Quando la pace diventa un affare

 di Umberto Berardo



Nel mio recente saggio sul tema della democrazia ho scritto che ritengo il Board of Peace un

comitato di affari costituito da autocrati mentre qualcuno vorrebbe vendercelo come un asse

mondiale per la pace e lo sviluppo.

Se la crisi della democrazia sta sfociando nella plutocrazia e in altre forme di regimi illiberali, le

iniziative portate avanti da Donald Trump ne sono la dimostrazione.

Il Board of Peace, proposto in gennaio a Davos in Svizzera dal presidente americano, non è altro

che un organismo di carattere privatistico cui finora hanno dato l’adesione una trentina di Paesi

asiatici e mediorientali mentre in America Latina solo Argentina e Paraguay.

Fuori sono rimasti la stragrande maggioranza degli Stati occidentali e quelli del BRICS, un

raggruppamento di economie mondiali emergenti, mentre tra i membri del G20 ci sarà solo

l’Indonesia.

In buona sostanza questo progetto raccoglie un insieme di autocrazie.

Si tratta di una sorta di direttorio che secondo le dichiarazioni dovrebbe occuparsi della pace e

della ricostruzione delle aree colpite da conflitti, ma in questi obiettivi non coinvolge minimamente

le popolazioni schiacciate nei loro diritti dall’imperialismo di despoti che hanno rinnegato con le

loro azioni genocide ogni principio del diritto internazionale.

Tra i suoi obiettivi c’è la gestione della cosiddetta fase due a Gaza e tuttavia questo dovrebbe

avvenire con la presenza di Israele ma senza quella dei palestinesi.

I costi per raggiungere in quell’area ordine, disarmo di Hamas e ricostruzione attraverso una

“Forza Internazionale di Stabilizzazione” sono previsti in circa settanta miliardi, ma al momento la

disponibilità per un contingente militare capace di garantire la pace viene solo dall’Indonesia con

ottomila soldati.

Si calpesta il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi come di altri popoli con il ritorno di un

colonialismo spregiudicato di governanti che a fini di potere interno, d’imperialismo o peggio

ancora di pulizia etnica mistificano guerre di conquista o la gestione violenta di aree d’influenza

definendole talora “operazioni militari speciali”.

L’ONU in tutto ciò appare completamente dimenticato!

Per queste ragioni il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha parlato di

un’operazione colonialista e affaristica.

Il prelato ha compreso perfettamente che non si stanno proteggendo le persone ma unicamente gli

affari e il mercato.

In realtà il Board of Peace nasce fuori da ogni criterio costitutivo di natura democratica perché

prevede che, senza alcuna forma elettiva, Donald Trump come persona e non come presidente degli

Stati Uniti d’America ne assuma la direzione per giunta a vita e da solo abbia il diritto di veto con il

potere esclusivo d’invitare e revocare i membri, di nominare il Consiglio esecutivo e di varare

qualsiasi decisione.

Senza un trattato istitutivo democraticamente approvato né la prevista ratifica dei Parlamenti

degli Stati aderenti è del tutto evidente che siamo davanti a un organismo che nulla ha a che fare

con la democrazia e le norme riconosciute del diritto internazionale.

A gennaio è stato presentato uno statuto che indica finalità che confliggono palesemente con la

politica portata avanti dai Paesi aderenti in gran parte guerrafondai o negatori di diritti umani

fondamentali.

Il passo successivo di Trump è stato quello d’invitare gli Stati da lui scelti alla sessione

inaugurale di tale organismo tenuta a Washington giovedì 19 febbraio 2026.


Alcuni tra essi hanno espresso interesse formale, altri come l’Italia hanno scelto lo status di

osservatori, mentre altri ancora hanno declinato l’invito o rimangono in attesa di una decisione in

merito.

Francamente la posizione italiana sembra dettata unicamente dalla volontà di mantenere relazioni

aperte con gli Stati Uniti d’America senza urtarne la suscettibilità; tuttavia anche la presenza da

osservatori senza alcuna possibilità d’incidere nelle decisioni appare in ogni caso una forma di

supporto a un’iniziativa spettacolare ma irreale.

Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace.

Le motivazioni sono state delineate dal segretario di Stato cardinale Parolin.

Egli ha sottolineato che la decisione è stata presa proprio in considerazione della natura

dell’organismo proposto che non è evidentemente quella democratica di tanti Stati o delle altre

organizzazioni internazionali.

Con estrema trasparenza il porporato ha dichiarato che “ci sono punti critici che lasciano un po'

perplessi quindi avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni e dovrebbero essere risolti".

Il cardinale ha poi aggiunto "Una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia

soprattutto l'ONU a gestire queste situazioni di crisi. Questo è uno dei punti su cui abbiamo

insistito".

Dunque sembra del tutto chiaro che per la Santa Sede l’iniziativa di Trump è vista come una sfida

alle Nazioni Unite ma anche al multilateralismo e al diritto internazionale.

In realtà il Boad of Peace dice di voler ridurre i conflitti mondiali, ma in tale finalità pone al

centro non un organismo democratico sopranazionale bensì la forza diplomatica e la deterrenza

militare statunitense.

Nessun accenno all’ONU da cui Trump anzi prende decisamente le distanze ritirandosi da ben

trentuno entità quali quelle sul clima, le migrazioni, la sanità e la parità di genere.

Credo si possa convenire che il Boad of Peace non è una struttura paritaria di Stati sovrani, ma

appunto un’organizzazione privatistica in cui diritti e poteri dei membri aderenti sono diversi e a

scadenza triennale anche se, oltre alla clausola del miliardo di dollari per l’adesione, la

partecipazione può diventare permanente in relazione a ulteriori contributi economici versati.

La sua costruzione piramidale con Trump al vertice, dotato di potere di veto e di ogni decisione

anche relativa alla modifica degli organismi subordinati, ci dice che il rischio è quello di mettere

l’assetto geopolitico ed economico mondiale come la pace e la giustizia sociale proprio nelle mani

di chi sistematicamente sta violando i diritti umani.

Venerdì 20 febbraio la Corte Suprema statunitense ha affermato con chiarezza che l’avocazione a

sé del presidente di un potere di portata eccezionale necessita dell’autorizzazione del Congresso;

perciò ha annullato i dazi imposti da Trump e questi in una reazione isterica e scomposta ha definito

i giudici una disgrazia nazionale minacciando d’imporre ancora una tariffa del 10% , forse

estensibile al 15% , a tutti i Paesi importatori perché ciò a suo dire dovrebbe servire per arricchire

gli americani.

Si tratta di una cronaca di ordinaria follia politica da parte di chi volutamente ignora che i dazi

straordinari secondo una legge del 1977 non possono essere imposti negli Stati Uniti d’America

senza l’approvazione del Congresso per più di centocinquanta giorni e solo ove ci sia “una

minaccia fuori dal normale o straordinaria alla sicurezza nazionale o all’economia statunitense”.

Ciò rischia di aprire una serie di azioni legali da parte dei consumatori per il costo aggiuntivo di

tanti prodotti e un contenzioso tra i poteri della Stato mentre Trump continua imperterrito a

strangolare l’economia cubana e a minacciare un attacco all’Iran.

Le decisioni politiche a ogni livello ci dicono che abbiamo il ritorno assolutamente inaccettabile

di un’ideologia suprematista e neocoloniale trovandoci davanti a chi cerca di distruggere non solo le

basi democratiche dello Stato, ma anche quel poco che resta dell’ordine mondiale pur con tutte le

sue criticità.

Si lavora per aggravare le disuguaglianze piuttosto che realizzare equità ed è per questo che le

perplessità sull’iniziativa del Board of Peace sono tante.


Il rifiuto della divisione dei poteri previsto nelle Costituzioni democratiche genera la convinzione

che chi vince le elezioni è legittimato non a governare nel confronto parlamentare e nel rispetto

delle leggi, ma a comandare senza alcun limite; ciò sta alla base del potere plutocratico americano

incarnato da Trump, ma sostenuto dalla quasi totalità del mondo finanziario e tecnocratico.

La posizione tenuta al riguardo dall’Unione Europea non ha una linea d’ispirazione comune, anzi

i Paesi si presentano divisi mentre l’unico atteggiamento da tenere sarebbe quello di stare lontani da

questo fantomatico ed eversivo ente trumpiano per lavorare a una democratizzazione dell’ONU e

alla difesa della Corte di Giustizia Internazionale.

A Washington si sono registrate assenze pur senza dichiarazioni limpide di opposizione

all’iniziativa del presidente americano, ma abbiamo avuto anche presenze di pura convenienza

come quella di Orban di cui credo non si possano più accettare le continue posizioni palesemente

contrarie ai principi costitutivi dell’Unione Europea come le determinazioni da lui tenute ad

esempio sull’immigrazione o sull’amministrazione della giustizia.

Il governo italiano senza l’art. 11 della Costituzione sarebbe già probabilmente tra i Paesi aderenti

al Boad of Peace, ma ha dovuto scegliere di presenziare da osservatore e lo ha fatto non con un

ambasciatore o un inviato, come Germania e Austria, ma con il Ministro degli Esteri dando dunque

un certo credito all’incontro.

Questa decisione non solo pone il nostro esecutivo lontano dal mainstream europeo per offrire

garanzie di fedeltà alla Casa Bianca, ma serve alla Meloni per dare con la propria presenza una

legittimazione implicita a un organismo quantomeno controverso.

Lo Stato del Vaticano, che pure non è una democrazia, ha fatto delle dichiarazioni limpide per

delegittimare con la sua assenza questa operazione verticistica e perciò antidemocratica del

presidente americano sottolineando che essa ha il chiaro scopo di aggirare l’ONU e il suo ruolo

proprio nel momento più difficile del suo percorso storico.

Non so se oggi nel mondo abbiamo dei poteri veramente neutri e finalizzati al bene comune, ma

di sicuro, se esistono, vanno rafforzati o altrimenti costruiti.

Solo così daremo forza alle democrazie dimostrando che esse in ogni caso sono preferibili a

queste plutocrazie impersonate da bulli che stanno creando un orizzonte caotico nel quale la pace e

la condivisione tra i popoli rischiano di essere solo delle chimere.

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