Suolo agricolo sotto scacco tra data center ed energie rinnovabili

 Editoriali

22 giugno 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena

Notizie importanti arrivano sul fronte delle energie rinnovabili, dette “pulite”, quelle che il sistema delle banche e delle multinazionali, il neoliberismo, ha scelto per sostituire le energie provenienti dai fossili e, così, continuare a fare gli stessi ingenti affari.

 A Lodi il movimento civico “Ama il tuo Paese” lancia l’allarme “Assalto al Lodigiano: suolo agricolo sotto scacco tra Data Center ed Energie rinnovabili e avanza 5 proposte:

  1. divieto tassativo di acqua potabile per il raffreddamento dei server (in America un solo impianto consuma milioni di litri di acqua) esclusione totale di aree di pregio da ogni insediamento invasivo;
  2. Sovranità dei Comuni per individuare le aree ed esprimere pareri vincolanti;
  3. Obbligo di autoproduzione da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno dei Data Center, ma installando i pannelli sui tetti dei capannoni industriali e sulle superfici già impermeabilizzate, senza consumare suolo agricolo;
  4. serve una soglia massima di saturazione oltre la quale non sia più possibile autorizzare ulteriori insediamenti.
  5. Stop al consumo di suolo agricolo:Le aree dismesse (brownfield) devono essere l’unica opzione reale per i centri dati. No a sconti sugli oneri per chi sceglie di costruire sui nostri campi.

Un appello alla responsabilità ben motivato, con una sottolineatura “Il progresso deve essere al servizio della comunità, non un parassita del nostro suolo e delle nostre bollette”.

Nella prima metà di Maggio u.s., l’editoriale del direttore di Qualivita, la prestigiosa fondazione senese, che riporta la sentenza del TAR del Veneto che, dopo aver annullato l’autorizzazione regionale relativa all’impianto di biometano a Sarzano, nel Comune di Rovigo, attribuisce rilievo culturale e giuridico alle Indicazioni Geografiche (Dop e Igp) dell’agroalimentare. Argine, appunto, giuridico agli impianti energetici che minacciano il paesaggio e l’agricoltura. In pratica la sentenza afferma che  le IG non sono spazi agricoli neutri e che serve valutare se l’intervento possa compromettere o interferire con le finalità di  tutela e valorizzazione delle produzioni agricole di qualità. Come dire che “c’è e conta il contesto agricolo complessivo, il sistema produttivo, il paesaggio rurale, la reputazione dell’area.  È un passaggio culturale prima ancora che giuridico, nel momento in cui riconosce che le DOP non sono semplici marchi sovrapposti ai territori, ma elementi che, nel tempo, contribuiscono a modellare il territorio stesso”.Una sentenza che apre alla riflessione prima di prendere una decisione che annulla la bellezza di un paesaggio rurale, la bontà di una produzione. Non vieta e, però, afferma il valore e il significato del territorio, della qualità dell'origine espressa dalle Indicazioni geografiche. Si sta parlando delle eccellenze agroalimentari, un primato straordinario per il nostro Paese, che, finalmente, acquista un valore culturale ancor prima di quello economico. In questo modo impegna le istituzioni a ragionare in modo diverso dal passato. Impegna, anche e soprattutto, il mondo dell'agricoltura e degli enti ad esso legati, ad allargare la propria visione per non fermarsi a vantarsi solo dei successi di quantità e valori ottenuti sui mercati. Se continua il furto di territorio con il solito cemento e asfalto e, sempre più, con le cosiddette energie pulite - il consumismo espresso dal sistema predatorio e distruttivo è sacro per chi non ha ancora capito che è la causa dei disastri che colpiscono la Terra - ci sarà meno cibo e, soprattutto, meno cibo di qualità. Sto pensando al mio Molise che rischia - ha già dato - di regalare altro territorio, quello segnato da Dop e Igp. 

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’approvazione da parte del parlamento europeo del regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NTG), i cosiddetti “nuovi Ogm”, con la gravità che non saranno etichettati per non dare al consumatore la possibilità di rifiutarli. Una vittoria delle lobby delle banche e delle multinazionali, a testimoniare che il sistema, che esse esprimono e rappresentano, ha la politica nelle sue mani.  Un attacco, dopo quello al vino ed all’olio i prodotti simbolo del Mediterraneo, al cuore del cibo naturale, di qualità, che il sistema neoliberista, occupato e preoccupato per il cibo artificiale, non ama.

Chiudiamo con la notizia, appena arrivata,  dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio che, con il suo presidente Michele Sonnessa, informa che “Il tema delle rinnovabili sarà al centro della Convention Nazionale delle Città dell’Olio in programma il 10 e 11 luglio a Corigliano-Rossano,  in Calabria, dove amministratori locali, istituzioni e rappresentanti delle comunità olivicole discuteranno del rapporto tra transizione energetica, tutela del paesaggio e sviluppo delle aree rurali. Dove verrà affermato che le energie rinnovabili sono parte del futuro, ma non possono diventare una minaccia per il patrimonio agricolo italiano”.

p.s.: per avere migliori e più complete informazioni su Data Center c'è un servizio di Rai 3, Piazza Pulita di ieri sera, che spiega bene, Vale la pena vederlo perché fa capire lo spreco di territorio, agricoltura, cibo; Il consumo enorme di acqua e di energia. In pratica la fine di questo nostro amato Paese

 

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

U munne (il mondo)

Le Osterie del Molise, consigliate da Slow Food 2023