Mario Gramegna

di Vincenzo Di Sabato  



Immaginaria chiacchierata con Mario Gramegna, intellettuale e artista del dolce dire migrato nella città futura il 18 maggio 2007 ___ La vera tristezza non è quando scende la sera, ma quando al mattino non trovi più l’amico e non ricevi più da lui la carezza del buon giorno. La solitudine non è il focolare spento, ma è la realtà del non trovar più il fiammifero a portata di mano per riaccenderlo. Dopo di te, caro Mario, la brace s’è smorzata e la musica è finita. Vàpora soltanto dal sottosuolo delle memorie, il tuo “dolce dire”. E così risento il sospiro della tua prima telefonata: marzo 1957! Ero giovane e bisognevole di stimoli per ristorare le mie incertezze. Tu – preside e presidente di Storia Patria del Molise, saggista, poeta, dialettologo - ereditasti da Gaetano Tartaglia, anche la pagina regionale de “Il Popolo”. Ettore Bernabei ti proclamò Capo Redattore per il Molise. Ed io, assistito da te, incominciai a scarabocchiare carte, inviandoti il “fuori Sacco” due/tre volte la settimana. Facevo altrettanto per Corrado Caluori corrispondente del “Messaggero”, assieme al quale tu mi insegnasti a scrivere con la virtù della sintesi. “Proteggiti – mi ordinasti - dalla morbosa voluttà di notizie chiassose che ti faranno sordo alla “bella notizia”. Renditi operatore di quella ecologia giornalistica, che dà gusto al silenzio, dentro il quale maturano le grandi parole della vita”. Fu la prima esortazione che mi consegnasti, seduti per un momento al “Lupacchioli” di Campobasso, 69 anni fa. Cessò, poi la bella storiella – interrotta per trent’anni, in seguito al mio sopravvenuta impiego alle Poste Italiane. Poi, a sorpresa e da pensionato, ci ritrovammo, a Guardia, il 22 luglio 1988, assieme a tutti gli amici di prima, per inventare il “Centro Studi Molise 2000” che, da quel giorno con il tuo conforto, con quello di Sabino d’Acunto, di Emilio Spensieri, Corrado Caluori e di Luciano Gentili, ho potuto servire con umiltà fino al 2018. Si sgomitolarono, man mano, idee e azioni che hanno dato originalità e arditezza alla cultura del Molise. “Perciò - mi spronasti – senza aspettarti gloria. Sappi che la ricompensa di una cosa ben fatta, è averla fatta! Lavora, contagia, perché il Molise ha bisogno di infezioni e di menti più aperte e di bocche più chiuse”. E lo abbiamo fatto docilmente insieme giocando d’anticipo nelle partite dell’arte e della creatività. Il 26 dicembre 1990 ci fu in Cattedrale il Concerto di Natale suonato dall’Orchestra Filarmonica di Plovdiv (Bulgaria), cantato da le Voci del Danubio e da Boris Cristov, il basso allora più acclamato del mondo. Sotto la regia di Carlo Savini, Presidente dell’Unione Europea dei Critici d’arte di Bruxelles, realizzammo subito, e per quattro anni, la “Rassegna Molisana d’arte contemporanea” che, a primavera, radunava gli artisti qui e, nei primi giorni d’autunno, a Roma per esporre i loro stupori presso le Gallerie più eleganti d’Europa. E, dopo di che, ne facemmo di tutti i colori, né c’è spazio per poterli sfiorare ed elencare. Devo salutarti indimenticabile Mario, fidando nella tua misteriosa e rassicurante presenza. Offrimi edizioni aggiornate delle tue grandi virtù: la semplicità, la tenerezza, la misura delle parole, l’ètica. Fammi riscoprire la gioia antica del fermarci, confabulando con amici, come facevo con te, senza guardare l’orologio. Ispirami parole e gesti di coraggio e non farmi tremare la voce quando, a dispetto di tante furbizie che invecchiano il Molise, osiamo annunciare tempi migliori. Obbligami a pagare, a piccole rate, il prezzo di dignitose azioni. E moltiplichiamo le nostre energie per investirle nell’unico affare ancora redditizio della civiltà: l’amicizia, la solidarietà, la poesia suggestiva, magari dialettale e pura di bellezze e di amore. Ciao Mario! – Vincenzo

Commenti

  1. Grazie Vincenzo. Ho avuto il piacere di conoscere Mario all'Hotel Eden di Campobasso quando, alla fine degli anni '80 ha presentato il mio libro d poesie in dialetto "U pemziere" e, poco dopo, rincontrarlo per ringraziarlo dell'onore che mi ha voluto dare inserendomi, con una sua nota critica ad alcune mie poesie, nel primo dei due volumi su Letteratura dialettale molisana. Una persona squisita, che solo pochi giorni fa, ho avuto modo di ricordare con Antonio Giannandrea, marito della figlia Maria Teresa. Grazie ancora

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  2. Giuseppe prof. Acierno19 maggio 2026 alle ore 20:39

    E' confortevole e rassicurante conoscere le storie di maestri del pensare, del dire e del fare e di allievi altrettanto bravi nell' aver fatto tesoro dei loro consigli e insegnamenti.
    È fortuna aver potuto incontrare maestri e mentori di elevato spessore culturale ed etico.
    Buone cose

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