La grande occasione
Una notizia
ANSA racconta che “il prosciutto San Daniele ha una ricaduta complessiva di oltre 1,15
miliardi di euro e un indotto che attiva
2,2 euro nell’intera economia per ogni euro fatturato alla produzione, pari a
360 milioni di euro ogni anno. Un comparto che riunisce 31 produttori e
realizza oltre 2,5 milioni di prosciutti l’anno, genera un giro d’affari di
filiera vicino ai 400 milioni, con una quota export del 18% in Europa e mercati
extra Ue. A tutto questo è da aggiungere il valore aggiunto per il territorio,
visto che il prosciutto di San Daniele è un potente promotore turistico con 160
mila visitatori l’anno, con il 32%dei turisti, tra visite guidate e
degustazioni. Non a caso il prosciutto di San Daniele è una delle massime eccellenze del Friuli V.G.
e un importante tassello della sua economia”.
Appena letta
questa notizia, immediatamente il mio pensiero è andato al Molise e alla “Pampanella di San Martino in Pensilis”,
dimenticata in una De.Co. (Denominazione Comunale), che, con tutto il rispetto,
non ha la forza di una Ig (Indicazione
geografica), non importa se Dop o Igp. Agli incontri, a cavallo del
1992/93, con il sindaco Carmine Troilo,
che avevano portato al gemellaggio la Carrese
con il Palio di Siena e alla decisione
di procedere al riconoscimento della “Pampanella
di San Martino in Pensilis” Dop (Denominazione
di origine protetta), impegnando l’intero territorio molisano, quale origine,
non solo del prodotto principe, il maiale, ma dell’insieme dei prodotti (aglio,
peperoncino dolce o piccante) che servono per definirne la straordinaria bontà.
“Pampanella”,
da pampino, la foglia della vite, che
serve per avvolgere la carne da portare a cottura.
La tragica
morte di una gran bella persona e bravo sindaco, Carmine, nell’Aprile del ’93,
ha interrotto il percorso che stava portando alla preparazione della domanda di
riconoscimento per un suo riconoscimento. Dopo Carmine, quelli che hanno ereditato
le sue responsabilità di sindaco della Città della Pampanella, prodotto unico
al mondo, hanno pensato di procedere al riconoscimento della De.co, che, come
la storia racconta, è servita solo a governare l’esistente e non le enormi
potenzialità di immagine, di diffusione in Italia, Europa e nel mondo, e di
fatturato, con una San Martino in Pensilis, la “Città della Pampanella”, e
l’intero Molise, con la sua ruralità, a
raccontare successi e fama di un loro prodotto. E, non solo, ragione
possente per rendere intoccabile la farfalla Molise, naturale laboratorio al
servizio del Paese, con la sua ruralità e biodiversità, i suoi monti, le sue
colline e il suo mare. Non la vittima sacrificale di distratti che, con le loro
non scelte in mancanza di un piano di sviluppo regionale, da alcuni lustri,
stanno imbrattando la storia, la cultura, l’ambiente e i meravigliosi paesaggi,
le tradizioni del Molise ovvero il suo territorio. Sempre più nelle mani del
dio che si alimenta di cemento e asfalto, e, sempre più, di strumenti e
strutture che producono energie alternative, il denaro. E tutto a spese del suolo e della sua
fertilità, l’origine del cibo, di impareggiabile bontà, che questa terra
produce da sempre. C'è sempre tempo per recuperare quello perso e l'attuaalle sindaco, Gianni Di Matteo, che merita la mia stima, ha tutte le capacità per rendere la "Pampanella" testimone impareggiabile, Dop o Igp, della sua San Martino in Pensilis e del Molise
Sarebbe un risultato eccezionale visti gli apprezzamenti fatti in tutta Europa
RispondiEliminaProdotto Unico che ha tutto, oggi, per arrivare in ogni angolo del mondo
RispondiEliminaE mi piacerebbe tanto assaggiarla sapori che sono nei miei ricordi io tifo per il mio Molise e spero nelle nuove generazioni che abbraccino il futuro attaccati alla storia delle risorse di un territorio ai margini della politica attuale un abbraccio
RispondiEliminaSarebbe ora di guardare oltre ed iniziare a fare
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