Per un autunno di lotta

 Per un autunno di lotta contro la guerra, il riarmo e il genocidio. Che bello sarebbe stato completare il titolo con,  la depredazione e distruzione del territorio, la crisi dell'agricoltura, in particolare delle piccole e medie aziende. (Una mia considerazione che avrebbe dato all'invito alla lotta e agli obiettivi posti nel documento e da me condivisi un significato politico ancor più incisivo

La Direzione nazionale dLa Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista ha esaminato l’evoluzione della situazione politica nazionale ed internazionale, verificando la piena attualità e necessità della proposta di “fronte costituzionale” emersa dal Congresso e confermata dai successivi Comitati Politici Nazionali e ha valutato lo stato dell’iniziativa del partito.
L’emergenza derivante dall’ascesa su scala planetaria di una destra autoritaria con elementi di fascismo è confermata dalle vicende politiche sia europee che di altre aree geografiche come l’America Latina e il Giappone. In Germania è ancora in forte crescita l’AfD, in Francia il partito di Marine Le Pen è in netto vantaggio nei sondaggi, in Spagna la destra, sia quella tradizionale che quella emergente attorno ai franchisti di Vox, è diventata ancora più aggressiva. Le prossime elezioni brasiliane, per le quali sosteniamo fortemente di Lula, avranno un impatto enorme su tutto il continente americano e a livello mondiale.

Valutiamo certamente anche quei segnali positivi che si intravedono e che certamente dobbiamo sapere cogliere e valorizzare e dai quali possiamo trarre anche elementi di insegnamento. È il caso dell’esperienza di Mamdani a New York e più recentemente della vittoria della compagna Elif Eralp e della Linke a Berlino. Così come salutiamo le mobilitazioni che ci sono state in Germania da parte dei giovani contro la militarizzazione e in Spagna per il diritto alla casa. Si dimostra l’importanza della presenza di forze della sinistra radicale che non si sono rinchiuse in un ghetto autoreferenziale e che hanno una forte caratterizzazione antifascista.

La guerra in Ucraina, come la situazione mediorientale provocata dall’aggressione all’Iran da parte di USA e Israele, sono due aree di crisi che rischiano di scatenare ulteriori escalation dall’impatto drammatico. Per l’Ucraina, a partire dalla condanna dell’invasione russa e dell’espansionismo della NATO assunta a suo tempo all’unanimità dalla Direzione del partito, occorre contrastare tutte le spinte belliciste e militariste rilanciando la richiesta che l’Italia assuma un ruolo forte nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto. Questa svolta, rispetto alla subalternità del governo Meloni a NATO e UE, richiede un netto no al riarmo e la cessazione dell’invio di armi. In Medio Oriente va messa fine ad ogni forma di complicità con Israele e con gli USA di Trump. Le prese di posizione del M5S e di AVS sull’invio di armi sono un fatto positivo che apprezziamo.

In Italia assistiamo all’emergere di un partito che si proclama sempre più apertamente e sfacciatamente fascista e contrario ai valori della Costituzione. Trova consensi anche in settori popolari incantati dalla demagogia e da un deteriore e inaccettabile razzismo. La destra al governo, il cui maggior partito ha anch’esso radici nel neofascismo, insegue e traduce già in atti le posizioni più apertamente autoritarie e reazionarie del partito di Vannacci.
Il governo di Giorgia Meloni, che in questi anni ha accumulato decreti che hanno ridotto gli spazi di libertà e di conflittualità e esplicitato la propria connotazione di classe a favore del grande padronato e del capitale finanziario, non ha affrontato alcuno dei grandi problemi del paese: da quelli economici (stagnazione, contrazione dei salari) a quelli sociali (carovita, sanità, casa, istruzione) a quelli ambientali che hanno subito un’accelerazione drammatica in questi mesi.
In previsione della prossima scadenza elettorale, il governo sta mettendo in atto qualche misura demagogica mentre contemporaneamente cerca di trasformare il confronto politico nella caccia all’immigrato. Non si deve sottovalutare l’emergere di azioni violente anche contro le nostre sedi e la crescente aggressività che viene alimentata sulle reti sociali dall’estrema destra nelle sue diverse incarnazioni politiche.

Tutto questo conferma la indispensabilità della formazione di un fronte costituzionale che impedisca alla destra e alle sue componenti neofasciste di stravolgere definitivamente quel che rimane della democrazia costituzionale grazie a una legge elettorale che prefigura un golpe istituzionale.
La nostra proposta di fronte ha trovato consensi e condivisioni ma va rilevato che, seppure nel campo dell’opposizione si sono espresse su diversi temi posizioni che rappresentano un avanzamento rispetto al passato (si veda la convergenza crescente contro il riarmo o il voto contrario al DDL che in nome dell’antisemitismo vuole criminalizzare le critiche alle politiche israeliane di genocidio del popolo palestinese) ancora non è emersa una proposta alternativa in grado di convincere e mobilitare larghi settori delle classi popolari e dell’opinione pubblica. Nel contempo settori centristi legati alle classi dominanti cercano di impedire la formazione di questa coalizione ampia e di bloccare qualsiasi evoluzione in senso positivo sul piano dei contenuti programmatici.

Si può riscontrare che la nostra posizione favorevole alla costruzione di una coalizione elettorale più larga delle forze che costituiscono il cosiddetto “campo largo” e che vada qualificata con un programma di attuazione della Costituzione è in sintonia con il sentimento diffuso nel paese. Tanto è vero che il governo con la nuova legge elettorale cerca proprio di impedire la costituzione di questo fronte ampio impedendo la presentazione di liste come la nostra.
Contro questa legge e il suo contenuto antidemocratico e anticostituzionale stiamo cercando di costruire il più ampio schieramento unitario. L’imposizione di un abnorme numero di firme prive di qualsiasi ragionevolezza per la raccolta delle firme ai fini della presentazione elettorale di chi non è in Parlamento costituisce un atto che solo gli eredi del fascismo potevano portare avanti.

La forma definitiva che assumerà la legge elettorale, come avevamo previsto, rappresenta un elemento decisivo rispetto alle modalità con cui ci potremo presentare all’elettorato nel prossimo appuntamento del 2027. In ogni caso restano fermi i nostri obbiettivi fondamentali:

  1. cacciare la destra dal Governo. Pur essendo pienamente consapevoli che l’attuale schieramento di opposizione non si configura come quella forza coerente e determinata di alternativa che i molteplici aspetti della crisi del capitalismo neoliberista richiederebbe, riteniamo che la sconfitta della destra possa comunque aprire una fase nuova dentro la quale si possono ottenere conquiste parziali nell’interesse delle classi lavoratrici e aprire spazi di iniziativa per la sinistra anticapitalista e i movimenti,
  2. salvaguardare l’autonomia e la visibilità di Rifondazione Comunista, quale soggetto politico anticapitalista che rifiuta il settarismo ma anche di una forza che nella ricerca, complessa e a volte difficile di momenti unitari sia sul piano politico che su quello sociale, rivendica pienamente la radicalità del suo punto di vista e la sua storia.
    Il nostro compito è di mantenere dritta la barra della costruzione del fronte costituzionale non solo in termini di relazioni politiche, che pure sono necessarie e che stanno dando risultati positivi in termini di credibilità del nostro partito, ma anche di iniziativa sul piano delle proposte programmatiche. Su questo piano oltre alla tassazione delle grandi ricchezze è fondamentale rilanciare la richiesta di restituire alla classe lavoratrice la scala mobile e l’articolo 18.
    La parola d’ordine del fronte costituzionale, democratico e antifascista non può essere e non va declinata solo sul piano delle relazioni con altri soggetti politici ma dentro lo sviluppo dei movimenti e delle lotte.
    La crescita del movimento contro la guerra, il riarmo e il genocidio in connessione alle rivendicazioni contro il carovita, la precarietà, lo smantellamento dello stato sociale o per il diritto all’abitare sono la sostanza di una piattaforma per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Per questo abbiamo sempre sottolineato la necessità di un antifascismo popolare capace di dare risposte ai bisogni di larghi settori delle classi subalterne. E non può che essere ecologista di fronte a una destra che nega il cambiamento climatico e rilancia fossili e nucleare, antirazzista, femminista e intersezionale di fronte al carattere reazionario della destra.
    Per questo assume grande centralità fare un investimento politico sulla costruzione di un autunno di lotte e mobilitazioni a partire dalla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma indetta dalla Cgil e dalle associazioni e dalle reti aderenti alla Via Maestra. Tutti i circoli e le federazioni debbono lavorare per la massima partecipazione a questa scadenza in collaborazione con le Camere del Lavoro e le categorie della Cgil e le associazioni e le realtà di movimento che la promuovono.
    Lo sviluppo del movimento implica una molteplicità di iniziative a cui partecipiamo e sosteniamo con spirito unitario a partire dalle convergenze Stop Rearm Europe e No Kings di cui siamo parte attiva che terranno l’assemblea nazionale a Napoli il 4 ottobre. Con questo spirito aderiamo all’assemblea nazionale verso lo sciopero internazionale dei porti che si terrà a Genova il 3 ottobre.

La direzione nazionale impegna tutto il partito nel massimo impegno su alcuni impegni prioritari:

1. partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre contro guerre e riarmo e per la difesa della Costituzione,

2. mobilitazione contro il golpe elettorale con iniziative anche unitarie a livello nazionale e locale,

3. opposizione al “ddl antisemitismo” e alle altre norme liberticide, partecipazione alla manifestazione di Massa del 14 ottobre e allo sciopero regionale toscano contro la repressione del movimento di solidarietà con la Palestina e contro la guerra,

4. proseguire la campagna per la tassazione dei grandi patrimoni con la raccolta di firma per l’1% equo e predisposizione sui territori di banchetti e iniziative sui territori per il “Tax The Rich day” del 7 novembre.

5. campagna sulle emergenze sociali come l’aumento dei costi del carburante e il carovita legato agli effetti delle guerre in corso,

6. partecipazione alla manifestazione del 24 ottobre a Castelvolturno contro CPR e mobilitazione sociale contro le politiche razziste e discriminatorie del governo,

7. giornata nazionale “sfratti zero” del 10 ottobre e iniziative per il diritto all’abitare,

8. campagna contro truffa nucleare del governo e contro il cambiamento climatico, partecipazione e promozione con i GC dello sciopero globale per il clima del 16 ottobre,

9. preparazione sciopero studentesco del 20 novembre contro il riarmo europeo.

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