Nel Molise che si svuota c'è chi vive ancora senza acqua pur di restare

 Abbonati ora!

Film

Nel Molise che si svuota c'è chi vive ancora senza acqua pur di restare

"Ritorno al Tratturo", il documentario narrato da Elio Germano, racconta chi ha scelto di restare nelle aree interne del Molise tra allevamenti, tratturi e piccoli borghi che resistono allo spopolamento

  • 06 Maggio, 2026
Pubblicità

Il documentario d’inchiesta Ritorno al Tratturo, nei cinema italiani dal 29 aprile 2026, e diretto dal documentarista Francesco Cordio, inquadra la resistenza di chi vive nelle aree interne del Molise, e le sfide quotidiane affrontate, promuovendo un modello di vita sostenibile. Il tema dell’opera è un viaggio che esplora il tratturo, l’antico sentiero di transumanza, per raccontare la biodiversità e la resistenza sociale in queste aree. Il documentario affronta le tematiche dello spopolamento, la burocrazia e l’asseza di servizi, attraverso la voce delle comunità coinvolte.

Il documentario che racconta le aree interne del Molise

«Ci sono luoghi in Italia dove per arrivare a scuola o in ospedale servono ore di viaggio», così inizia il cammino narrato dalla voce dell’attore Elio Germano. Luoghi dove non c’è rete né segnale telefonico. Dove in certi casi manca perfino l’acqua corrente. Sono le aree interne: 60% del territorio italiano, 13 milioni di abitanti, un quarto della nostra popolazione. Vivere qui è difficile. Eppure qualcosa si sta muovendo. Contadini, allevatori, artigiani, piccoli imprenditori e studenti che restando nelle aree interne danno vita a nuove comunità, e costruiscono reti locali come alternativa a un modello di sviluppo che consuma risorse, erode il suolo, inquina e genera ricchezza per pochi e povertà per molti. È il valore del “fare insieme”, in opposizione a una visione dominante che pretende che ciascuno si salvi da solo.

Il tratturo come percorso di resistenza

tratturo

I tratturi, ormai abbandonati, sono ampi percorsi erbosi, utilizzati per millenni per la transumanza stagionale delle greggi tra Abruzzo, Molise e il Tavoliere delle Puglie. Nelle dolci montagne del Molise, un flusso continuo di animali ed esseri umani lungo una striscia di demanio larga circa cento metri e lunga centinaia di chilometri, per secoli ha messo in contatto le popolazioni europee con quelle del Mediterraneo. Un’esperienza nomade che ha plasmato in profondità l’identità di questi territori. Percorrendolo, lo spettatore è guidato da due figure centrali: Filippo Tantillo, ricercatore territorialista e autore de L’Italia vuota. Viaggio nelle aree interne pubblicato da Laterza nel 2023, e l’attore Elio Germano, voce politica e cicerone molisano sul campo. Insieme i due incontrano i protagonisti che hanno scelto con coraggio una vita rurale.

elio germano e federica ritorno al tratturo

I protagonisti del documentario

Le persone incontrate lungo questo percorso raccontano di mobilità e leggerezza, di manualità e ricerca dell’essenziale e, attraverso le loro attività quotidiane, si prendono cura di luoghi straordinari, preservando quella biodiversità da cui dipende il futuro della nostra specie. Come Valerio, che da Roma si è trasferito nelle montagne di Frosolone per allevare capre e produrre formaggio artigianale in condizioni che lui stesso definisce «clandestine»: niente acqua corrente, niente bagno, un fornello a bombola. La burocrazia lo travolge fin dal primo giorno: per spostare due capre da una regione all’altra servono autorizzazioni che lui non poteva neanche immaginare. Il comune che da dieci anni non gli attacca l’acqua, i vicini che lo denunciano, gli allevatori del posto che lo guardano con sospetto. Eppure lui rimane. La sua voce nel film è la più densa, la più ironica, la più politica senza saperlo.

valerio ritorno al tratturo

O come i viandanti di Cammina, Molise!, iniziativa di trekking culturale e turismo sostenibile che ogni estate promuove le aree interne e i borghi molisani attraverso percorsi di turismo lento e valorizzazione del territorio. Si fa anche la conoscenza di Federica, che ha ereditato il ristorante di famiglia dalla mamma, scomparsa all’improvviso. Ha scelto di andare avanti, ma «non per ragioni economiche», dice chiaro e tondo, che diventare ricca non le interessa, ma per passione, per continuità, per un senso di responsabilità verso qualcosa che non ha ancora un nome preciso, ma che si sente. Il suo ristorante è un presidio sociale oltre che un’attività commerciale. O il gruppo di giovani che ha aperto una libreria in un borgo quasi disabitato. Ci sono poi GiuseppeCarmela e gli altri, che insieme costruiscono un ritratto collettivo che non è mai compassionevole, mai consolatorio.

Il riferimento ironico al titolo del celebre film di Robert Zemeckis richiama l’idea che, proprio come capisce Marty McFly, l’unico modo per costruire un futuro migliore sta nel tornare al passato, riscrivendolo e facendo affidamento sulle proprie radici. La forza del film sono quelle persone che stanno cercado con coraggio un’alternativa fondata sulla sostenibilità e l’autenticità.

Commenti

Post popolari in questo blog

U munne (il mondo)