Programmatori del domani
Appena ho letto su Qualivita, l’editoriale del suo direttore, Mauro Rosati, “Il TAR
Veneto riconosce la centralità dell’Aglio Bianco Polesano DOP nel definire
l’identità e il valore del territorio di origine”, ho scritto questo commento:
“W il TAR del Veneto che
afferma il valore ed il significato del territorio, della qualità dell'origine
espressa dalle Indicazioni geografiche. Si sta parlando delle eccellenze
agroalimentari, un primato straordinario per il nostro Paese, che, finalmente,
acquista un valore culturale ancor prima di quello economico. In questo modo impegna le istituzioni a
ragionare in modo diverso dal passato. Impegna, anche e soprattutto, il mondo
dell'agricoltura delle istituzioni e degli enti ad esso legati, ad allargare la
propria visione per non fermarsi a vantarsi solo dei successi di quantità e
valori ottenuti sui mercati. Se continua il furto di territorio con il solito
cemento e asfalto e, sempre più, con le cosiddette energie rinnovabili, ci sarà meno cibo e, soprattutto, meno cibo di
qualità”.
Dopo un mese la lettura di
un’altra sentenza, questa volta del Tar del Piemonte, che nega quella del
Veneto, nel momento in cui afferma che “l’interesse
alle rinnovabili prevale anche sui terreni agricoli di pregio”. Un
ragionamento identico a quello delle grandi banche che hanno nelle loro mani le
rinnovabili .
In pratica l’interesse
alle rinnovabili, per il Tar del Piemonte, prevale anche sui terreni agricoli
di pregio, diversamente da quanto sentenziato dal Tar del Veneto, che ritiene
la indicazione geografica (Dop e Igp) argine giuridico agli impianti energetici che minacciano il paesaggio e,
prim’ancora, l’agricoltura, che produce
cibo e bevande di qualità.
Due sentenze che ho posto
all’attenzione delle due Associazioni Nazionali
d’identità, quella del Vino e quella dell’Olio , che, con i mille comuni e
alcune città, a partire dalla capitale, Roma, hanno molto da dire sulla
centralità del territorio, quale bene comune, importante tesoro di altre migliaia
di comunità.
Il mio invito, rivolto ai presidenti ed ai
direttori delle su citate Associazioni, di concordare, con il mondo
dell’agricoltura e delle istituzioni, iniziative tese a valutare non solo i pro
espressi da ondate di pubblicità, ma anche i contro delle rinnovabili. Sta qui anche
l’importanza che riveste una giusta
programmazione dello sviluppo dell’edilizia per non ritrovarsi nella situazione
di una valanga di nuovo cemento e asfalto, con una perdita irrecuperabile del
bene comune, il territorio. In pratica aprire un dibattito con le forze
politiche e sociali, su: Territorio, Agricoltura, Cibo naturale e Cibo “coltivato” in laboratorio, consumismo e
energie rinnovabili.
A stretto giro di posta sono arrivate,
dai presidenti dell’Associazioni sopra citate, le prime risposte e questa loro
attenzione lascia ben sperare all’avvio di un confronto che dia alle
rinnovabili il significato e il valore che meritano, in quanto fonti
energetiche ma, anche e soprattutto,
elementi primari di una programmazione che apre al domani, se:
-
la terra, con la
natura, torna ad avere quel rispetto che ha sempre avuto nel corso di millenni
che essa esprime;
-
il territorio
viene considerato per quello che è, il “bene comune”, il grande tesoro di tutti
e non, come succede da qualche decennio, di pochi affamati solo di denaro. Il bene
primario da rispettare e non distruggere per il vil denaro;
-
l’agricoltura svolge, quale perno dello
sviluppo - una volta che torna ad essere l’espressione alta del territorio – il
suo ruolo di settore primario dell’economia e, non solo, con la sostenibilità,
dà forza e valore alla biodiversità, che è vita, e, nel contempo, bellezza con
i suoi innumerevoli paesaggi;
-
torna
l’occupazione e viene assicurato un reddito adeguato ai suoi protagonisti, in
particolare i giovani;
-
assicuri la
qualità espressa dai territori per offrire al consumatore un cibo di qualità,
ovvero garanzia di salute per il consumatore e, non solo, anche, per l’ambiente
dove il cibo viene prodotto.
Ora serve non fermarsi, mettere
insieme valutazioni e proposte da porre
all’attenzione del mondo (Organizzazioni professionali, Associazioni di
produttori, Cooperative e Consorzi, Fondazioni) che rappresenta l’agricoltura e il cibo, per
sapere qual è il giudizio a proposito e, nel caso ci sia accordo con la
sentenza del Tar del Veneto, quale iniziativa prendere per coinvolgere, con i
sindaci dei Comuni associati, altri sindaci, Province e Regioni. In modo da
poter offrire al Governo e al Parlamento una proposta di programmazione in
merito e non lasciare che le scelte fatte nei luoghi istituzionali rispondano
alle pressioni di lobby al servizio del neoliberismo e della sua logica: una crescita senza limiti
per assecondare la sua natura predatoria e distruttiva a vantaggio di un
consumismo senza freni, e tutto, purtroppo, a scapito della grande madre Terra, ammalata
da un clima impazzito.
Pasquale Di Lena x Terre del vino Luglio – Agosto 2026

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