Isernia festeggia il venticinquennale della delegazione Accademia Italiana della cucina
In Molise, esattamente in provincia di Isernia, ha avuto luogo un evento importante nell’ambito di una Istituzione importante: l’Accademia Italiana della Cucina. La Delegazione di Isernia, costituita da un gruppo di brillanti accademici guidati dalla Delegata Anna Scafati, in occasione del venticinquennale della sua fondazione, ha proposto e organizzato un singolare viaggio gastronomico e culturale, per incontrarsi, ammirare la Natura, gustare cibi e bellezze paesaggistiche, promuovere il territorio e le tradizioni per una sorprendente riscoperta delle potenzialità nascoste di una regione ancora sconosciuta a molti..È stato un viaggio meraviglioso che ci ha condotti tra antichi villaggi e boschi incantati, attraverso i verdeggianti tratturi e i sentieri ombrosi, ascoltando seducenti racconti custoditi nella memoria degli abitanti.
È il Molise, o meglio l’Alto Molise che ci conquista con inedite storie, vecchie ricette, antichi mestieri, paesaggi selvaggi e incontaminati. E la Delegazione di Isernia dell’Accademia Italiana della Cucina ha scelto i luoghi più autentici e rappresentativi di una regione poco incline al turismo di massa, ma aperta a chi sa apprezzare il suo paesaggio e gustare i suoi prodotti tipici e i piatti tradizionali.
Il programma proposto dalla Delegata Anna Scafati e dai suoi Accademici, è stato davvero accattivante: due giornate di immersione nel paesaggio, colazioni, pranzi, conferenze e concerti en plain air, passeggiate nei boschi con guide esperte, premiazioni e riconoscimenti. L’evento ha visto la presenza di un folto gruppo di Accademici di tre delegazioni romane; in particolare questo programma spalmato su due giornate, “Dai tratturi alle vie consolari”, è stato concepito come prima tappa dei festeggiamenti di due Delegazioni gemellate, ovvero Isernia, guidata da Anna Scafati, e Roma EUR Ostiense, guidata da Claudio Nacca, che a sua volta ospiterà la Delegazione di Isernia il prossimo novembre, nel proprio territorio a Roma.
L’Accademia Italiana della Cucina
Questa bella realtà associativa, l’Accademia Italiana della Cucina, è presente in Molise, in Italia e all’estero. In breve la storia.
Nel lontano 1953 nasce a Milano, destinata al successo grazie al suo visionario ideatore Orio Vergani. Dopo 73 anni l’Accademia Italiana della Cucina gode di ottima salute, si è diffusa a macchia d’olio, organizzata in Delegazioni e Legazioni in Italia e nel mondo, ed ha realizzato importanti progetti nel campo della cultura gastronomica, diffondendo il verbo del buon cibo e del saper mangiare.
Dal sito dell’AIC si legge: «Fondata il 29 luglio 1953, a Milano, da Orio Vergani, con un gruppo di qualificati esponenti della cultura, dell’industria e del giornalismo, l’Accademia Italiana della Cucina, dal 2003 Istituzione Culturale della Repubblica Italiana, ha lo scopo di tutelare le tradizioni della cucina italiana, di cui promuove e favorisce il miglioramento in Italia e all’estero. Attraverso il suo Centro Studi, le sue Delegazioni e Legazioni in Italia e nel mondo, l’Accademia opera affinché siano promosse iniziative idonee a diffondere una migliore conoscenza dei valori tradizionali della cucina italiana, che costituiscono la base per ogni concreta innovazione.»
Le numerose attività dell’AIC mirano infatti a «salvaguardare la cultura della civiltà della tavola, espressione viva e attiva dell'intero Paese», come affermò Orio Vergani. Civiltà della tavola è anche il nome esplicativo della rivista mensile pubblicata dall’Accademia: tra le attività espletate, innumerevoli risultano le pubblicazioni, tra libri e rivista, che si contano ad oggi.
Tra gli ultimi traguardi raggiunti dall’AIC, insieme alla Fondazione Casa Artusi e alla storica rivista La Cucina Italiana, vi è il prestigioso riconoscimento UNESCO alla Cucina Italiana, intesa come un variegato mosaico di tradizioni culinarie, quale Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.
In Molise sono attive tre Delegazioni dell’AIC: Campobasso, Isernia e Termoli. Per la Delegazione di Isernia il 2026 è un anno speciale, l’anno del venticinquennale.
Ed ecco il programma della festa che si è svolta splendidamente nel weekend del 29 e 30 agosto, in territorio di Carovilli e Vastogirardi.
Prima giornata
Il tema del convegno “Dai tratturi alle vie consolari - 25 anni di cammino, cultura e civiltà della tavola”, che vedrà la sua naturale continuazione il prossimo mese di novembre a Roma, ha proposto il concetto di viaggio attraverso un lento cammino, che permette di recuperare una diversa prospettiva di osservazione, per scoprire il calmo e rilassato godimento del paesaggio e delle bellezze naturali: lentezza come sinonimo di riflessione, spiritualità, armonia. I tratturi da un lato, le vie consolari dall’altro, sono servite a plasmare un territorio, pur nel rispetto dei cicli naturali, degli animali e delle piante.Ciò che è emerso da questo primo appuntamento, è il principio sacrosanto di integrazione della comunità umana in un territorio non sempre agevole, anzi spesso impervio. E nel caso dei tratturi, le comunità pastorali hanno plasmato pascoli verdeggianti come larghi percorsi di transumanza, lunghi centinaia di chilometri, con precise misure, regole da rispettare, tempi di percorrenza e stazionamento. È ciò che è emerso dalle erudite riflessioni di esperti della transumanza, come i professori Norberto Lombardi e Giampaolo Colavita, autori tra l’altro, con Anna Maria Lombardi, del saggio Lavoro, ambiente e cibo nella transumanza, della collana “Cibus & locus” di Cosmo Iannone Editore (2022). Fra i tanti elementi del patrimonio immateriale italiano c’è proprio la transumanza, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2019. È il paesaggio dell’Appennino fra Abruzzo, Molise e Puglia, dove si realizzava l’attività armentizia che chiamiamo transumanza, ovvero lo spostamento di animali, soprattutto pecore, ma anche mucche e cavalli, in cerca di pascoli freschi in montagna o in pianura, a seconda della stagione. Un sistema ecosostenibile durato secoli, espressione della cultura e del rispetto dei territori di montagna e sorgente di saperi e sapori, basato sull’accettazione del ritmo ancestrale legato ai cicli naturali delle stagioni.
La professoressa Micaela Angle, archeologa, si inserisce perfettamente con la trattazione degli aspetti spirituali e sacrali legati alla transumanza e alla pastorizia. Dèi e santi protettori venivano onorati con sacrifici e riti propiziatori per scongiurare i numerosi pericoli legati allo spostamento delle greggi. Dalla “Tavola osca”, a Ercole e Silvano, a San Michele Arcangelo, fino ad arrivare a Sant’Antonio Abate e San Pasquale Baylon, la professoressa Angle traccia un preciso itinerario storico e antropologico, costellato di divinità pagane e cristiane, che ci racconta come l’essere umano abbia tentato di esorcizzare i pericoli sempre in agguato, nel momento in cui veniva affrontato un viaggio lungo, difficile e imprevedibile. È da notare che il convegno si è svolto in un luogo iconico e molto particolare: il Villaggio Presepiale di Carovilli, un insieme di capanne di legno e pietra, attrezzate con vecchi arnesi da lavoro. Un luogo sacro ma vissuto, che testimonia la vita contadina di qualche secolo fa.
Dopo gli interventi dei relatori si è proceduto alla consegna del Premio Nuvoletti al Dottor Pasquale Di Lena, e ai riconoscimenti ai soci fondatori della Delegazione di Isernia, Giovanna Maj, Franco Di Nucci, Lina Valentino e Pia Rita D’Ippolito. Il premio Giovanni Nuvoletti è destinato a personalità, enti o organizzazioni estranee all’Accademia, che abbiano contribuito in modo significativo alla conoscenza, promozione e valorizzazione della buona tavola tradizionale italiana, attraverso attività culturali, scientifiche, editoriali di particolare rilievo. Nel dott. Di Lena si è riconosciuto un percorso umano e professionale straordinariamente ricco, che ha coniugato ricerca, promozione territoriale, cultura gastronomica e diffusione internazionale dei valori dell’enogastronomia italiana, in particolare molisana.
Il momento conviviale è stato preceduto dalla spiegazione “dal vivo” di una tradizionale polenta di Carovilli, “u muocc v’llut”, a base di patate e farina fioretto di granoturco agostinello. Tutto questo è avvenuto grazie al prezioso contributo dell’Associazione “Amici della Storia e della Tradizione di Carovilli”.
A completare il pranzo una serie di specialità molisane, apprezzatissime da tutti gli ospiti, comprendenti salumi e formaggi del territorio, disposti in bellavista (la spasa), le immancabili pallotte “cace e ova”, la coratella, il baccalà fritto, le ciambelle dolci fritte e la torta di compleanno delle due Delegazioni.
Nel pomeriggio l’incontro si è concluso con una applauditissima performance del gruppo musicale “Il Tratturo Etno Band”, da anni custode della più autentica espressione della musica popolare della tradizione molisana. Mauro Gioielli, fondatore del gruppo, musicista polistrumentista e compositore, oltre che giornalista professionista, è uno dei più grandi esperti di musica etnica, molisana e non.
Seconda giornata
La seconda giornata dell’evento si è svolta in territorio di Vastogirardi ed è iniziata con una meravigliosa e rilassante passeggiata nel bosco della Riserva MAB di Monte di Mezzo.
Il gruppo di accademici e amici si è addentrato nel bosco, scoprendone le caratteristiche, grazie alla competenza di tre guide d'eccezione: il prof. Sebastiano Delfine, docente dell'Università del Molise, il Tenente Colonnello del Nucleo Carabinieri Biodiversità di Isernia, il dott. Cherubino Zarlenga, agronomo e consulente della Riserva.
La bellezza selvaggia e incontaminata di questo luogo ha incantato tutti, e le spiegazioni delle nostre guide hanno costituito una vera e propria lectio magistralis di botanica. Una passeggiata di circa due ore tra alberi secolari e un sottobosco ricchissimo, in un ambiente che ha ritemprato il corpo e la mente. Un bosco di alberi vetusti e monumentali, come il famoso faggio secolare noto come "Re Faione", ora caduto ma ancora visibile, oltre ad abeti bianchi spettacolari per altezza, querce, cerri, faggi, aceri e altre specie. La Riserva vanta anche una ricca fauna protetta, composta da mammiferi e volatili di specie nidificanti boschive.
Il momento conviviale si è svolto nell'area attrezzata ed ha previsto anche in questo caso un menu tipicamente molisano con prodotti d'eccellenza.

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