Il difficile rapporto intergenerazionale
di Umberto Berardo
Conflitti e difficoltà nelle relazioni tra persone appartenenti a generazioni diverse credo ci siano
sempre stati e tuttavia in una famiglia allargata era più facile superarli operando tutti non solo per il
benessere comune, ma essendo anche aperti alle esigenze altrui.
Nella società in cui viviamo l’individualismo spesso esasperato nell’affermazione della propria
persona non risponde più alle logiche della comunione e della solidarietà ma a quelle della
competizione e dell’edonismo che portano molti a farsi ingabbiare dagli stimoli dei media e della
pubblicità i quali spingono a una moltiplicazione di bisogni superflui per i quali si finisce per vivere
orientando la propria esistenza verso la ricchezza necessaria per soddisfarli assimilandosi in tal
modo agli obiettivi esistenziali di un neoliberismo decadente e rinunciando così anche a valori
portanti quali quelli delle relazioni affettive e sociali.
La complessità dell’epoca attuale non solo presenta norme, valori, modelli di comportamento ed
elementi culturali alquanto eterogenei e talora conflittuali ma anche un’estrema frammentarietà dei
rapporti interpersonali.
La diversità dei modelli familiari oggi esistenti che vanno dal legame matrimoniale, alla
convivenza, al nucleo arcobaleno pongono sicuramente modalità relazionali tra i loro componenti
molto differenti che risultano in qualche caso alquanto labili.
Assistiamo così non solo a cambiamenti strutturali ma anche a quelli di ruolo mentre in una sorta
d’involuzione ci si chiude in maniera privatistica rinunciando a comunicare con l’esterno.
Non so se stiamo andando verso una società post familiare, ma taluni cambiamenti lo lasciano
pensare e credo che tale cammino presenti seri pericoli per una collettività che ancora oggi sente il
legame matrimoniale come una grande sicurezza non solo per i coniugi che lo vivono, ma anche per
gli altri componenti e certamente per la società la quale nella famiglia vede un pilastro economico,
culturale ed educativo per l’intera comunità.
Il gap intergenerazionale che viviamo ha in ogni caso le proprie origini anche nell’impegno di
studio o lavorativo e nello stress quotidiano dei giovani che riducono sicuramente il tempo per
interagire non solo con i genitori ma soprattutto con i nonni e con la parentela allargata anche
perché si vive sempre più dispersi e talora lontani geograficamente.
Inutile negare che le difficoltà di tale dialogo traggono la propria origine soprattutto nella
differenza tra idee, principi, modelli culturali, concezioni economiche, politiche e tecnologiche che
creano spesso una barriera nelle relazioni soprattutto tra nonni e nipoti.
Tali problematicità, ovviamente non generalizzabili, sono state poi accentuate dalla pandemia, ma
in particolare dall’uso delle tecnologie digitali che chiudono sempre più le persone in quella che gli
psicologi definiscono una solitudine di massa.
Smartphone e social network portano sempre più persone all’auto-isolamento, alla riduzione del
dialogo con gli altri esseri umani e quindi ad annullare la propensione per l’empatia.
Si tratta di un fenomeno che sta demolendo molti luoghi di dialogo e aggregazione come la
famiglia, le biblioteche, i circoli e i centri sportivi mettendo in serio pericolo le forme di
partecipazione che sono il fondamento di una vera democrazia.
Con il web tanti s’illudono di essere liberi e di avere espressione e potere di decisione sui
problemi che vivono mentre si rischia solo di essere manipolati dai poteri forti.
Stiamo demolendo la forza creativa e comunicativa del linguaggio preferendo quella più semplice
e talora banale delle immagini e delle icone.
Non riusciamo più a capire che la comunità e le relazioni umane evitano staticità e chiusure
mentali e contestualmente sono fonte di un autentico benessere individuale e sociale.
Le competenze tecnologiche spingono verso forme di comunicazione che isolano e in molti casi
distorcono la nostra percezione del mondo che manca sempre più di riflessione personale e di
confronto.
Ridare forza e importanza ai luoghi d’incontro come la famiglia, la scuola, le associazioni
culturali, religiose, politiche, sportive e ricreative significa recuperare il senso della relazione con
gli altri e dell’appartenenza comunitaria.
Spesso critichiamo i giovani per questo isolamento digitale, per insensibilità o indifferenza
dimenticando che siamo stati noi a educarli all’uso indiscriminato degli strumenti tecnologici sin
dalla più tenera età e sempre noi li abbiamo allontanati dalla partecipazione politica e sociale
quando hanno capito che mancavamo di onestà intellettuale e di coerenza nei comportamenti.
Con essi abbiamo bisogno di ricostruire un dialogo intergenerazionale ben strutturato ma
soprattutto condiviso e ispirato ai principi del rispetto e della libertà.
Intanto la famiglia non può ridursi a pura riproduzione della specie, ma ha la necessità di
riassumere la funzione educativa con la trasmissione della cultura, della tradizione e della memoria
storica mirando a creare nei figli spirito critico e libertà di pensiero.
Non essendo essa unicamente un luogo di sentimenti o un’idea di comunità finalizzata al solo
benessere, deve assumere il ruolo di guida affettiva orientando la sessualità al grande valore della
relazione di vita piuttosto che alla consumazione e alla soddisfazione di istinti; ha poi il grande
compito della mediazione intergenerazionale capace di mantenere i legami dei soggetti che la
compongono e renderli donativi e altruistici.
Per questo occorre ricreare un dialogo ben strutturato e in forme condivise rimettendo al centro
dello stesso il linguaggio che non è solo uno strumento fondamentale di conoscenza e di
espressione, ma riesce in modo eccellente a creare comunicazione e relazioni umane e sociali.
Il dialogo pacato, rispettoso e tranquillo è sicuramente il più valido mezzo di comunicazione e
confronto se si è in grado di trovare tempi adeguati e forme accettabili che consistono
nell’equilibrio e nella capacità di rispettare le posizioni diverse che talora comprendono percentuali
importanti di verità.
Credo che nel rapporto intergenerazionale occorrano molte cose e tra esse soprattutto la volontà e
la capacità di scambiarsi esperienze, sensazioni, emozioni, ideali in una costante relazione
arricchente affrontando tutte le questioni e gli argomenti propri della vita familiare e della società.
I giovani in molte parti del mondo si stanno rendendo protagonisti della messa in discussione di
un ordine sociale sollevando questioni fondamentali quali il degrado ambientale, la negazione dei
diritti, le disuguaglianze e la corruzione anche se nei loro movimenti istintivi di ribellione persiste la
difficoltà a trasformare la protesta in cambiamento politico.
Il protagonismo contro le guerre, i genocidi, le dittature e la negazione dei diritti è lodevole, ma
non riesce a produrre i cambiamenti desiderati.
Una vera solidarietà tra le diverse generazioni ha bisogno proprio di lavorare insieme per
un’organizzazione equilibrata della società capace di eliminare il vuoto valoriale prodotto da mezzi
d’informazione e da social network molto spesso senza alcun fondamento etico e culturale.
Occorre perciò una sinergia operativa intergenerazionale per costruire una convivenza su reali
basi democratiche e sulla strutturazione del mondo del lavoro e del welfare in grado di porre fine
all’arricchimento indiscriminato di pochi, alle disuguaglianze e alla povertà.
Interessante al riguardo il progetto “So Starti Accanto”, gestito dall’associazione “Fermiamoci” e
finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, cui hanno aderito diversi Comuni con
l’obiettivo di superare il disagio giovanile e promuovere il benessere psicologico e relazionale,
Nel messaggio per la Giornata dei Nonni e degli Anziani celebrata il 28 luglio 2024 papa
Francesco sosteneva che “l’accusa rivolta ai vecchi di rubare il futuro ai giovani è una percezione
distorta della realtà”
Il pontefice poi precisava che “La contrapposizione tra le generazioni è un inganno ed è un frutto
avvelenato della cultura dello scontro. Mettere i giovani contro gli anziani è una manipolazione
inaccettabile”.
Perché ci sia un vero dialogo e un incontro costruttivo tra le generazioni egli suggeriva che “gli
adulti dovrebbero superare la tentazione di sottovalutare le capacità dei giovani e di giudicarli
negativamente mentre questi dovrebbero superare la tentazione di non prestare ascolto agli adulti e
di considerare gli anziani ‘roba antica, passata e noiosa’, dimenticando che è stolto ricominciare
sempre da zero come se la vita iniziasse solo con ciascuno di loro”.
La scuola ma soprattutto un’educazione permanente sicuramente possono rivitalizzare la capacità
di dialogo e di ascolto impedendo che i giovani facciano prevalere la velocità esistenziale imposta
in gran parte dalla tecnologia, ma anche che gli adulti isolino nel giudizio quanto di negativo ci può
essere nelle nuove generazioni aiutandole al contrario a indirizzare ideali e utopie verso forme di
una cittadinanza sempre più attiva.
Insomma c’è l’esigenza per tutti di abbandonare la supponenza nel voler imporre il proprio modo
di pensare pretendendo talora di dettare perfino l’orizzonte sociale e culturale in cui gli altri
dovrebbero muoversi e operare.
In altre parole abbiamo la necessità di recuperare la capacità psicologica del saper ascoltare e
capire quanti hanno uno stile di vita diverso dal nostro proiettandoci nella situazione esistenziale e
nei bisogni altrui per isolare le difficoltà di dialogo e saper comprendere le emozioni e le sensibilità
legate alle diverse fasi della vita.
Una matura capacità empatica ci permetterà di comunicare in maniera libera e dunque senza
pregiudizi e rigidità nelle regole.
Personalmente credo che per ridare spazio al dialogo intergenerazionale occorra a tutti il recupero
di valori forti che sembriamo davvero aver perso e dare priorità all’amore e al bene dandosi una
grande meta in comune che è quella di sentire il creato e tutti gli esseri viventi un dono da rispettare
e da amare.
L’umiltà e l’apertura agli altri possono portarci in questa direzione eliminando ogni presunzione,
incomprensione e difficoltà di colloquio e confronto.
La società contemporanea afflitta dal mito neoliberista di un individuo autosufficiente rende i
singoli fragili e psicologicamente isolati nonostante essi siano iperconnessi tecnologicamente.
Giovani e adulti hanno necessità di comprendere che occorre ampliare spazi e momenti per
arricchire i legami di interdipendenza senza i quali si rimane chiusi nel recinto sempre più egoistico
della vita privata.
Se il rapporto umano, psicologico e culturale di tipo intergenerazionale è orientato al rispetto
pieno della dignità della vita in ogni sua fase e all’arricchimento reciproco, può sicuramente
accrescere l’impegno di tutti a rendere questa società più orientata all’interdipendenza e alla
condivisione che oggi appaiono principi di vita sempre più dimenticati in favore di ambizione
personale, competizione, arricchimento e potere.
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