Il medico di oggi per la Planetary Health

di Martina Meocci Medico in formazione specialistica in Malattie dell’apparato respiratorio Presidente Isde Sezione Siena Ambasciatrice per il Patto europeo per il clima 

Durante il congresso “35 anni di ISDE: un pianeta sano per una vita sana”, tra dati epidemiologici e testimonianze dal campo, aleggiava una do manda comune, urgente e ineludibile: cosa significa oggi essere medici in un mondo malato? Non malato nel senso clinico ordinario. Malato nei suoi ecosistemi, nel suo clima, nella sua biodiversità. È da questa domanda che prende forma il paradigma della Planetary Health e con esso una nuova visione del ruolo medico. La Planetary Health: una scienza La salute planetaria non è una corrente ideologica travestita da medicina. È un paradigma scientifico rigoroso, formalizzato dalla commissione The Lancet nel 2015, che riconosce l’interconnessione profonda tra salute umana, sistemi naturali e sistemi sociali. La tesi centrale è tanto semplice quanto rivoluzionaria: non esiste salute umana senza salute del pianeta. L’inquinamento atmosferico causa circa sette milioni di morti premature l’anno La medicina non può continuare a operare come se i pazienti fossero entità isolate dal loro contesto secondo l’Organizzazione mondiale della sanità; il cambiamento climatico amplifica la diffusione di malattie infettive, altera i calendari pollinici, aumenta le patologie cardiovascolari e respiratorie; la per dita di biodiversità favorisce l’emergere di zoonosi. In questo quadro, la medicina non può continuare a operare come se i pazienti fossero entità isolate dal loro con testo. I polmoni non respirano in un vuo to: respirano l’aria di una città, di un siste ma industriale. Dal paziente isolato all’ecosistema: il cambio di paradigma La medicina moderna ha costruito i propri fondamenti attorno alla cura centrata sul paziente – principio nobile e irrinunciabile, ma che da solo non basta più. Siamo chiamati a passare da una visione puntuale a una visione sistemica: da una medicina del singolo organo a una medicina dell’ecosistema; da un approccio reattivo a uno preventivo, che agisce sui determinanti ambientali e sociali della salute a monte. Questo richiede anche un’evoluzione del principio di precauzione: non aspettare la certezza assoluta per agire, ma agire quando le evidenze disponibili segnalano un rischio significativo. Le tre dimensioni del ruolo medico nell’era della salute planetaria 1. La clinica individuale: cure sostenibili e prescrizioni verdi Il primo livello di azione è la relazione clinica quotidiana. Incoraggiare il paziente a camminare o usare la bicicletta non è solo un consiglio cardiologico: è an che un contributo alla riduzione delle emissioni locali. Consigliare una dieta a › il punto | 2 | 2026 15 prevalenza vegetale non è solo prevenzione di malattie croniche: è anche riduzione dell’impatto degli allevamenti intensivi. Al centro di questo approccio vi sono an che le prescrizioni verdi: raccomandazioni terapeutiche – fondate su evidenze so lide – di trascorrere regolarmente del tempo in ambienti naturali come parte del piano di cura. 2. Educazione: il medico come moltiplicatore di consapevolezza Il medico gode di un capitale di fiducia so ciale che poche altre figure possono van tare. Occorre investire nell’alfabetizzazio ne ambientale e climatica: con i pazienti, spiegando il legame tra qualità dell’aria e patologia respiratoria; con i colleghi, pro muovendo una sanità sostenibile, per esempio attraverso la scelta di inalatori a basso impatto di carbonio e la riduzione degli sprechi (il settore sanitario è re sponsabile del 45 per cento delle emis sioni globali di gas serra); con gli studenti di medicina, formando professionisti ca paci di leggere le patologie anche attraver so la lente ambientale. La salute planetaria è ormai una competenza trasversale im prescindibile. 3. Advocacy e responsabilità deontologica: il medico nella sfera pubblica Il medico ha il dovere etico e deontologico di alzare la voce. Il codice deontologico italiano già richiama la responsabilità verso la salute collettiva e le generazioni future: agire sui determinanti ambienta li è coerente con questo mandato. Non agire equivale a trattare i sintomi di una malattia ignorandone la causa. Agire si gnifica battersi contro l’inquinamento atmosferico, promuovere la mobilità ur bana sostenibile, sostenere sistemi ali mentari sani, difendere la biodiversità come presidio sanitario. Le alleanze stra tegiche – con scuole, amministrazioni locali, associazioni, terzo settore – molti plicano l’impatto della voce medica nella sfera pubblica. 16 Il medico gode di un capitale di fiducia sociale da investire nella promozione dell’alfabetizzazione ambientale e climatica Il mondo già si muove: esempi internazionali In Finlandia, la figura del Planetary Health physician integra formalmente la dimen sione climatica nella pratica clinica nazio nale. Il Manifesto “Doctors for Future”, firmato da decine di migliaia di operatori sanitari, ha portato la voce medica dal G7 alle Cop sul clima. In Canada e nel Regno Unito, le green prescriptions sono parte dei percorsi di cura primaria: il medico pre scrive formalmente tempo in natura, con accesso gratuito a parchi e riserve. Reti come Doctors for Planetary Health e Isde, PER APPROFONDIRE Le green prescriptions Le prescrizioni verdi sono raccomandazioni terapeutiche formali con cui il medico invita il paziente a trascorrere tempo a contatto con la natura – parchi, boschi, aree verdi urbane – come parte integrante del piano di cura. Le evidenze scientifiche a sostegno di questo approccio sono robuste. Per esempio, una ricerca pubblicata su Pnas1 documenta la riduzione dei livelli di cortisolo e della ruminazione mentale; uno studio sugli effetti fisiologici dello shinrin yoku (bagno nella foresta) evidenzia il miglioramento della variabilità della frequenza cardiaca e l’abbassamento della pressione arteriosa;2 l’attention restoration theory di Kaplan & Kaplan descrive gli effetti benefici su ansia, depressione e burnout;3 ulteriori studi segnalano incremento dell’attività fisica spontanea e miglioramento della qualità del sonno. In Scozia e Canada, programmi strutturati di nature prescription sono già integrati nella medicina generale. In Giappone, lo shinrin-yoku è riconosciuto come pratica terapeutica dal Ministero della salute. 1 Bratman GN, Hamilton JP, Hahn KS, et al. Nature experience reduces rumination and subgenual prefrontal cortex activation. Proc Natl Acad Sci 2015; 112: 8567-72. 2 Park BJ, Tsunetsugu Y, Kasetani T, et al. The physiological effects of Shinrin-yoku (taking in the forest atmosphere or forest bathing): evidence from field experiments in 24 forests across Japan. Environ Health Prev Med 2010; 15: 18-26. 3 Kaplan, S. The restorative benefits of nature: toward an integrative framework. J Environmental Psychol 1995; 15: 169-182. il punto | 2 | 2026 insieme a strumenti come il “Green im pact toolkit” del Royal college of general practitioners, forniscono un supporto concreto a chi vuole intraprendere questo percorso. L’Italia, con la sua tradizione di medicina territoriale, ha tutte le potenzia lità per essere protagonista di questa tran sizione. Conclusione: diventare medici della Planetary Health Essere un medico della Planetary Health significa osservare e segnalare quando i determinanti ambientali minacciano la salute delle comunità; leggere le malattie Il medico del futuro cura la Terra curando le persone come segnali di un sistema che va fuori equilibrio; tradurre il sapere scientifico in azione civile. Non è un compito aggiuntivo: è una ridefinizione del senso stesso della professione medica nell’era che stiamo vi vendo. La crisi climatica è, a tutti gli effet ti, una crisi sanitaria. Come ogni crisi sa nitaria, richiede medici che si prendano cura della Terra e delle persone nello stesso gesto. y



Commenti

  1. Tutto condivisibile purtroppo la buona volontà non basta. Il medico lo sa che la salute è un complesso di molti fattori individuali e sociali. Sa che essa dipende da ciò che mangiamo dall’aria che respiriamo e da tutta la Natura che ci circonda. Sa anche che le malattie prima di guarirle bisogna evitarle. Ma la Medicina non è solo figlia della Scienza è un’arte un mestiere che dovrebbe guardare l’uomo che non è più al centro, è diventato cliente. La Medicina naviga nella cultura dei tempi, è anche figlia del potere che è più interessato a guarire che a prevenire. La parte critica della Medicina di oggi non è la Scienza. È la cultura dominata dal danaro. Ne siamo tutti vittime a iniziare dai medici che spesso sono trascinati per i capelli e indotti a seguire questa cultura sempre più distante dalla creatura umana ridotta a oggetto. Tra medico e “paziente”(colui che patisce) ci sono sempre più macchine, la chimica canta come le sirene ed entra nella persona e nella natura fa diventare malattia anche ciò che non lo è fa bella e lucente la frutta, profuma l’aria, uccide le “erbacce” e gli insetti “nocivi”, ci fa ingrassare per poi farci dimagrire ci fa diabetici per poi curarci. Gli scaffali sono pieni di promesse e di aiuti: per i piccoli e per gli anziani per ogni organo dai capelli ai piedi pronti ad integrare anche ciò che non manca. Ma non è la chimica è chi la usa come strumento di arricchimento. Occorrerebbe una cultura della salute ma andrebbe a danno di chi produce farmaci come la cultura della pace va a danno di chi produce armi. Tira un vento di tempesta. Ben vengano anche le voci di chi parla nel deserto: qualcuno finirà per ascoltarle prima o dopo. Senza farsi troppe illusioni: l’uomo ama sbattere la testa contro il muro per aprirla. Nicola Picchione, medico.

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