IL DITO E LA LUNA_

 Appena chiusa a Verona la 40a edizione del VINITALY , la grande Mostra - Mercato Internazionale del vino italiano. C'ero anch'io con questo articolo riportato sul numero di Marzo-Aprile del bimensile Terre del Vino dell'Associazione Nazionale delle Città del Vino, nata a Siena il 21 Marzo del 1987 da un'idea di Elio Archimede e da me promossa grazie all'Ente Mostra Nazionale Vini - Enoteca italiana di Siena, presieduta dal Sen. Riccardo Margheriti



 

Leggo dell’approvazione – metà di Febbraio scorso - del pacchetto vino europeo e tutti, con qualche eccezione, conoscendo il mondo del vino e dell’agricoltura, d’accordo. 

La bottiglia che ha aperto la strada al grande vino molisano

Per me è,  invece, più un rischio per il futuro della preziosa bevanda-alimento, che una speranza di vedere le nostre colline ancora belle con le sue vigne. Soprattutto quando leggo che “Innovare non significa snaturare, ma accompagnare il settore nelle nuove sfide”, con regole chiare e trasparenti anche per i consumatori. Un pensiero proprio del sistema che domina il mondo con il dio denaro, il neoliberismo, sconosciuto ai più, comunqueraramente nominato. Ho letto grazie all’invio, su WZ, da parte del presidente della nostra Associazione “Città del Vino”, Angelo Radica, che ha postato, il manifesto, “Appprovato il pachetto vino”, di S&D, con l’aggiunta: “tutela dei viticoltori, più forza alle esportazioni, meno burocrazia, sostegno ai territori rurali e strumenti concreti per affrontare il cambiamento climatico”. E in chiusura: “Una scelta che tiene insieme tradizione e futuro”, non sapendo, gli autori, che il sistema, sopra citato, sta lavorando per cancellare il passato.

Provo a commentare sperando di spiegare il mio pensiero;

a)    tutela dei viticoltori.

 La situazione che vive la nostra agricoltura, non più, da oltre vent’anni, al centro dello sviluppo; l’abbandono delle piccole e medie aziende e, con la complicità di chi la dovrebbe difendere, ogni giorno mangiata dal furto di territorio e dall’abbandono. Una situazione che, con l’aiuto all’estirpazione, diventa un invito a farlo, e, come per l’invasione delle pale eoliche e dei pannelli solari a terra, un’occasione per raccattare qualche spicciolo;

b)    più forza alle esportazioni.

Interessanti le risorse e il tempo a disposizione (ben 9 anni) per la promozione del vino all’estero, ma, in mancanza di strutture  e strumenti che programmano questa fondamentale iniziativa, la coordinano e la realizzano con le dovute strategie e le necessarie professionalità, rischia di diventare uno spreco di risorse che passa sulla testa del viticoltore, con le risorse nelle mani di altri soggetti, che, nella maggioranza dei casi non sanno niente di territorio, di una vigna  e di un vino.

Promozione vuol dire:  scelta dei mercati e delle iniziativele; le pubbliche relazioni e i soggetti da rendere protagonisti nel rapporto con il consumatore; il racconto, a partire dal territorio, l’origine della qualità e, insieme con la/le varietà, della diversità; le norme (Ig) che garantiscono questi due elementi fondamentali per la scelta del consumatore; il tempo minimo (non meno di cinque anni), che serve per farsi conoscere e, così, evitare lo spreco della sporadicità; i punti d’incontro e di riferimento in Italia e nelle Regioni, etc.;

c)     meno burocrazia.

Un proposito atteso dai produttori, meno dalle loro organizzazioni che, oggi, vivono di pratiche da far firmare ai loro associati. Nel tempo in cui serve tener viva la speranza, diciamo va bene; 

d)    sostegno ai territori rurali.

Quali? Quelli che ogni giorno vengono mangiati dal dio denaro del sistema che li trasforma in cemento ed asfalto, pale eoliche e pannelli solari a terra?;

     e) strumenti concreti per affrontare il cambiamento climatico.

Quali? Quelli che vogliono le banche e le multinazionali con l’attacco a: agricoltura contadina e sostenibilità; coltivazioni arboree storiche del Mediterraneo, vite e olivo, la pianta che più di altre assorbe anidride carbonica?

Non ho commentato “Una scelta che tiene in vita tradizione e futuro” per rispetto di una bevanda-alimento che da millenni accompagna tanta parte dell’umanità, soprattutto quella del Mediterraneo, fonte di sogni e di speranze, di ritualità e cultura, grazie anche alla presenza di alcol che lo ha fatto conoscere come vino e, come tale, essere un protagonista e non solo a tavola. Un succo d’uva rimane un succo che non può essere, per il vil denaro, barattato per vino.

Torna la mia convinzione che, nel tempo del sistema che vive di consumismo, il dito affascina ancor più della luna e che gli effetti, sempre più distruttivi e predatori, vengono giudicati senza sapere qual è la causa che li ha prodotti. Peccato!

Pasquale Di Lena x Terre del Vino – Marzo/Aprile 2026

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