A proposito di energie rinnovabili
Si sono dichiarati “cittadini, studiosi e attivisti indipendenti” i cento che hanno scritto ai
leader del “Campo Largo” per dire “basta ambiguità sulle energie rinnovabili”, dopo
aver loro augurato di diventare ed essere l’alternativa all’attuale governo, i cui gravi errori
in campo energetico si stanno palesando oggi in tutta la loro drammaticità”. C’è da dire,
per la verità, anche dei governi che, dalla fine del secolo scorso, si sono lasciati
condizionare dal sistema neoliberista, tant’è che, solo di rado, e ancora oggi, viene citato,
nonostante sia la causa di tutti gli effetti, piccoli o grandi, che decidono i fatti che accadono
e ci riguardano, non importa se diretti, vicini o lontani.
Ambiguità che continua in mancanza di un’analisi del tipo di sviluppo, per tutte le scelte e
non solo quelle riguardanti le energie rinnovabili, che, gli amici sopra citati e quanti le
propongono a sproposito, non dicono che bisogna abbassare i consumi e sperare
l’utilizzo, solo lo stretto necessario, dell’intelligenza artificiale che divora una quantità
enorme di energie, comprese quelle del cervello e animo umano. Tutto questo per evitare
di fare appelli che vanno nella direzione di un’invasione di pali e pannelli che limiteranno,
con il furto del territorio e del suolo, cioè cibo, la qualità della vita delle nuove generazioni.
La causa di un’inondazione delle rinnovabili - vale ripeterlo – è il consumismo spietato del
sistema delle banche e delle multinazionali, il carattere proprio del neoliberismo che, non
avendo il senso del limite e del finito, sa solo depredare e distruggere.
Il neoliberismo, una parola che solo chi ha nostalgia della politica, quella con la P
maiuscola, riesce a citare e a ritenerla la causa degli effetti devastanti che colpiscono
questa nostra madre terra. Solo pochi, purtroppo!
Questa mie riflessioni sono il frutto della lunga esperienza di ambientalista, politico e,
soprattutto, di sindacalista, vissuta nelle campagne toscane, con i piccoli coltivatori e i
mezzadri, e, negli ultimi trent’anni, nel mio Molise, che rischia il suo domani se invasa da
un’altra diffusione di rinnovabili sul suo territorio. La Regione grande poco più di 4.400
Km², che il tipo di sviluppo, imposto e segnato dal neoliberismo, ha reso ancora più
piccola e a rischio di identità.
Riflessioni scaturite da un’attenzione al tipo di “sviluppo” e di “progresso”, impresso da un
sistema predatorio e distruttivo, il neoliberismo del dio denaro, che sta portando il mondo
nel baratro; dell’intelligenza artificiale che sta mettendo a rischio la natura e, con essa, la
vita sulla terra. Esperienze che mi hanno portato - ormai da un tempo che ha superato il
mezzo secolo – a una valutazione: il cibo, che trova la sua qualità e diversità nel territorio
di origine, è stato e rimane, la primaria energia pulita, quella vitale. Ciò che a me fa dire
che qualsiasi azione che ruba, distrugge o mette a rischio il cibo, non è un’azione corretta,
meno che mai, pulita. Penso al furto di territorio, il bene comune - da oltre diecimila anni
base dell’agricoltura - l’attività da sempre primaria. Penso, anche, al furto della fertilità del
suolo dovuto alla diffusione dell’agricoltura industrializzata, espressa dalle arature
profonde, dall’uso e abuso della chimica e dei medicinali.
Ogni giorno si conta l’occupazione di centinaia e centinaia di campi destinati a usi diversi
da quelli agricoli, cementificati e/o asfaltati, e, negli ultimi decenni, usati per le energie,
cosiddette pulite, espresse da generatori enormi, con pale girate dal vento, che hanno
bisogno di una base di 50 metri cubi di calcestruzzo, oltre a strade di collegamento, che,
per l’eternità, rendono quel pezzo di territorio non più adatto a produrre cibo; da pannelli
solari a terra, anche questi, con il suolo coperto per anni, il furto di cibo e di fertilità.
Non pensare alle conseguenze di questo o quella scelta vuol dire – questo sì – avere
difficoltà culturali e di consapevolezza e, non solo, la certezza di scelte sbagliate che
servono solo a dare continuità ad uno “sviluppo “e “progresso”, da qualche decennio, con
il sistema che li ha generati e sostenuti, in crisi. Il loro fallimento è nell’espansione dei
fronti di guerra promossi e sostenuti da una massa di criminali; nell’allargamento della
forbice delle disuguaglianze con ricchi sempre più ricchi e con sempre più poveri ancora
più poveri; nel clima impazzito per un non senso del limite e del finito proprio di un sistema
affamato di denaro; nel consumismo spietato, sotto la spinta di una pubblicità ossessiva,
sfrenata, Sì, entro quel quadro proprio del sistema, banche e multinazionali, le stesse che
hanno già investito miliardi e miliardi di dollari per l’affermazione del cibo artificiale, che
stanno promuovendo come “coltivato”. Sto pensando al Mediterraneo, il territorio del cibo
e delle civiltà, che le guerre del sistema stanno distruggendo, come a volerne cancellare la
memoria.
pasqualedilena@gmail.com
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