Un giorno di speranza

Il mio articolo pubblicato sulla più bella delle riviste dedicate al vino OINOS - VIVEREDIVINO,  in distribuzione al  VINITALY, la Fiera internazionale del vino italiano, giunto  alla sua 40ma edizione. Il grande incontro con un mondo che risente del vivere oggi nelle mani di pazzi criminali
L’11 di Novembre di ogni anno ricorre il giorno di san Martino, il cavaliere che si è spogliato del suo mantello per riparare dal freddo i poveri, ma che non viene ricordato per questa sua generosità e capacità di spogliarsi delle ricchezze, come San Francesco d’Assisi, in un momento in cui questi esempi, se ripresi da chi oggi è ricco o straricco, farebbero tirare un sospiro di sollievo ad un Paese in crisi ed alla povera gente di questo Paese che è sempre più povera e più numerosa. IC’è da dire che nei primi giorni di questo 2026 è stata pubblicata una lettera aperta “Time to Win” (è tempo di vincere), sottoscritta da ben 400 milionari e miliardari di 24 paesi, dove si legge che la concentrazione della ricchezza crea forti disuguaglianze ed esse rappresentano un vera e propria minaccia per la stabilità economica e le democrazie. Ed ecco che fanno appello per una maggiore tassazione in modo da contrastare il grosso divario in atto tra ricchezza privata e quella pubblica. Mancano le firme di Trump, di Musk e dei rimanenti 1% di ricchi e straricchi che posseggono la ricchezza de l 99% dell’umanità e condizionano, oggi più che mai con il sistema nelle mani del dio denaro, le scelte politiche dei governi, a partire dalle dichiarazioni e coinvolgimenti snelle guerre dichiarate o annunciate.
Tornando all’accoppiata 11. 11, il giorno di san Martino, quello in cui ogni mosto diventa vino, cioè ha completato la sua fermentazione appagando i fermenti affamati degli zuccheri dell’uva pigiata. Il giorno della speranza, perché è il giorno che sta a significare la fine di un processo essenziale per avere il vino e, con esso, la bontà. La bevanda che più ci appartiene perché è parte di noi, cultura, paesaggio, tradizione, cultura e memoria e, anche, senso vero di sobrietà, visto che l’eccesso ubriaca e, se questo si ripete, diventa abitudine, droga che, a volte, può portare perfino alla follia. L’11. 11, un’accoppiata magica, a significare davvero un giorno speciale, sperando che lo sia per tutti quelli che hanno oggi bisogno di solidarietà perché vittime di guerre che negano la vita e distruggono vasti territori; anziani che vivono, disperati, il senso della solitudine; malati senza la possibilità di un’assistenza dovuta; operai senza lavoro o in cassa integrazione; precari; giovani che pensano di andar altrove a trovare il proprio futuro; coltivatori e pastori che rischiano di essere cacciati dalla propria proprietà per dare spazio a nuovo cemento e asfalto e, ultimamente, a fonti di energia pulita, furto di cibo; i rimanenti abitanti di piccoli paesi in vi adi abbandono e altri, come gli uomini di cultura e di teatro, i ricercatori. Solidarietà di cui ha forte bisogno, soprattutto in questo momento, non solo la nostra Italia, ma il globo che viviamo, che, da tempo, si piega sul proprio asse per i troppi pensieri e le stupide violenze dell’uomo. Non è il giorno della fine, ma, a mio parere, dell’inizio della ripresa di un nuovo percorso, anche se ci sarà, per un po’ di tempo, tanta, tanta confusione. La rimozione di un ostacolo non basta, c’è bisogno di toglierne più di uno. Se si pensa allo stato di crisi che vive la nostra agricoltura e, con essa, i mille territori che la esprimono con le eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg, c’è da dire che il suo abbandono è diventato un ostacolo, e non da poco, alla fama dell’agroalimentare italiano, a partire dal vino, che, da tempo, è sotto processo. Una crisi strutturale, quella dell’agricoltura nel 2004 - settore non più primario - che ha affermato il neoliberismo e anticipato di tre anni la crisi generale del 2007/2008. Un fatto che deve pur significare qualcosa per chi vuole governare e non ripetere l’errore di una dimenticanza grave, che ha bloccato il futuro e portato il Paese a vivere una crisi crescente dalla quale è possibile uscire prendendo una nuova strada, quella della sobrietà alternativa allo spreco, al consumismo, per ripartire. Un’alternativa possibile se la politica e chi vuole governare prende in seria considerazione l’agricoltura e la riporti a quel ruolo di centralità anche per contrastare lo strapotere della finanza. È urgente chiudere un periodo, sempre più buio, della storia recente di questo nostro Paese e, non solo, del mondo, che riguarda l’intera umanità per rilanciare la speranza e il dialogo, la calma, il rispetto, ma che non sia bonaccia. A partire dal fondamentale ruolo dell’agricoltura, quale fonte di cibo, di ambiente (le tante alluvioni sono anche il segno dell’abbandono dei territori), di paesaggio, cioè di cura del territorio; dalle risorse vere che abbiamo e che dobbiamo solo promuovere e valorizzare. Una speranza che ci è data proprio dalla felice combinazione 11. 11, il giorno di san Martino. Il numero magico astrologicamente perché è il segno della fermentazione e trasformazione, della forza, della volontà, dell’ostinazione, della possibilità di farcela, in pratica della vita.

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