Tre domande "agricole" al Consiglio regionale del Molise
Giorgio, il coltivatore che racconta il mondo che vive da sempre mondo, quello dell'agricoltura. Il mondo che il sistema che depreda e distrugge la terra - il neoliberismo delle banche e delle multinazionali - considera nemico del cibo coltivato in laboratorio e concorrente all'uso e abuso che fa del territorio con nuove colate di cemento e asfalto, pali eolici e pannelli solari a terra. Tutto con il silenzio dei governi e delle opposizioni.
di Giorgio Scarlato
Con il grano duro pagato a 21 - 22 euro al quintale e il pomodoro da industria a 14 euro al quintale salvo imprevisti, per non parlare poi di zucchine, cipolle, melanzane, continuando con olio di oliva, vino e latte, la famiglia contadina monoreddituale è condannata a morte per decreto dei mercati internazionali ( Mercosur e i vari trattati con l'India, l'Australia, il Messico, etc).
Prima di spegnere i microfoni dell'aula, ogni consigliere ha il dovere morale di rispondere a queste tre domande:
- La complicità del silenzio.Perché la Regione Molise assiste in silenzio all'applicazione dei trattati internazionali che legalizzano la concorrenza sleale e distruggono i nostri produttori?Quali atti concreti ha votato o intende votare per bloccare l'ingresso di materie prime e tutelare quelle autoctone svendute che affamano il nostro territorio regionale?
- Il Valore del sacro.Nella nostra terra cattolica, il Pane e il Vino non sono merce qualsiasi, ma gli elementi scelti per l'Eucarestia: il Corpo e il Sangue di Cristo.Come si fa a difendere a parole le tradizioni cristiane e l'identità del Molise se poi si permette che il lavoro dietro "quel pane e quel vino" venga "umiliato e pagato" al di sotto dei costi di produzione?
- Il giorno del collasso.Se l'agricoltura molisana per assurdo decidesse di fermarsi solo per poco, lasciando i supermercati vuoti e le filiere paralizzate (ipotizzando che esistano), con quali parole potrà essere spiegato ai cittadini che si è preferito tutelare la finanza globale anziché la sopravvivenza della famiglia contadina?
La terra non va in vacanza. La vostra responsabilità nemmeno.
Buone vacanze.
Giorgio Scarlato
Comitato spontaneo agricolo "Uniti per non morire/ COAPI
Termoli, 04 agosto 2026

Pasquale buongiorno, provo a esternare il mio pensiero, la Regione non può e non deve essere spettatrice di fronte alle difficoltà dell'agricoltura, oggi purtroppo è un mondo specialmente quello molisano che è in grande difficoltà. È però necessario distinguere le competenze regionali da quelle dello Stato e dell'Unione europea, i trattati commerciali internazionali non possono essere bloccati unilateralmente dalla Regione Molise. La Regione può e deve utilizzare tutti gli strumenti di propria competenza: rafforzare le filiere locali, sostenere l'organizzazione dei produttori, favorire la trasformazione e la commercializzazione delle produzioni molisane, promuovere la qualità e la tracciabilità, contrastare le pratiche commerciali scorrette e utilizzare in modo efficace le risorse della politica agricola e dello sviluppo rurale. Per una comunità come quella molisana, il pane, il vino, l'olio e i prodotti della terra rappresentano una parte della nostra storia, delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Il lavoro agricolo non può essere considerato una semplice voce di costo da comprimere indefinitamente.
RispondiEliminaDifendere l'agricoltura significa anche riconoscere dignità al lavoro di chi coltiva la terra. Quando un'azienda agricola chiude, non scompare soltanto un'impresa: si perde occupazione, si abbandona territorio, aumenta il rischio di dissesto e spopolamento delle aree interne e si indebolisce la capacità della comunità di produrre autonomamente parte del proprio cibo. Non servono promesse generiche né dichiarazioni di circostanza. Servono politiche che rendano conveniente continuare a coltivare la terra.
La terra non va in vacanza. E neppure la responsabilità di chi ha il compito di governarla e rappresentarla. Aggiungo che forse, o il più delle volte ci sono persone che rappresentano le istituzioni ma non hanno competenza in materia.
Tutto vero quel che tu sottolinei, ma i dati dicono che l'agricoltura non è più il settore portante dell'economia, ma una realtà da sfruttare per altre finalità appetite dal dio denaro. da tener presente il silenzio (complicità) delle organizzazioni che dovrebbero difendere l'agricoltura e il mondo agricolo. Parlano e sparlano dei successi del cibo italiano e non spendono una parola, dico una, per il territorio distrutto e, il più, purtroppo per sempre, per cemento e asfalto, data center, energie rinnovabili. Sta sparendo l'azienda coltivatrice e, con essa, aumenta il dato dell'abbandono. In particolare delle aree interne. Il Molise, che ha nell'agricoltura, pesca e selvicoltura le sue risorse, non ancora si è dato un Piano regionale di sviluppo. Una Regione inadempiente che vive la pace dei sensi di chi non fa perché non sa, salvo regalare risorse, a partire dall'acqua. Come vedi faccio mia l'ultima parte del tuo interessante scritto....Difendere l'agricoltura......Un caro saluto e buona giornata.
RispondiElimina