Sulla democrazia

di NICOLA PICCHIONE

Non dobbiamo mai dare nulla per scontato. Nemmeno la democrazia e l’idea che ne

abbiamo.

Nata zoppa (in Atene non tutti potevano votare) cresciuta con equivoci (la famosa Magna Cartha

serviva solo a limitare il potere assoluto del re: baroni, chiesa e commercianti facevano sentire il

loro peso ma non il popolo) e poi con illusioni (la rivoluzione francese con la sua trinità fraternità-

eguaglianza-libertà rimase in buona parte uno slogan subito accantonato da Napoleone) ancora

oggi è non solo a rischio continuo ma può diventare una scatola retorica mascherata dal voto cioè

dal potere della maggioranza che non sempre ha ragione. “Il buon senso c’era; ma se ne stava

nascosto, per paura del senso comune” dice Manzoni parlando della peste e delle relative false

credenze popolari sulla sua origine e diffusione. La maggioranza ha scelto Netanyahu e Trump.

La democrazia esige conoscenza ragionamento e analisi. La conoscenza è a rischio: il potere la

manovra, la nasconde o la falsifica. Il ragionamento e l’analisi possono essere ingannati dalla fede,

dalla appartenenza. La democrazia non è intesa allo stesso modo. In Russia si vota ma per noi

non c’è democrazia, in Cina si vota ma noi non la riteniamo una democrazia anche se la

Repubblica democratica cinese in un documento ufficiale del 2021 si afferma che la sua è “una

democrazia che funziona” e che “la democrazia e la libertà sono valori comuni all’umanità e la

democrazia può essere realizzata in molti modi” aggiungendo:” Se il popolo viene svegliato solo al

momento del voto e rimandato in letargo al termine delle votazioni, se viene servito con dolci

slogan in campagna elettorale ma non ha voce in capitolo dopo le elezioni, se viene corteggiato

durante la campagna elettorale ma lasciato fuori al freddo dopo, questa non è una vera

democrazia”. Bella lezione da chi riteniamo non essere democrazia. Uno studio dell’università di

Harvard ha valutato che il governo cinese è gradito a più del 90% del popolo cinese.

Evidentemente hanno un concetto di democrazia diverso dal nostro: da noi prevale l’interesse (e la

libertà) individuale, la società è al secondo piano; per loro evidentemente è la società al primo

piano e la libertà individuale viene dopo. Noi- compresa la cosiddetta sinistra- siamo figli del

liberalismo dell’800. Peccato che la nostra libertà spesso consiste nel poter sbraitare liberamente

anche se poi nessuno ci sta a sentire. Finiamo col ritrovarci politici incapaci e non raramente

corrotti e che si sentono liberi di comportarsi come vogliono senza rendere conto a nessuno. Noi li

scegliamo in base alla speranza del nostro utile personale e trascuriamo l’utile sociale in nome del

nostro concetto di libertà e democrazia ritenendo che solo il nostro è quello vero e reale.

In alcuni momenti storici per alcuni popoli la democrazia può essere non adatta se non è

sviluppato il senso della società e del bene comune.

Non traggo conclusioni, dico solo che ogni tanto dovremmo discutere – senza preconcetti-anche di

democrazia (non oso dire con lo stesso entusiasmo usato nel parlare di pallone).

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