Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, serve la pace
(di Elisabetta Stefanelli)
''Vi inviamo questo libro affinchè, come Azienda, possiate riflettere sul significato effettivo che la vostra attività sta avendo innanzitutto sulle vite dei tanti bambini che ci hanno scritto''.
Iniziano così le lettere firmate da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli e Anna Pozzi, autori del volume che accompagna le missive, spedite ai maggiori fabbricanti di armi del mondo.
Le parole di pace, ''atto politico'', arriveranno alle italiane Leonardo Spa e Rwm Italia, a Rheinmetall in Germania, a Thales Group in Francia, alla Lockheed Martin Corporation negli Usa e molte altre. Insieme alla lettera e al libro che viene spedito c'è il messaggio di un ''testimonial'', ovvero Vito Alfieri Fontana, ex fabbricante di armi.
''I bambini sono la ragione della pace - scrive Fontana - il suo migliore argomento. La pace dei bambini è piena di futuro perchè dimenticano presto il dolore e la nostalgia, triste peso invece per noi vecchi. Ho lavorato come operatore umanitario in Kossovo - ricorda - dopo la guerra che c'è stata lì, dalla fine del 1999 al 2001''. Il libro, in uscita per Il battello a Vapore Piemme, si intitola proprio ''Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi'', e nella prefazione di Mosca Mondadori, si parte proprio dalla storia di Fontana, che era il proprietario di un'impresa che produceva mine antiuomo. ''Lo faceva da sedici anni, con ottimi risultati commerciali'', racconta Mosca Mondadori - presidente della Fondazione Casa dello spirito e delle Arti - poi' 'un giorno ebbe una disattenzione: lasciò in macchina dei cataloghi dei suoi prodotti e il figlio, che stava accompagnando a scuola, li sfogliò, si spaventò e gli domandò: - Che roba sono le mine antiuomo? - . Lui glielo spiegò e cercò di presentare se stesso agli occhi del piccolo come un uomo che faceva 'quello che qualcuno deve pur fare'. Il bambino gli domandò: 'E perchè proprio tu? - ma soprattutto, per nulla convinto della spiegazione che riceveva, gli disse - Insomma papà, tu sei un assassino?''. Era un bambino di 8 anni e cambiò la vita del padre per sempre: da qui l'idea di colpire al cuore i fabbricanti di armi attraverso le parole struggenti di altrettanti bambini. Idea che era piaciuta a papa Francesco: ''Mi piace l'idea del libro. Avanti!'', aveva scritto.
Come spiegano Cristina Castelli e Anna Pozzi ''questo è molto più di un libro. È un movimento di resistenza apolitico, di opposizione tenace e ostinata alla guerra e a tutte le forme di violenza, sopruso, sopraffazione, violazione dei diritti umani, specialmente dei più piccoli''. Ma ''Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi'' è soprattutto un libro di dramma e di poesia, dove si racconta la guerra da Gaza all'Ucraina. Si ascoltano da quelle macerie le parole di Alaa (13 anni), in cui la vita, i giochi d'infanzia continuano sotto i bombardamenti in una surreale normalità. O ancora di Mariam (11 anni) che dalla Striscia parla di ''tristezza, disperazione, tensione e paura'', della perdita di tante persone care. Amal (10 anni) chiede ''alla gente di venire a proteggerci'', Amir (11) spiega: ''hanno distrutto la nostra casa, i nostri negozi e la nostra azienda. Abbiamo perso tutto''. Poi c'è Myanmar (un tempo Birmania) dove Ne Ling (16 anni) racconta dei militari che ''hanno cominciato a bombardare città e villaggi, a sparare alle persone, ad arrestarle e torturarle anche se non avevano fatto nulla''. Tra Repubblica Democratica del Congo, Ucraina, Sud Sudan è un catalogo di orrori e di speranze sotto gli occhi di bambini, bambine, appena adolescenti che poi nel bellissimo capitolo finale del libro affidano ai disegni le loro emozioni.
''Peace is always possibile'', dice un sole splendente sopra un carro armato che sputa solo fiori, la pace è sempre possibile e questo libro, questo tentativo, è l'importante capitolo di una storia che va scritta ogni giorno per costruire un futuro.
Sperando che smuova il cuore di chi arma gli eserciti. ''Vi preghiamo di leggere le lettere dei bambini come fossero inviate dai vostri figli e dai vostri nipoti incoraggiandovi ad aprire il vostro cuore nella convinzione che sia possibile pensare ad un mondo senza guerre. A nome di tanti bambini e ragazzi incontrati, un grazie per l'attenzione consapevoli del coraggio necessario per un nuovo cammino''.

Commenti
Posta un commento