Reddito di contadinanza
Leggo di nuovo, per la sua attualità, il libro “Reddito di contadinanza – l’agricoltura al centro della transizione ecologica” - uscito nel febbraio del 2024 per Manifesto libri nella collana “attenti ai dinosauri”, a cura della mitica Luciana Castellina - di grande attualità, che merita di essere letto e promosso perché spiega quella che è sempre stata una questione aperta, ancor più oggi, l’agricoltura.
Un libro,
presentato a Termoli subito dopo la pubblicazione, scritto da Famiano Crucianelli, già parlamentare,
sottosegretario agli esteri nel governo Prodi, da più di un decennio presidente
del “Biodistretto
della via Amerina e delle Forre”, nella Tuscia. iI territorio che ha visto l’espansione di una coltivazione
intensiva, protagonista la Ferrero con le sue nocciole, che ha creato e crea
non pochi problemi all’agricoltura di quella realtà, non più campi e
biodiversità, ma una monocoltura, che ha un solo obiettivo, la quantità.
È la scelta
della responsabilità del Biodistretto che
ha portato Famiano - attento conoscitore e amante del mondo agricolo di due
realtà a lui familiari, vissute, da sempre, con intensità e passione, forte
senso di appartenenza, il viterbese e il Molise - a occuparsi ed entrare nel
merito della questione agraria nel tempo del neoliberismo. Il sistema
predatorio e distruttivo – spiegato nel libro - che, da oltre 70anni, si è appropriato della
politica, lasciando a quelli che oggi credono di farla solo le chiacchiere.
Niente sogni, niente progetti, meno che mai strategie e programmi, con
l’agricoltura non più settore primario dell’economia, premura e cura del
territorio, il grande tesoro comune, sia delle sue risorse (suolo e fertilità, ambiente e paesaggio) che dei suoi valori (storia e cultura, tradizioni).
È la crisi strutturale del 2004 del settore, che rende l’agricoltura la terra
di conquista delle scelte neoliberiste con chilometri e chilometri quadri di
territorio destinato a diventare cemento ed asfalto e, ultimamente, base delle
cosiddette energie pulite, che, per me, sono un furto di suolo, di fertilità,
di cibo, cioè della sola energia vitale e, non solo, per noi umani, ma per la
natura nel suo complesso. Quello che resta è segnato dalla scomparsa della
piccola azienda coltivatrice, la crescita di quelle già grandi che vuol dire
perdita di sostenibilità e biodiversità, affermazione di un’agricoltura
industrializzata grazie a possenti trattori e ad un aumento della chimica, con
i primi che, solo in Europa, hanno distrutto poco meno dell metà dei suoli, e
la seconda, fonte di inquinamento e causa primaria di quel ruolo che, con gli
allevamenti superintensivi, porta il già settore primario a diventare il nemico
del clima, secondo dopo le estrazioni dei fossili. Una questione che, alla
fine, non ha interessato più nessuno. L’autore parla di “errore teorico, di
tutti i partiti e d chi ha avuto responsabilità istituzionali, di aver
derubricato dalla politica la centralità e del mondo rurale”. E non solo, lo
stesso mondo delle organizzazioni agricole, sia di chi è da sempre a fianco dei
governi nazionali e regionali, non importa l’appartenenza politica, e di chi,
avendo perso la memoria delle sue origini e del suo passato di lotte, segue il
percorso in silenzio. Anche i movimenti di lotta nati negli ultimi anni parlano
di tutto meno dell’agricoltura, tant’è che non viene neanche citata nei programmi pur di grande interesse, e ciò fa
capire che la città e gli intellettuali non conoscono la campagna.
A
sottolineare questa grave dimenticanza l’autore ricorda nelle sua prefazione
che “il futuro delle campagne è la cruna dell’ago dove debbono passare le
grandi questioni della nostra epoca”. Questioni che il libro riporta e analizza
nei suoi 4 capitoli raccolti in 101 pagine, da quella agricola al Reddito di
contadinanza; da Verso una nuova
riforma agraria a Centralità e
rigenerazione del territorio, quest’ultimo con i Biodistretti, la Tuscia e
le nocciole. A chiudere il libro, l’”Obiezione,
che, riprendendo il ragionamento su l’errore teorico posto nella prefazione,
entra nella realtà che il mondo sta vivendo e parla della parabola della
globalizzazione, della crisi in atto…di un ordine mondiale malato… con sullo
sfondo l’enorme problema del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare,
che vede l’agricoltura artefice e vittima. Parla anche della necessità
(priorità) di una riflessione sull’utilità e sui limiti delle tante esperienze
locali… che rappresentano laboratori di teorie e di prassi alternative al
pensiero e ai comportamenti convenzionali. Esperienze che hanno visto, e
vedono, la difesa e l’accumulo di una soggettività che è condizione prima per
ogni ragionamento sul futuro. Un ragionamento che porta a entrare nel merito
del tipo d sviluppo proprio di un sistema, il neoliberismo delle banche e delle
multinazionali o, meglio, del dio denaro.
Pasquale Di
Lena

Attualissimi.problrmi ebsuggerumenti polituci.ci vuole che i. Lavoratori lo sappiano
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