Lettera aperta di un contadino ai Vescovi molisani
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Eccellenze Reverendissime,
sono Giorgio Scarlato un contadino settantaduenne, nativo delle Puglie ma residente da ben 54 anni a Termoli dove per gli ultimi 17 anni, in modo assiduo, con il Comitato spontaneo Agricolo "Uniti per non morire" ho cercato di dare voce attraverso la stampa locale e meridionale, al mondo agricolo dei "senza voce".
Mi rivolgo a Voi pubblicamente con profondo rispetto istituzionale e filiale devozione, animato unicamente dal desiderio di condividere questa grave sofferenza che affligge le nostre comunità rurali da oltre due decenni.
Venne interessato nel novembre del 2009 l'allora Arcivescovo Metropolita di Campobasso Monsignor Bregantini e, in seguito, con altri due scritti e nel luglio del 2014 lo stesso Papa Francesco. CI furono vicini.
Oggi la famiglia contadina monoreddituale fa fatica a tirare a sopravvivere, è vicina al collasso. Vendere il grano, quando lo vogliono, a 21 - 22 euro al quintale, il pomodoro da industria a 13 euro al quintale o il latte bovino a meno di 40 centesimi al litro significa lavorare costantemente in perdita. E così per l'olio o il vino.
Non si tratta di una crisi passeggera ma dello squilibrio generato da trattati internazionali che riducono il cibo a mera merce di scambio, calpestando la dignità di chi coltiva.
In un momento così drammatico si avverte il bisogno di sentire la Chiesa vicina, come custode attenta degli "ultimi" e della Dottrina Sociale, così spesso richiamata da Papa Francesco contro "una economia che uccide".
Nella nostra Fede, il Pane e il Vino non sono merci qualunque: sono i frutti della terra scelti da Cristo per farsi Eucarestia, Suo Corpo e Suo Sangue. C'è un legame indissolubile tra il miracolo dell'Altare e la fatica quotidiana dei campi.
Se il lavoro dietro "quel Pane e quel Vino" vengono umiliati e svalutati, si spezza una catena che è insieme economica - culturale e spirituale.
Per questo, con umiltà rivolgo un accorato appello affinché siate Voi, con la Vostra autorevolezza , a stimolare i parroci delle nostre Diocesi ad un gesto di forte sensibilizzazione.
Sarebbe un segno straordinario se, durante il momento solenne dell'Offertorio, quando si presentano il Pane e il Vino "frutto della terra e del lavoro dell'uomo", si ricordasse brevemente ai fedeli il valore etico e sacro di quei doni e la necessità di difendere chi li produce.
Non si tratterebbe di fare politica, ma di dare un'anima e una voce alla sofferenza delle nostre famiglie contadine, quel mondo contadino delle piccole e medie imprese che sono in estrema povertà.
Se la Chiesa unisce la Sua voce a quella dei contadini, le nostre comunità rurali troveranno la forza morale per non arrendersi.
Confidando nella Vostra paterna attenzione e nella Vostra preghiera, Vi porgo da parte del mondo rurale vero e mio i più Devoti Saluti.
Giorgio Scarlato
Comitato spontaneo Agricolo
"Uniti per non morire"/ COAPI
sono Giorgio Scarlato un contadino settantaduenne, nativo delle Puglie ma residente da ben 54 anni a Termoli dove per gli ultimi 17 anni, in modo assiduo, con il Comitato spontaneo Agricolo "Uniti per non morire" ho cercato di dare voce attraverso la stampa locale e meridionale, al mondo agricolo dei "senza voce".
Mi rivolgo a Voi pubblicamente con profondo rispetto istituzionale e filiale devozione, animato unicamente dal desiderio di condividere questa grave sofferenza che affligge le nostre comunità rurali da oltre due decenni.
Venne interessato nel novembre del 2009 l'allora Arcivescovo Metropolita di Campobasso Monsignor Bregantini e, in seguito, con altri due scritti e nel luglio del 2014 lo stesso Papa Francesco. CI furono vicini.
Oggi la famiglia contadina monoreddituale fa fatica a tirare a sopravvivere, è vicina al collasso. Vendere il grano, quando lo vogliono, a 21 - 22 euro al quintale, il pomodoro da industria a 13 euro al quintale o il latte bovino a meno di 40 centesimi al litro significa lavorare costantemente in perdita. E così per l'olio o il vino.
Non si tratta di una crisi passeggera ma dello squilibrio generato da trattati internazionali che riducono il cibo a mera merce di scambio, calpestando la dignità di chi coltiva.
In un momento così drammatico si avverte il bisogno di sentire la Chiesa vicina, come custode attenta degli "ultimi" e della Dottrina Sociale, così spesso richiamata da Papa Francesco contro "una economia che uccide".
Nella nostra Fede, il Pane e il Vino non sono merci qualunque: sono i frutti della terra scelti da Cristo per farsi Eucarestia, Suo Corpo e Suo Sangue. C'è un legame indissolubile tra il miracolo dell'Altare e la fatica quotidiana dei campi.
Se il lavoro dietro "quel Pane e quel Vino" vengono umiliati e svalutati, si spezza una catena che è insieme economica - culturale e spirituale.
Per questo, con umiltà rivolgo un accorato appello affinché siate Voi, con la Vostra autorevolezza , a stimolare i parroci delle nostre Diocesi ad un gesto di forte sensibilizzazione.
Sarebbe un segno straordinario se, durante il momento solenne dell'Offertorio, quando si presentano il Pane e il Vino "frutto della terra e del lavoro dell'uomo", si ricordasse brevemente ai fedeli il valore etico e sacro di quei doni e la necessità di difendere chi li produce.
Non si tratterebbe di fare politica, ma di dare un'anima e una voce alla sofferenza delle nostre famiglie contadine, quel mondo contadino delle piccole e medie imprese che sono in estrema povertà.
Se la Chiesa unisce la Sua voce a quella dei contadini, le nostre comunità rurali troveranno la forza morale per non arrendersi.
Confidando nella Vostra paterna attenzione e nella Vostra preghiera, Vi porgo da parte del mondo rurale vero e mio i più Devoti Saluti.
Giorgio Scarlato
Comitato spontaneo Agricolo
"Uniti per non morire"/ COAPI
Termoli 27 settembre 2026

Mi piacerebbe leggere cosa pensano i coltivatori "uniti per non morire" delle organizzazioni professionali che li rappresentano.
RispondiEliminaIl messaggio regge, solo che “durante il momento dell’Offertorio” non sarebbe appropriato aggiungere alcunché. Mi viene in mente la barzelletta su Agnelli che avrebbe ottenuto, al tempo della messa in latino, che i preti durante la messa dicessero “Fiat voluntas tua”.
EliminaConcordo con il sig. Scarlato ed ho la stessa curiosità dell!amico Pasquale
RispondiEliminaPasquale carissimo, innanzitutto ringrazio da parte del Comitato e mia la disponibilità che da tempo dai tramite il tuo blog ai nostri scritti.
RispondiElimina.Se la situazione in cui viviamo nell'ultimo quarto di secolo è di evidente e sempre peggior criticità, la risposta è già data, sia a livello regionale che nazionale.
Un caro saluto
Giorgio Scarlato
Nessun rispetto dalla politica e i rappresentanti della Chiesa non sono proprio dei santi, più che al bene del popolo entrambi pensano alle alte cariche e a fare soldi e potere. Un prete di strada si batte per la giustizia sociale e la Coldiretti si prostituisce al mercato.
RispondiEliminaGli agricoltori hanno mille problemi e i loro figli sono scoraggiati nel continuare le colture. L'Italia ha il meglio del meglio in fatto di cibo eppure si importa tanto dall' estero perché il mercato così vuole. I consumatori anziché affiancare i produttori si fanno sedurre dal cibo spazzatura. Stavamo meglio quando stavamo peggio perché il progresso e la modernità hanno distrutto i veri valori.
I Vescovi faranno il solito scaricabarile...
Giuseppe Prof. Acierno: Caro Pasquale,
RispondiEliminaleggo sempre con molto interesse le cose che pubblichi per le riflessioni che sollecitano, al di là del fatto di poter poi intervenire o meno a cambiare lo stato delle cose.
La lettera pubblicata dal "contadino" mi ha fatto tornare indietro nel tempo e pensare a un tempo che fu, dove temo non ci sia alcun modo di tornare e forse anche di rimpiangere.
[16:33, 28/09/2026] Giuseppe Prof. Acierno: Ricordo che 50-60 anni fa già si ponevano le problematiche che sono state presentate nella lettera: i contadini non riuscivano a sopravvivere con il frutto del loro lavoro e si impoverivano sempre di più con il passare del tempo: unica soluzione che riuscivano a trovare per sopravvivere era abbandonare la campagna per andare a lavorare nelle "fabbriche" al Nord o molto più spesso all' estero ( Svizzera, Germania, Belgio, le Americhe...).
Perché? Per i motivi per cui in qualche modo tu stesso denunci e lotti.
Tutti i "piccoli" produttori, artigiani, commercianti ecc. sono stati soppiantati dai grandi distributori di beni dei centri commerciali, super- iper- e mega- mercati, dove trovi di tutto e subito, ma con la qualità che purtroppo conosciamo.
Sono arrivati i grossi pesci che hanno divorato quelli piccoli, che ormai sono vicino all' estinzione. Il processo peraltro mi sembra del tutto irreversibile: è l' uomo che dopo la distruzione che gradualmente ha cominciato ad attuare e che diabolicamente persevera nei confronti dell' ambiente che lo circonda e in cui vive, finirà per distruggere sé stesso, a meno di riuscire a ravvedersi e darsi un'etica comportamentale nuova.
Appello accorato, condivisibile in toto.
RispondiEliminaAuguriamoci che non resti inascoltato! Piera Galante
[15:25, 28/09/2026] +39 333 571 6730: Sono d'accordo con la signora Galante.Sono convinto che non restera'inascoltato.
RispondiElimina[15:32, 28/09/2026] +39 333 571 6730: Buongiorno vorrei sapere se c'è qualcuno nella chat che potrebbe darci qualche suggerimento o spunto di riflessione relativamente alla difficile situazione che si trovano ad affrontare gli agricoltori oggi. <Oreste Macrellino