Un Molise abbandonato e ora in ginocchio
di Umberto Berardo
Per anni in molti abbiamo lottato per impedire allo Stato di creare discriminazioni
nell’attribuzione dei fondi pubblici alle diverse regioni e nella gestione dei servizi fondando tutto
unicamente sui criteri ragionieristici relativi al numero degli abitanti.
Ci siamo spesi perché la nostra regione avesse una rete scolastica, una sanità, delle infrastrutture
e dei servizi essenziali in grado di garantire sicurezza ed efficienza e fossero allo stesso tempo
funzionali alle esigenze della popolazione.
Le battaglie condotte con il Forum per la Difesa della Sanità pubblica e con il Comitato contro
l’Autonomia Differenziata non hanno dato molti risultati perché la differenziazione dei servizi e
delle infrastrutture tra le diverse regioni italiane sin dalla nascita del Regno d’ Italia è sotto gli occhi
di tutti e purtroppo continua senza che le popolazioni discriminate in particolare nel Meridione
riescano ad uscire dalla rassegnazione e porre in essere delle azioni decise di rivendicazione dei
propri diritti.
Il Molise è tra le regioni che stanno pagando di più gli errori e le omissioni di una politica che
continua a guardare i problemi del Paese con occhi strabici nella gestione dei problemi della
popolazione.
Se molti e in particolare i giovani hanno ripreso la via dell’emigrazione si deve al fatto che in
questi nostri territori e in particolare in quelli delle aree interne non trovano più alcuna ragione per
continuare a viverci.
La gravità della situazione economica è lampante e senza quel “Decreto Molise”, che pure in tanti
abbiamo sollecitato, è in pericolo la stessa tenuta dell’autonomia regionale.
Come se tutto ciò non bastasse, nella grave calamità naturale che ha colpito la nostra regione
nulla si è fatto per prevenire i possibili gravi effetti annunciati e solo dopo una settimana il
Consiglio dei Ministri si è riunito per definire un intervento straordinario dello Stato al fine di
trovare almeno dei rimedi provvisori al disastro che le perturbazioni nevose e piovose hanno
arrecato a un territorio mai monitorato adeguatamente e curato in tutti i suoi aspetti.
È stato deliberato uno stanziamento di cinquanta milioni di euro per l’attuazione dei primi
interventi urgenti, ripartito tra le regioni interessate in ragione di 15 milioni di euro per la Regione
Abruzzo, 5 milioni per la Regione Basilicata, 20 milioni per la Regione Molise e 10 milioni per la
Regione Puglia.
È difficile al momento valutare se tali somme siano sufficienti a coprire i primi lavori immediati.
Mentre scrivo sono ora state prese le prime decisioni per riattivare in qualche modo il blocco
delle vie di comunicazione stradali e ferroviarie che lungo la fascia adriatica aveva interrotto
completamente la circolazione di treni, camion e auto tra Vasto e Termoli costringendo molti a
percorsi alternativi tortuosi e davvero insostenibili dal punto di vista economico ma soprattutto
umano.
Poco si scrive sui disagi creati dagli smottamenti e dalle frane nei territori del Medio e Alto
Molise con alcuni Comuni rimasti isolati per giorni o raggiungibili ancora solo con grandissime
difficoltà.
Cito a mo’ di esempio la situazione dei collegamenti tra l’Area dell’Alto Sangro e Agnone e le
continue frane sulla SS Fresilia tra la Bifernina e i paesi del Medio Molise.
Molto seria la situazione anche nei Comuni di Trivento, Salcito e Frosolone con diversi abitanti
allontanati per precauzione dalle proprie abitazioni.
Non mi esprimo sulla decisione dei giorni scorsi di cancellare i treni a lunga percorrenza
sull’intera fascia adriatica da e per Milano senza mantenere almeno quelli da e fino a Pescara perché
questo avrebbe potuto agevolare i tanti passeggeri che si erano mossi per le festività pasquali e che
hanno dovuto cercarsi alternative rocambolesche a proprie spese.
Lo stesso funzionamento delle scuole avrebbe potuto avere delle soluzioni molto più razionali
lasciando ai singoli sindaci d’intesa con i dirigenti scolastici le decisioni in merito.
Di sicuro soprattutto il Molise, ma anche l’Abruzzo e la Puglia hanno avuto da questa situazione
dei danni umani ed economici notevoli.
Il primo problema da affrontare a livello tecnico, amministrativo e politico è quello di riattivare in
sicurezza nelle zone colpite le vie di comunicazione almeno a livello provvisorio per far ripartire la
vita economia sul piano industriale, commerciale e turistico anche in vista della stagione estiva.
Da due giorni, come accennato sopra, è stata riattivata la rete ferroviaria sia pure a velocità ridotta
e riaperti tratti della A14 tra Abruzzo e Molise anche se con una sola corsia per senso di marcia così
come quelli della SS709 Tangenziale di Termoli, della SS16 “Adriatica” e della SS157
precedentemente chiusi.
Occorre ora dare sostegno economico anzitutto ai tanti agricoltori che hanno visto distrutto i
raccolti dei loro campi allagati.
Abbiamo poi la necessità costante di monitorare tutto il territorio colpito per verificare se le
strade e le ferrovie che lo attraversano possono dare tranquillità ai passeggeri o se non si deve
studiare un piano per ridisegnare il loro percorso rendendolo più sicuro.
Spero vivamente che la grave calamità che ha colpito il Molise insegni a tutti che occorre più
onestà e responsabilità nell’approvazione dei progetti per opere pubbliche e nell’edilizia privata
come nel rilascio delle autorizzazioni relative e nel controllo della loro esecuzione.
La superficialità con cui si è operato finora deve interrogarci molto non solo sulle incombenze
degli amministratori ma anche sulle eventuali omissioni o inottemperanze dei cittadini e delle
imprese nell’effettuazione dei lavori.
Le calamità naturali hanno sicuramente delle ragioni di ordine naturale che talora sfuggono alla
possibilità d’intervento degli esseri umani, ma talora sono generate da errori o da dimenticanze di
persone che sono deputate proprio alla cura e al controllo del paesaggio e del territorio.
Nulla o poco si fa ad esempio per incanalare, regolare e irregimentare le acque piovane e reflue
né per bonificare aree del territorio strategicamente importanti ma paludose.
È ciò che un tempo facevano i nostri contadini con i canali di scolo tracciati e realizzati nei campi
dopo il maggese.
Ora di fronte alla situazione che vive la regione mi auguro vivamente che le enormi risorse
impegnate dal governo in quelle che vengono definite “grandi opere” siano dirottate
responsabilmente proprio nella difesa del territorio e in progetti per garantire i servizi essenziali ai
cittadini.
Il Molise è stato abbandonato da anni e ha bisogno di risorse economiche ragguardevoli per
garantire una vita dignitosa ai cittadini e un futuro alle nuove generazioni.
Gli eventi di questi giorni hanno dimostrato che le sue infrastrutture sono del tutto inadeguate e
che non s’interviene neppure per riattivare strade chiuse da anni.
In questo momento è davvero indispensabile rivendicare interventi in tale direzione mettendo da
parte ogni polemica o diatriba di carattere ideologico e cercando insieme, magari attraverso una
commissione paritetica, ogni sinergia per risolvere i gravi problemi che stiamo vivendo.
Di sicuro dev’essere chiaro che i molisani non potranno né dovranno accontentarsi della
riapertura parziale e provvisoria delle strade e della rete ferroviaria adriatica.
Abbiamo bisogno che la politica dia a questa terra le stesse opportunità e i medesimi servizi
presenti in altre regioni e di essere collegati al resto d’Italia in tempi che non possono essere quelli
attualmente insostenibili,
se i cittadini vogliono raggiungere condizioni di vita accettabili è necessario che tengano sotto
osservazione le decisioni politiche e amministrative e controllino con attenzione i risultati raggiunti
senza rifugiarsi più nel privato e nel clientelismo.
Concludo rivolgendo un plauso agli amministratori, alle forze dell’ordine, alla protezione civile,
ai vigili del fuoco, all’Anas e ai numerosi volontari che si stanno prodigando per aiutare tanta parte
della popolazione che vive disagi enormi soprattutto quando viene evacuata dalle proprie abitazioni.
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