Se il potere diventa delirio di onnipotenza
di Umberto Berardo
Donald Trump con un post su Truth e poi con dichiarazioni pubbliche in risposta a un giornalista ha attaccato in maniera frontale papa Leone XIV, primo pontefice statunitense a guidare la Chiesa cattolica.
Qualche testata giornalistica ha parlato di un “nuovo schiaffo di Anagni” riferendosi all’oltraggio ricevuto da Bonifacio VIIInella Cattedrale di Anagni il 7 settembre 1303 e attribuito a Giacomo Sciarra Colonna e agli emissari del re di Francia Filippo IV.
In sintesi il presidente americano accusa il Pontefice di debolezza sul fronte della criminalità, di ritenere accettabile per l’Iran il possesso dell’arma nucleare e di essere pessimo nella politica estera dichiarando che Prevost sarebbe stato eletto Papa solo perché era americano e si pensava che potesse esserela persona migliore per affrontare il presidente Donald J. Trumpe che pertanto, se non fosse stato lui alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano e perciò dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo.
Siamo evidentemente davanti a parole gravissime che verso un Papa non venivano pronunciate da molto tempo.
Immagini dissacranti poi create con l’intelligenza artificiale erano tra l’altro apparse sul web con il tycoon nelle sembianze di papa e ultimamente nelle vesti del Messia.
Queste posizioni di Trump nascono da alcune dichiarazioni molto decise da parte del Papa che da taluni fin qui era stato considerato contenuto e limitato nelle sue affermazioni.
I fattori scatenanti sono stati soprattutto i continui richiami del Papa sulla pace e sul multilateralismo.
Leone XIV aveva condannato l’intervento in Venezuela, dichiarato inaccettabile la minaccia trumpiana di cancellare in una notte l’intera civiltà iraniana così come è sempre intervenuto perché si superassero tutti i conflitti armati in corso facendo prevalere il dialogo e la diplomazia.
Sabato undici aprile era stata indetta al riguardo una preghiera per la pace in San Pietro.
Il teologo gesuita Antonio Spadaro su Avvenire ha ricordato alcune dichiarazionitenute nell’occasione con estrema decisione dal Santo Padre il quale ha parlatodi “un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”, di un mondo diventato “un incubo notturno” in cui “la realtà si popola di nemici” denunciando che “il Nome santo di Dio, il Dio della vita viene purtroppo trascinato nei discorsi di morte”.
La conclusione del Papa è diventata un appello accorato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
Spadaro sottolinea opportunamente che l’attacco di Trump deriva chiaramente dal “disagio davanti alla fatica di contenere una voce morale capace di denunciare guerra, idolatria del denaro ed esibizione della forza”.
Di fronte a un Papa che invita a trovareun argine e delle regole al potere arrivano le dichiarazioni indegne di un presidente americano che insieme ad altri irresponsabili autocrati sta cercando di presentare come azioni umanitarie e di difesa dei diritti progetti sconsiderati dettati al contrario unicamente da interessi cinici di stampo colonialista e imperialista.
Le accuse pesanti e denigratorie del tycoonal Papa hanno immediatamente fatto il giro del mondo, ma non hanno suscitato reazioni ferme se non all’interno di alcune conferenze episcopali e dell’AGESCI.
Il cardinale Mimmo Battaglia ha dichiarato che a Trump dà fastidio la libera voce del Vangelo aggiungendo che l’interlocutore di Leone XIV non è il presidente americano, ma il povero che viene emarginato o che muore.
In viaggio per l’Algeria il Pontefice ha asseritoinfatti che non intende entrare in un dibattito di natura politica; tuttavia ha precisato: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Il mio messaggio, il messaggio della Chiesa è il Vangelo di Cristo che voglio annunciare ad alta voce. Io proseguo a parlare forte contro la guerra e a promuovere il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile”.
Ha poi precisato che una democrazia resta sana solo quando è radicata nella legge morale.
Ancora mentre scriviamo il mondo cattolico allargato non ha fatto registrare né dichiarazioni e tantomeno manifestazioni decise di sostegno al Papa.
Non parliamo poi del mondo politico perché la risposta alla psicopatia di scelte di guerra e di veri e propri genocidi purtroppo non va verso azioni politiche decise in direzione della pace e della giustizia sociale.
Il problema che abbiamo di fronte non è solo una presenza sempre più allargata di autocrati irresponsabili che per interessi economici stanno calpestando l’etica e il diritto internazionale, ma anche la manipolazione del consenso che permette la loro elezione e ne impedisce la destituzione pure in quelle che chiamiamo ancora democrazie anche se non ne hanno più i caratteri fondanti e reali.
È per questo che anche la speranza di liberarsi politicamente di Trump con le elezioni di mezzo termine di novembre 2026 mi lascia alquanto perplesso.
Per rivitalizzare la democrazia abbiamo allora bisogno di liberarla dai poteri forti che cercano di distruggerla tornandoad esercitare il diritto di voto con leggi elettorali che diano una reale rappresentanza alle istanze della popolazione.
Esiste poi la perdita inquietante della coscienza del male che non interroga più molti sulla necessità di porsi come obiettori rispetto alla richiesta di uccidere innocenti con bombardamenti indiscriminati e in taluni casi di arrivare al genocidio di intere popolazioni.
Uscire dall’individualismo significa prendere le distanze da decisioni irresponsabili e lavorare per coscientizzare l’opinione pubblica sulla necessità di opporsi alla disumanizzazione dei comportamenti soprattutto quando negano la vita e la dignità dell’altro.
Ciò che avviene nel mondo è così pericoloso che dovremmo imparare proprio dal coraggio di papa Leone XIV che la politica deve schierarsi contro il male e perciò non può rimanere asservita ai potenti pensando unicamente a interessi economici di tipo nazionalistico.
Dopo un post molto letto di solidarietà al Pontefice firmato da mia moglie e da me sui social, Vito Barone, un amico di Bitonto (BA), ha scritto giustamente che “non solo da credenti ma da cittadini dobbiamo esprimere sdegno e gridare forte il nostro NON CI STO con i despoti e gli assassini”.
Credo abbia ragione e dunque penso che ciascuno di noi debba farlo con i mezzi a disposizione e in prima persona perché il silenzio e l’indifferenza diventano sempre complici del male e dell’errore impedendo che si affermi il bene e la verità.

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