CONSUMISMO

su La Fonte di Ottobre
 Tu  non lo sai ma c’è un elemento importante che ogni giorno, appena sei fuori casa, ti osserva. È il paesaggio con le sue forme; i suoi colori e i suoi profumi, dovuti alla natura e alla sua espressione più bella, la biodiversità; i suoi sapori, grazie alla terra coltivata che dona il cibo a noi ed agli animali; la sua luce, se l’ambiente non è stato inquinato da infrastrutture malefiche. Sei tu , distratto da mille problemi, che non osservi e non ti nutri del paesaggio che ti osserva e ti lancia segnali.  Puoi ritenerti fortunato se esso non è solo cemento o asfalto nel caso di una città o, anche, un cumulo di pali e pale eoliche, una spianata di pannelli solari, che servono al consumismo spietato del sistema imperante, il neoliberismo, sempre più in crisi, che sta rubando alle nuove generazioni il domani. Sono criminali i suoi promotori e lo dimostrano ogni giorno con le guerre e le decine di conflitti che ammazzano persone ed animali, distruggono territori e, con essi, la Natura. Tutto e solo per il dio denaro e la finanza espressa dalle banche e dalle multinazionali.

Ogni giorno è la Terra a pagare il prezzo più alto e, con essa, soprattutto quel paesaggio che ti osserva e ti trova distratto, indifferente, preso come sei dal bisogno indotto di consumare, che, quasi sempre, vuol dire spreco di risorse fondamentali legate alla natura, all’ambiente, nel momento in cui tutto va a finire in discarica.  Consumismo che porta ad un asservimento economico per bisogni indotti, non reali (non a caso l’aumento esasperato della pubblicità che vede protagonisti televisioni, radio, giornali).

Ogni giorno è sempre più alto il lamento della Terra violentata dalle azioni dissennate dell’uomo, che non sa più cosa vuol dire austerità. Parola magica se viene utilizzata, resa patrimonio del popolo e, come tale, idea ed azione insieme. In pratica  politica, ovvero arte di governare e rendere il domani migliore del presente. Capacità di osservare il paesaggio che ti osserva per rispettarlo, curarlo, modificarlo per il bene della Terra, della sua Natura, che rappresentiamo con gli altri esseri viventi, piante e animali.


Torna alla mente l’idea di AUSTERITA’ di Enrico Berlinguer, come scelta politica, spiegata con un discorso al teatro Eliseo di Roma nel 1977. Purtroppo non capito dal gruppo dirigente del suo partito e dagli intellettuali ai quali era rivolto.  Berlinguer, con questo suo discorso, ha dimostrato di essere, non solo un grande politico, ma , prim’ancora, un poeta e, come tutti i poeti, capace di anticipare il giudizio su cosa sarebbe successo anni dopo,  quando il consumismo si sarà già mangiato il cervello dei più, e non solo in Italia. Ecco l’idea dell’” AUSTERITA’”, oggi più attuale che mai, per una società più giusta, più equa e più sana per uno sviluppo economico  e sociale nuovo e per una profonda trasformazione dell’assetto della società. Qualche mese fa, in occasione del referendum, quelli che all’Eliseo hanno detto No al discorso di Berlinguer hanno votato Si, dimostrando la loro indole di essere solo dei bravi opportunisti.
“Un discorso troppo avanti” è il commento di Enrico Berlinguer poeta. Tanto avanti che porta, con il vuoto delle azioni, a facilitare il sistema nell’appropriazione della politica, soprattutto dopo la sua morte (Padova 1984), con il Pci che, a Bologna, diventa, con Occhetto, Pds, dopo qualche anno, Ds e, alla fine, Pd, la creatura che serve ai dirigenti di questo partito per affermare  definitivamente il neoliberismo. A dimostrarlo è il silenzio che dura da decenni sul sistema, la causa degli effetti devastanti, sotto ogni aspetto, che ci tocca registrare ogni giorno. A pagare il prezzo più alto è il territorio e, con esso, il  paesaggio che continua ad osservarti con più di una lacrima sul proprio orizzonte.

Che fare? Non più silenzio, ma azioni che mettono allo scoperto il sistema per combatterlo e renderlo impotente. Aprire, dando questa volta voce all’Austerità per ridare serenità alla Terra e alla Natura,  poter sognare il domani,  e così,  progettarlo e promuoverlo con programmi di sviluppo e adeguate strategie. Basta dire no alle rinnovabili che rubano territorio per dimostrare che serve l’austerità per limitare il consumismo, la grande forza del neoliberismo.

So bene di ripetermi, ma non è colpa mia se i fatti mi danno ragione quando sostengo che il sistema, disturbato solo da chiacchiere inutili, continua, anche se in crisi, a renderci responsabili del consumo del domani e tutto a spese delle nuove generazioni.  

Chiudo con il pensiero a Capriolo Zoppo, il grande capo dei Pellirossa di Seattle, e al suo “Manifesto dei diritti della Terra”, di grande attualità, quando invita i figli a rispettare la Terra visto che “è nostra madre… e che non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra”. Parole sante, che il neoliberismo delle disuguaglianze, delle depredazioni e distruzioni non riesce a sentire, sordo com’è del domani.



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