Mainarde, lembo stupendo del Molise

 


Alla fine del secolo scorso, eletto in Consiglio regionale, ho girato in lungo e in largo la Provincia di Isernia ed è così che ho conosciuto le Mainarde, lembo stupendo del Molise, parte - con la sua ricca biodiversità, la sua storia e i suoi minuti paesi - del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

In particolare Castelnuovo al Volturno con il suo Monte Marrone segnato dalla linea Gustav, composta  da Fortificazioni che congiungevano le foci del Garigliano, sul Tirreno, con Ortona, sull’Adriatico, realizzate fatte dai tedeschi all’inizio della seconda guerra mondiale.

Il Monte che racconta, con un monumento composto da venti cubi in cemento, ognuno segnato da una Regione , e, poco lontana, un’aquila con le ali alzate che spezza una catena, quella ell’invasore, e dà il via – con lo sfondamento, alla fine di Marzo del 1944, della linea prima citata, da parte del Corpo Italiano di Liberazione, composto dagli alpini del battaglione Piemonte -  alla Guerra di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, che terminò il 25 Aprile.

 A parlarmi di Castelnuovo, frazione di Rocchetta, il paese delle acque del fiume Volturno, con le sue sorgenti e le sue cascate, una bella Abbazia e un interessante Museo internazionale, quello delle guerre, è stato uno dei miei tanti maestri, Oddino Bo, già partigiano, parlamentare, componente del Comitato Nazionale riconoscimento vini a denominazione di origine e dirigente del mondo contadino in Piemonte, che, nella seconda metà degli anni novanta, aveva pubblicato per le edizioni Grafis di Bologna, “Ambiente e campagne nella guerra di liberazione”, poi completato e rinnovato, uscirà nel 1998, con il sottotitolo “da Cassino all’insurrezione partigiana”, o, meglio - come ci teneva a dirmi Oddino tutte le volte che se ne parlava “da Monte Marrone all’insurrezione partigiana”. Un invito che, con un po’ di ritardo, ho raccolto recandomi un pomeriggio sul Monte.

L’altro giorno sono tornato, su invito di Anna Scafati, la instancabile delegata dell’Accademia Italiana della Cucina, dichiarata istituzione culturale della Repubblica.

L’istituzione che, dal 1953, svolge un’azione aggregante, in Italia e nel mondo, di tante energie positive che bene esprimono la nostra identità. Una giornata stupenda, quella passata con gli accademici di Isernia all’ombra delle Mainarde, in quel luogo magico che è Castenuovo con il suo immenso paesaggio che, con la pianura del Volturno, lega le Mainarde al Matese, formando una cintura di montagne che il Biferno - con il Fortore a destra e il Trigno a sinistra - porta, con le dolci colline del centro e basso Molise, al mare Adriatico delle Diomede (isole Tremiti) non lontane da Termoli. E non solo, con la bellezza della natura ricca di storia, arte, musica, e altri i elementi che compongono e raccontano le tradizioni, a partire da quella del “Cervo”, ultimo giorno di carnevale.

Una tradizione che diventa teatro di una particolare e significativa rappresentazione: il “Rito dell’uomo cervo”, raccontato, non senza emozione, da una brava Simona Coia . Salendo, di poco, la minuta piazza del centro abitato, la casa-museo di Charles Lucien Moulin, con le sue opere, che raccontano la storia di vita di un pittore, che, dalla Francia, richiamato dalla zampogna, sceglie Castelnuovo e, dopo l’esperienza vissuta, ne diventa lo “Sipirito”, il “Genius loci”, che circola nei suoi stretti vicoli e nelle sue tormentate strade e viottoli che portano in alto, sempre pronto a salutare e ad accompagnare il visitatore.  L’ occasione di una bella lezione dello storico dell’arte. Dr. Gennaro Petrecca.

A seguire l’incontro conviviale al Ristorante “Belvedere”, di un grande della cucina molisana, Stefano Rufo, che ho conosciuto all’inizio delle sue prime apparizioni televisive, che lo rendevano un giovane protagonista della cucina italiana, molisana in particolare.

 Una tavola imbandita, che ha saputo raccontare, con le introduzioni accattivanti della simposiarca Luisa Iannelli, “i Sapori delle Mainarde” espressi da piatti a base di farine particolari, frutti di bosco, orapi, e, poi, cervo alla birra nera, con una crostata di ricotta e tartufo in chiusura. Il tutto con un abbinamento naturale: i vini delle Cantine Campi Valerio, che ben raccontano la vitivinicoltura della provincia di Isernia e molisana, come Fannia, una falanghina; un Calidio, un Montepulciano doc Molise e una Tintilia rosa, che si lascia ricordare.

Una giornata bella all’insegna della cultura, del racconto, della convivialità, del buon cibo e tutto uesto grazie alla organizzazione della delegazione di Isernia dell’Accademia italiana della cucina, magnificamente rappresentata dalla sua delegata, Avv. Anna Scafati.

Protagonista, con la sua chitarra e il suo cappellino, Il bravo Lino Rufo, “genio musicale”, figlio di Antonietta Izzi Rufo, che, nei suoi 40anni vissuti da maestra nella scuola elementare di Castelnuovo, scriveva, per i suoi alunni, racconti e poesie. Giornalista e scrittrice, ha conosciuto Charles Moulin ed ha scritto del grande artista. Lo racconta con il libro, “Ho conosciuto Charles Moulin”, pubblicato dall’Associazione “Il Cervo” per le edizioni “Il Cervo e la Montagna”.

p. di lena

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