1° Settembre Giornata mondiale della Poesie, fra pensieri in libertà

 

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di

Vincenzo Di Sabato

10:53 (10 minuti fa)
a Ccn: me

Dio creò il mondo come un giardino rigoglioso, fitto di alberi, brulicante di acque, costellato di prati
e di fiori. E vi collocò l’umanità: l’insieme di donne e di uomini a cui Egli favellò più o meno cosi: “Uelà; ad
ogni birichinata che mi perpetrate dentro questa osi immensa, io lascerò cadere un granello di sabbia”.
Ma costoro fannulloni e incitrulliti - palesandosi a vicenda - se ne uscirono poi con questa
trovata: “Cos’è mai un granulino di sabbia buttato in mezzo ad una così ampia superficie verdeggiante”? E
si misero a ridere e a vivere da selvaggi, commettendo infinità di porcherie. Tuttavia il Creatore – buono e
pietoso nell’amore – seguitava a spargere sul mondo quei granellini aridi. E subito germinarono, ahimé, i
primi, i secondi e, poi, gli incalcolabili deserti sulla Terra che, man mano - fra il menefreghismo collettivo –
rimpicciolivano quel “bel giardino fiorito”. Frattanto il Padreterno, in cuor suo, s’interpellava e sul “come
mai le mie creature, si ostinano a deflorare la creazione?”
Registro questo antico fatterello arabo perché raffigura ancor oggi il ritratto simbolico d’una storia
segnata da profanazioni, indifferenza, sacrilegi e apatia morale. Un contesto allarmante destinato a
trasformare la società e la terra, in una steppa desolata nella quale l’uomo si va agitando in modo frenetico
e folleggiante.
Anche quest’anno Il 1° settembre celebra la “giornata mondiale per la salvaguardia del Creato”.
Opportunità, almeno, per fermarci un istante ed ascoltare – fra i tanti frastuoni sgraziati – il brusio delizioso
di un albero che, frusciando, ondeggiando, ci parla, ci pone, ci ripropone slogan; ci freme la coscienza, come
a ripeterci in musica la domanda inquieta di Dio: “perché rovini il mio Creato e te stesso con tanta follìa e
incoscienza”?
Leggevo, come a sorpresa ieri un testo indiano secondo il quale, all’inizio dei tempi, regnava il nulla.
Ma il Creatore c’era. E beava, e sostava fra note melodiche. Sennonché, d’improvviso, un sisma devastante
squarciò gli accordi, dividendo il suono in miriadi di particelle. E furono proprio queste piccole crome e
biscrome a raggrupparsi poi in un pentagramma, dando vita al cielo e alla terra, alla luna e alle stelle, ai
monti, ai mari, ai fiori, alle bestie. Agli uomini!
E’ l’orchestra del tempio di Sion che “con la tromba, l’arpa, la cetra; con il corno, timpani, flauti e
cembali squillanti” (Sal.150), creano un coro cosmico. Una danza su uno sfondo ecologico ad esaltare oggi,
idealmente così, Creato e il Creatore.

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