27 maggio 2017

Il Molise e la sanità

di Umberto Berardo




Giovedì 25 maggio nel corso di un incontro di lavoro a Campobasso tra alcuni movimenti nati sul territorio per difendere il diritto dei molisani ad una sanità pubblica di qualità è giunta la notizia che in Commissione Bilancio della Camera il governo nazionale avrebbe introdotto un emendamento per attuare il Piano sanitario Regionale del Molise di fatto rendendolo operativo e sanando tutti gli atti posti fin qui già in essere dal Commissario ad acta e dall'ASREM.

Subito social e mass-media sono stati invasi da dichiarazioni di politici, esponenti nelle istituzioni locali e nazionali, che si stracciano le vesti per questo tentativo in atto che a loro dire esautorerebbe il Consiglio Regionale da ogni possibile decisione sull'organizzazione dei servizi sanitari nel Molise.

Noi vorremmo sommessamente ricordare che il Forum per la Difesa della Sanità Pubblica di Qualità già nel febbraio del 2016, in un incontro con alcuni consiglieri regionali ed il presidente Cotugno, aveva sottolineato come si stesse operando a livello nazionale, fin dall'approvazione del Decreto Balduzzi e poi con la nomina di un commissario ad acta, per assumere decisioni sulla sanità che diventavano sempre più plutocratiche e verticistiche togliendo di fatto ogni potere decisionale al Consiglio Regionale che è l'organo democratico il quale dovrebbe essere deputato a gestire i servizi locali e ad assumere decisioni in merito.

In quella sede i consiglieri regionali presenti furono sollecitati ad esprimersi sulle decisioni che il commissario ad acta stava assumendo nella riorganizzazione dei servizi sanitari e sui problemi che sarebbero insorti per la popolazione.

 Più volte è stata ripetuta la richiesta di un confronto con l'opinione pubblica e con le rappresentanze che essa stava esprimendo nei diversi comitati locali ed in quelli di quartiere.

I rappresentanti nelle istituzioni locali e nazionali sapevano benissimo che si stava scivolando, anche con scarsa astuzia, verso una privatizzazione strisciante dei servizi sanitari, ma davvero sono stati pochi quelli che si sono schierati in difesa della sanità pubblica, mentre si lavorava a mediazioni e compromessi sulla divisione dei posti letto e dei servizi servendosi del sistema delle convenzioni.

A livello ospedaliero e sul piano territoriale la situazione è sotto gli occhi di tutti; ci piacerebbe pertanto che i molisani riflettessero con responsabilità e si chiedessero se i servizi sanitari attualmente esistenti in regione garantiscano davvero una base sicura per i Livelli Essenziali di Assistenza.

Si dice che bisogna mettere in sicurezza i conti nel bilancio regionale, ma non occorre anzitutto mettere in sicurezza la salute dei cittadini?

Oggi prendiamo semplicemente atto che le dichiarazioni di taluni politici regionali rispetto al tentativo della cosiddetta manovrina in Commissione Bilancio della Camera diano atto al Forum della giustezza delle sue analisi e della necessità di bloccare il POS e di ridefinire i servizi sanitari rendendo anzitutto i cittadini titolari del diritto ad avere dei LEA sicuri in qualsiasi territorio essi vivano perché questo è garantito loro dalla Costituzione Italiana nell'art. 32.

Occorre ripartire da lontano e rivedere quel Decreto Balduzzi che di fatto introduce normative inaccettabili per la riorganizzazione sanitaria in un Paese come l'Italia che in merito era all'avanguardia nel mondo.

Ai rappresentanti istituzionali vogliamo poi ricordare che esistono metodi e regole anche nella democrazia rappresentativa che deve evolvere necessariamente verso quella partecipativa.

Se allora c'è davvero la volontà di lavorare per una sanità in linea con la Costituzione Italiana si riprenda il confronto con la popolazione, con le forze sociali e con le associazioni di rappresentanza smettendo di tenere ogni discussione in merito solo a livello di vertice.

Le azioni di lotta annunciate oggi, allora, siano ricercate nei rapporti istituzionali, ma si coinvolga subito tutta la popolazione molisana che fin qui mai è stata chiamata dagli esponenti politici regionali a mobilitarsi, se necessario anche a livello nazionale, per impedire provvedimenti come quello in atto e vedersi al contrario garantito un diritto così importante come quello alla salute.

Sarebbe un bel passaggio per un'azione vittoriosa di democrazia reale!

FORUM PER LA DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA DI QUALITA’

Si dice che bisogna mettere in sicurezza i conti del Bilancio Regionale, ma non occorre anzitutto mettere in sicurezza la salute dei cittadini?

Governo Nazionale e Governo Regionale, di concerto tra di loro, si stanno adoperando per trasformare in Legge dello Stato un POS che non garantisce ai Molisani il Diritto alla salute secondo l’art. 32 della Costituzione, come i fatti purtroppo dimostrano.

Non garantisce neppure la messa in sicurezza dei conti, come i fatti dimostreranno nel prossimo futuro, ma garantisce le somme già versate ai privati su richiesta del Governo e prima che fosse giuridicamente accertata l’esigibilità di quei crediti da parte dei Privati.

La recente sentenza del TAR Molise che costringe HERA a rispettare i limiti fissati dall’AIA è un indizio autorevole del perché il piccolo Molise, a cui il Balduzzi nega anche un reparto di Neurochirurgia, passi agli onori della legge di Bilancio Nazionale, esautorando, con questo, il Consiglio Regionale da ogni possibilità di scelta presente e futura.

Il POS del Molise, se impugnato, mostrerebbe tutta la sua fragilità sul Piano Giuridico, su quello della Legittimità Costituzionale, ed anche sul Piano economico.

Infatti il Segretario del PD, Matteo Renzi, sta annunciando, a reti unificate, che bisogna riformare i TAR.

Se il POS diventerà legge dello Stato i Molisani, oltre a perdere il Diritto alla Salute, perderanno anche il diritto alla Democrazia rappresentativa. Votare, anche per cambiare classe dirigente, servirà a molto poco, essendo l’80% del Bilancio regionale vincolato da una legge dello Stato.

Il Consiglio Regionale in carica, che ha già mostrato agli elettori la propria sostanziale inutilità ,ne tragga le dovute conseguenze, visto che sarà dichiarato inutile anche con Legge dello Stato.


SAN PARDE E SAN PREMIANE


VOGLIO, CON QUESTA MIA POESIA IN DIALETTO, ACCOMPAGNARE ANCH'IO SAN PRIMIANE AL SUO RIENTRO NELLA CAPPELLA DEL CIMITERO E VIVERE COSI' LA GRANDE FESTA CHE CHIUDE OGGI DOPO TRE GIORNI DI GRANDI EMOZIONI PER I LARINESI E, ANCHE, PER CHI HA AVUTO ED HA LA FORTUNA DI VIVERLA COME SPETTATORE

SÀN PÀRDE E SÀN PREMEIÀNE

E' pàssate l'ùne de nòtte
a campàne sóne e s’devallùne
Sàn Pàrde à già saletàte

Sàn Premeiàne
prìme che n'abbràcce
e pù che na s’trétte de màne.

Ze sò dítte dùie parole
velóce velóce
n'eccòne p'ù càlle
n'eccòne p'a s’tànchézze
n'eccòne p'ù suónne
ma màggiormènte pe nù delòre
nù delòre de spàlle
pe nù cólpe d'àreie
dùrant'a precessiòne.

"A seletúdene
-à ditte Sàn Premeiàne-
è na brùtta bès’tie
che nen te fà dermì
p'i tròppa penziére che tí"

"Duórme Nanù
-ha respuós'te Sàn Pàrde-
ca demàne è fes’te
è na iernàte tòs’te
se ce s’tà u sòle,
cómùncue te pù recreià
pe cuànd'a ggènte
te vé e deme’strà
u bbéne,a deveziòne ''

"Pe me ?"

"Pe te"

''Pardù   buonanòtte.
èncòre n'i capìte
cà se tù
te facìve i fàtte tìie
a vìta mìie
ne iève de campà
nu càmpesànte
da sùle '' 

25/6.5.2000
p,di lena










Trattati di libero scambio, la quiete prima della tempesta

TEATRO NATURALE - Le riflessioni di Pasquale Di Lena

Non so dire se è “la quiete dopo la tempesta” di leopardiana memoria, visto che il Ceta è stato approvato ed è - anche se in attesa delle approvazioni definitive, che devono esprimere i parlamenti dei Paesi membri dell’Ue - in vigore. Oppure è la quiete che annuncia una tempesta ancora più forte, qual è – a mio parere – quella che porta alla definitiva approvazione del Ceta e, con essa, alla discussione di un identico trattato, il Ttip, con gli Stati Uniti d’America. Un trattato, per il momento, bloccato dal neo presidente Trump, che, nel rispetto delle sue dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, continua la sua battaglia contro i trattati e i globalismi. Uno dei suoi primi atti è stato quello di non riconoscere il TPP (Trans Pacific Partneriato), l’accordo sottoscritto dagli Stati Uniti con altri 11 Paesi che danno sull’Oceano Pacifico.
C’è chi, per questa posizione di Trump e altre ragioni, ritiene che il Ttip, riguardante la più grande area di libero scambio esistente con la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio globale, è morto. Personalmente penso, vista la grande importanza di quest’accordo, che ogni decisione in merito è rinviata a dopo le elezioni in Germania, se la Merkel riuscirà vittoriosa andrà a rafforzare la vittoria di un Macron, convinto globalista in Francia.
Per ora vige la regola del silenzio. Un silenzio sospetto che deve preoccupare, sapendo che per le multinazionali - europee, americane o canadesi, non importa - niente è casuale quando si tratta di affari e di fatti eclatanti, come sono questi due accordi, che vedono protagonista l’Europa e, con essa, i due Paesi del Nord America.
Due trattati fortemente voluti da queste potenti società che, come si sa, sono tanta parte del sistema economico, che ha preso il sopravvento sulla politica e, dal 2008, oggetto di una crisi strutturale che i portabandiera del neoliberismo pensano di poter risolvere con i processi di una piena liberalizzazione dei mercati e, nel contempo, di una necessaria privatizzazione dei beni, in particolare del contenitore di essi, il territorio.
Vogliono avere, con il completamento del processo in atto, quello della piena liberalizzazione e privatizzazione, e, il superamento delle sovranità nazionali, la certezza di avere in mano il mondo. Sanno che non possono sbagliare. Parlano, non a caso, di dar vita a un governo globale, con quelli nazionali posti solo a realizzare sul posto le loro decisioni.
Come si sa si servono di lobby organizzatissime e ben preparate, e, non badano a spese quando c’è da far del male al Globo, al clima e, ancor più, al vasto mondo dei produttori, che per loro sono un fastidio, un ostacolo da eliminare, e, dei consumatori, visti solo come numeri, e come tale, non hanno né cervello né anima.
Un silenzio –ripeto- sospetto, che neanche la bella notizia, di pochi giorni fa, della sentenza della Corte europea di Giustizia, è riuscito a squarciare. E’la notizia, per chi ha detto “No Ceta, No Ttip”, della speranza di farcela a sconfiggere chi ha lavorato e lavora per l’approvazione definitiva di questi trattati, nel momento in cui la sentenza afferma che simili trattati devono passare obbligatoriamente per i parlamenti nazionali ed avere la loro ratifica per essere validi definitivamente.
Torna la sovranità nazionale che vogliono eliminare e fa paura.
Ecco il silenzio, elemento decisivo di questi trattati preparati da esperti che, in tutta segretezza, da anni stavano lavorando per la messa a punto dei testi da far sottoscrivere per la loro approvazione, ai diretti interessati, l’Unione europea, il Canada e gli Stati Uniti. Il silenzio che – viene facile da pensare – deve servire alle lobby per convincere, dopo aver convinto il Consiglio europeo, i governi e i parlamenti nazionali, sapendo bene che la questione è più complicata, visto che ci sono già stati pronunciamenti contrari da parte di alcuni governi nazionali e regionali.
Ecco quel lungo silenzio di anni è tornato -- ripeto - subito dopo l’approvazione del Ceta, a rivivere come allora. Meno se ne parla e meglio è per non rischiare che vada a monte un’operazione fondamentale che ritma la marcia della liberalizzazione e della privatizzazione. Un’idea fissa delle multinazionali che continuano a pensare e a credere che la terra ha risorse e beni illimitati e, come tale, operare per appropriarsene e consumarle una volta messe sul mercato e con il solo scopo di accumulare più denaro possibile.
Follia che, ogni giorno di più, sta contaminando il mondo con la terra costretta a reagire e, da un po’ di tempo a questa parte, a vendicarsi con il clima impazzito (non a caso), il cibo e l’acqua inquinati, gli esodi di massa.
La possibilità di far esprimere i Parlamenti nazionali è una straordinaria opportunità da cogliere per squarciare il silenzio in atto e gridare con più forza “No Ceta, No Ttip”, soprattutto per salvare i nostri territori che sono la nostra identità e la sola risorsa che abbiamo per programmare il domani, il nostro domani e quello dei nostri figli.
Diciamo ancora No a chi vuole questi trattati e costringiamo partiti e movimenti ad esprimersi in questa campagna elettorale per capire con chi stanno, se con i nostri piccoli preziosi territori - origine di qualità del nostro cibo, fonti di paesaggi unici, espressioni di storia, cultura, tradizioni – o contro di essi a sostenere i voleri della finanza, delle multinazionali, della globalizzazione più spietata.
di Pasquale Di Lena
pubblicato il 26 maggio 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali

26 maggio 2017

SAN PARDO


Con il botto e i primi fuochi d'artificio di un'ora fa il giorno dedicato al protettore di Larino ha preso il via. La grande festa, unica, che segna il ritmo della tradizione, valore e risorsa del territorio
A FÈ’STE DE SAN PÀRDE                                                       
Cuànne
ù mèse de màgge,
e màgge
è ù mèse chiù bbèlle,
nu paèse mìie
è fès’te.

A ddòre du hiéne
te éntre dénde
nsiéme e cuìlle de càgge.

A tèrra préne
ze prépare e partorì,
geraneie e ròse
ngòppe i bàllecúne
cà campàne
che sòne e s’devallúne.

A ggènte
è tùtte chiù cuentènte,
u sòle
ze chemènze e fà sentì,
u cìgne
cànde e ze reschiàre,
ze resèntene a bànde
e i prìme spàre.

Tènne chiù voje de càndà
i campàne.

Càvezùne cúrte,
càmìcia spendàte,
uàjù che ze prepàrene
a prìma chemeniòne
àvete,
èppène sbòcciàte,
cù prìme penziére p’a mòre.

E ògnúne
i vé a uelìie du gelàte.

Ze chemènze
cù Pàleie pe Sàn Premeiàne
pe fenì che Sàn Pàrde
fès’ta pàrtìcòlàre.

I pàiesàne èrrìvene
da i pòs’te chiù lendàne:
Mèreche, Aues’tràlie,Tòrine
pe reégne cóm’e na vóte
Làrine.

Ciénte càrre chìine de hiùre,
de chepèrte, merlétte e trìne
pe tré juórne èsfìlene.

Càrre teràte
da vuóve e vàcche,
àvete, chiù peccerìlle,
da zùrre e mendúne
o teràt’e màne
da càcchedùne.

A mèrde di vàcche
sgrìzze cuànne càde,
sègréte è ne camenà
cà còcce àvezàte
pe ne retrevàrse
chi scàrpe dénd’u cacàte.

De nòtte
è tùtte na fiaccolàte
chi ggènte
che ntónene a càrrère
pe dà fedùcie
e u cafòne che spére.

Spére
da i Sànte e da Ddìie
a bbòna velentà
de repagà a fatìje
che na bbòn’annàte:
tànd’a fàve,
cìce, gràne e biàde.

Ècche pecché
ze è recagnàte
e ne sènde
a pesantézze du càlle
mèntre ggìre
da càpammònne
e càpabbàlle.

Ngòppe ògne càrre
a uelìve da pàce,
èttuorn’e i còrne
na fàscia ghiànche,
i ggènte càmìnene,
(g)uàrdene
e nen zé ‘stànchene.

U tèrze juórne
nu càmpesànte,
ngòppe ù chiàndafiéreie,
Sàn Pàrde èrrecchempàgne
e Sàn Premeiàne,
apù tùtt’èttuórne e i càrre
pe na bbèlla magnàte
ca fès’te che devènte
nà scàmpagnàte.

Èccuescì fenìsce a fès’te
ch’i fèmmène fànne
cà fàntasìie
ricòpiànne màgge,
u hiòre e u càrde
pe fà a fès’te,
a fès’te de Sàn Pàrde. 

Maggio’91
p. di lena







24 maggio 2017

BELLA NOTIZIA

L'Olio di Flora è tra i finalisti del Concorso Oleario Internazionale "Aipo d'argento 2018" in svolgimento a Verona. Grazie alla deliziosa oliva autoctona, "Gentile di Larino", coltivata con metodo biologico a La Casa del Vento di Larino, sul Monte

20 maggio 2017

Andrea Parodi - Non Potho Reposare - Ultimo Concerto ( testo tradotto )



Trovo questa canzone che ho ascoltato per la prima volta in treno in uno dei miei primi viaggi nel mondo, quello in Germania, allora dell'Est, a Lipsia, per vivere come gruppo del Cipa Araat dell'Alleanza dei Contadini la Fiera agricola di quella città, che ho trovato bella. In treno, dicevo, era notte ed ero con il compagno, Pietro Tandeddu, nel corridoio appiccicato al finestrino a parlare dei problemi del mondo. Non ci conoscevamo e così, stanco, mi sono messo a parlare del mio Molise e della mia Larino. Quando ho finito Pietro si è presentato cantandomi "Non potho reposare", inno della sua terra magica, la Sardegna, e  stupenda canzone d'amore che ho sempre portato nel cuore al pari dell'altra, altrettanto bella, napoletanaa, "Era de magge".