TENUTE MARTAROSA in CAMPOMARINO
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da Berebene Gambero roSSo
- 26 Maggio, 2026
In Molise due fratelli fanno un ottimo rosato con un vitigno che ha rischiato l'oblio
Tenute Martarosa è stata fondata nel 2014, ma ha alle spalle una storia di famiglia legata alla terra da molti più anni. A contraddistinguerla è, in particolare, il lavoro sulla tintilia, l'unico vero autoctono della regione
Non è la prima volta che dedichiamo spazio a questa bella realtà vitivinicola, fondata nel 2014, da Michele Travaglini – il titolare insieme al fratello Pierluigi – premiata tra l’altro come miglior rapporto qualità-prezzo del Molise nel 2025 per un Tintilia, vitigno e vino che Tenute Martarosa ha contribuito non poco a valorizzare, l’unico vero vitigno autoctono della regione, salvato solo negli anni Novanta del secolo scorso dall’oblio e che oggi rappresenta il simbolo del rilancio molisano. Qui ci concentriamo su un’altra Tintilia prodotta dalla stessa azienda, ma questa volta in versione rosata.
Tenute Martarosa: dal 1938 a oggi. Nella primavera del 2014, Michele Travaglini, dopo alcune esperienze professionali fuori regione, decide di tornare alle proprie origini per riprendere e sviluppare l’attività vitivinicola di famiglia. avviata nel 1938 e giunta oggi alla terza generazione. Tutto ha inizio quando i nonni paterni di Michele e Pierluigi piantarono i primi vigneti, quasi a voler riprendere un’altra antica tradizione.
Passano gli anni e nel 1960 i nonni materni, originari di Cercemaggiore ed emigrati anni prima in Alsazia per lavorare in un’importante azienda vinicola della regione, decidono di tornare in Molise, a Campomarino. «La loro dimora era a soli 100 metri dalla masseria dei nostri nonni paterni. Fu occasione per i nostri genitori di conoscersi, nel 1978 sposarsi e portare avanti la passione delle famiglie: la coltivazione della vite».
Papà Pasquale «rappresenta la generazione dei padri d’altri tempi, ama la natura e gli animali, il cinema, è custode delle tradizioni e della cultura delle piccole cose. Accompagna spesso i suoi pasti con un bicchiere fresco di Moscato». Mamma Antonietta, invece, «inesauribile e onnipresente, incarna l’unità e il sacrificio. Adora la storia e la cultura in generale, ama viaggiare e la vita sociale, difende il classico in quanto l’unico intramontabile. Condividere una bottiglia di Due Versure Rosso rispecchia a pieno il suo carattere».
Arriviamo al 2016, una tappa importante per la storia di Tenute Martarosa, perché per la prima volta le uve non vengono vendute, ma lavorate internamente, e nello stesso anno vede anche il primo imbottigliamento. Il 2017 è l’anno che dà il via alla vendita delle bottiglie. Oggi i 24 ettari di vigneto di proprietà, oltre alla tintilia – che ne occupa 10 in più aree del Molise allo scopo di studiare e sperimentare il vitigno coltivandolo su diversi suoli e diverse altitudini – ospitano varietà come montepulciano, malvasia, moscato, trebbiano.
La Tintilia: storia e caratteristiche della Doc
Il Molise resta una realtà di piccole dimensioni, con un numero limitato di aziende, ma proprio questa scala ridotta può trasformarsi in un punto di forza: produzioni sempre più curate e il legame stretto con la terra potrebbero essere le leve per far convergere verso questo piccolo territorio gli sguardi degli appassionati più curiosi. Il vitigno più identitario della regione è la tintilia, vitigno a bacca nera autoctono, coltivato tra le province di Campobasso e Isernia e Doc dal 2011.
Ha rischiato di scomparire, prima di ritrovare la sua giusta collocazione e considerazione nel ricco panorama ampelografico italiano, grazie ad alcuni produttori che negli anni Novanta del secolo scorso decisero di investire sul vitigno e sul vino che si ottiene. Molto probabilmente il vitigno tintilia è stato introdotto in Molise nella seconda metà del Settecento, durante la dominazione spagnola dei Borboni. Anche il suo nome deriverebbe dalla parola tinto, che in spagnolo significa rosso. Il vitigno ha trovato in Molise le condizioni climatiche ideali per diffondersi, tanto che nell’Ottocento era l’uva più diffusa, soprattutto nelle zone più interne della regione.
Nel dopoguerra, la ricerca di vitigni più produttivi e lo spostamento delle zone coltivate verso le aree pianeggianti, hanno determinato un progressivo abbandono delle vigne di tintilia, fino a una scomparsa quasi completa. Solo negli ultimi decenni si è risvegliato l’interesse verso questo prezioso patrimonio dell’enologia molisana, con il recupero del vitigno e la sua vinificazione in purezza.
La tintilia è un vitigno rustico, che resiste bene al freddo, ma non è molto vigoroso e ha una produttività piuttosto bassa. L’uva, di colore nero-bluastro, ha una buona aromaticità e dà origine a un vino molto particolare, dal colore intenso e carico. Il profilo olfattivo è caratterizzato da eleganti note speziate, che si fondono con sentori di frutta rossa. Ha una buona struttura, in bocca è caldo ed esprime aromi complessi. Il finale ha una bella persistenza. Una buona acidità e tannini importanti, ne consigliano l’affinamento per periodi medio-lunghi, anche in tonneaux, per donare al vino maggior morbidezza e bevibilità. Un vino da riscoprire e valorizzare a tavola, in abbinamento con agnello, carni grigliate e alla cacciatora. La Tintilia viene prodotta anche nelle versioni Riserva e Rosé.
Molise Tintilia Rosato 2024 – Tenute Martarosa
Punteggio: 91/100
Una Tintilia dall’ottimo rapporto qualità prezzo
Proprio in versione rosata è la Tintilia di Tenute Martarosa che vi segnaliamo qui: fragrante, dai profumi di pesca e fiori, giocata sul frutto anche nell’attacco di bocca, dotata di buona spalla e sapore, al palato esprime freschezza e sapidità, il suo colore rosa tenue restituisce riflessi ramati, il suo sapore armonia e persistenza. Un vino divertente, croccante, sorprendente. La trovate in enoteca e negli shop on line a non più di 15 euro e per questo è stata inserita nella guida Berebene 2026 del Gambero Rosso, Il resto della gamma dei vini prodotti comprende un Fiano molto interessante oltre alla Tintilia ’22
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