziante che ogni mattina appendeva in vetrina lo slogan “Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!” senza crederci da...

U lunareje (poesia)

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                                                                        U LENAREJiE   M ó che l’ànne bisès’te ze n’è sciùte nge rès’te che da penzà é l’anne nuove com’é n’anne de pace e de speranze ògne menute che ze n’è Jute.   N’anne d ó ve i sòlde sò mbòrtande se te fanne cambà che na bb ó na salute cù magnà èjute.   U magnà de sèmbe che chis’ti terre antiche, Abbrùzze e Melise, te mettén’é tàvele sèmbe che nu sòrrise.   Ròbbe sèmplece maie chemblecate siie ca vè da mendagne o da chianure, da u mare di trabucche o da i cuelline llemenate da lune.   Schepèce o zafférane che nu...