Un nuovo concetto di difesa

 di Umberto Berardo



Chi legge ciò che scrivo sa quanto io sia distante dalla violenza come soluzione dei conflitti e

conosce il mio impegno per la promozione di una difesa popolare non violenta non solo rispetto ad

aggressioni, ma anche di fronte a calamità naturali che distruggono il territorio mettendo in crisi la

pacifica esistenza delle persone.

Esiste ora un progetto “Un’altra difesa è possibile” per iniziativa di Conferenza Nazionale Enti

di Servizio Civile, Rete Italiana Pace Disarmo e Sbilanciamoci.

Si tratta di una campagna promozionale dell’idea affermata negli articoli 2, 11 e 52 della

Costituzione Italiana di ripudio della violenza e della guerra come strumenti offensivi per giungere

a una nuova e più articolata forma istituzionale di difesa dell’Italia fondata sui principi e le tecniche

del movimento pacifista.

L’iniziativa è partita con l’elaborazione di un disegno di legge di iniziativa popolare in cinque

articoli che prevede in sintesi il riconoscimento di una difesa civile complementare a quella militare

e l’istituzione di un “Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, al quale sono

attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia”.

Tale Dipartimento avrà la funzione di coordinare quanti operano nella direzione prevista dalla

legge, di fondare un Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo e di lavorare in sinergia con la

Protezione Civile e il Servizio Civile Universale.

È ipotizzato in merito anche un fondo nazionale con stanziamenti a carico del bilancio dello Stato

e alimentato anche da una quota del 6 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Questa iniziativa raccoglie tutte le idee e le proposte del Movimento Non Violento e le porta per

così dire alla maturità istituzionale prevedendo la possibilità di assolvere l’obbligo costituzionale di

difesa previsto nell’articolo 52 attraverso un lavoro concreto con l’inserimento nel Servizio civile,

nei Corpi civili di pace e nella Protezione civile.

Grandi ideologi del movimento pacifista come Alex Langer, Aldo Capitini, Danilo Dolci, Pietro

Pinna e Lamberto Borghi hanno sostenuto giustamente che chi vuole la pace non può limitare la sua

azione a contestare le guerre o a condannare la violenza dell’emarginazione e dei genocidi, ma deve

operare per prevenire tutto ciò attraverso un impegno sul piano culturale e legislativo.

È per questo che essi hanno avanzato l’obiezione di coscienza alle spese per le armi e al servizio

militare con scioperi e digiuni.

Il progetto “Un’altra difesa è possibile” mi pare percorra proprio tale strada liberando il concetto

di pace da forme utopiche o peggio ancora astratte che la immaginano talora come una parentesi tra

conflitti armati mentre essa dovrebbe essere costruita ogni giorno con leggi adeguate che non solo

siano capaci di cancellare la forza e la violenza, ma di costruire la condivisione e la giustizia

sociale.

Viviamo un’epoca segnata da una ripresa spaventosa delle guerre e delle sopraffazioni quasi esse

fossero l’unica via per la soluzione dei conflitti; perciò abbiamo bisogno di occuparci con

intelligenza ad elaborare alternative agli strumenti di morte per raggiungere una pace reale e

duratura.

L’impegno e le lotte degli obiettori di coscienza al servizio militare hanno permesso il

riconoscimento della piena legittimità costituzionale alla forma “civile” della difesa della patria.

Anche in Molise molti hanno operato in tale direzione e tra essi mi piace ricordare il carissimo

Piergiorgio Acquistapace in particolare per il grande lavoro portato avanti nella direzione del

pacifismo.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del 1985 ha equiparato in ogni caso solo

formalmente il servizio civile a quello militare, mentre il progetto “Un’altra difesa è possibile”

cerca di dare al primo la stessa dignità istituzionale del secondo.


La nuova proposta di legge è stata depositata in Cassazione il 16 marzo 2026, ma perché possa

essere discussa dal Parlamento ed eventualmente approvata ha bisogno di almeno 50.000 firme di

cittadini italiani le quali possono essere apposte legalmente anche on line accedendo con Spid o Cie

al sito web www.difesacivilenonviolenta.org, ma utilizzando allo stesso modo il Qrcode ivi presente

oppure collegandosi alla piattaforma del Ministero della Giustizia

www.firmereferendum.giustizia.it.

È ovviamente possibile a tutti mettersi a disposizione di questa iniziativa su tutto il territorio

nazionale per creare un Comitato Promotore locale al fine di sostenere e rilanciare eventi e incontri

a favore di questa idea di “Un’altra difesa è possibile”.

L’impegno non può e non deve essere tuttavia solo la raccolta firme nelle piazze, ma la capacità

di far camminare il progetto in tutte le comunità per arricchire l’idea che esso sottende con il

confronto e la capacità di dargli un senso con la concretezza degli strumenti operativi.

Per consigli ed aiuto si può contattare la Segreteria Nazionale della Campagna c/o il Movimento

Nonviolento in via Spagna 8, 37123 Verona Tel. 045/8009803 – info@difesacivilenonviolenta.org.

La raccolta firme, iniziata il 18 marzo 2026, ha raggiunto mentre scrivo il 7% delle sottoscrizioni

dovute; dunque credo sia quanto mai necessario un impegno di tutti noi in tale direzione.

In Molise un Comitato Spontaneo ha dato a suo tempo un utile contributo per impedire che

passasse nell’opinione pubblica la cosiddetta “autonomia differenziata”.

Sarebbe auspicabile e bello se quanti hanno lavorato allora in molti paesi della nostra regione

riprendessero a farlo su questa nuova iniziativa.

Commenti

  1. Un'idea valida, ma fattibile solo se il dio denaro diventa un ricordo e il denaro torna ad essere un mezzo e non un fine

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