Usa, strappo senza precedenti dalla cooperazione globale

 da ISDE NEWS



 Un attacco diretto a clima, salute e diritti 13 Gennaio 2026 Con un memorandum presidenziale firmato il 7 gennaio 2026, il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha disposto il ritiro immediato degli Stati Uniti da decine di organizzazioni internazionali, programmi delle Nazioni Unite, organismi scientifici e piattaforme multilaterali, giudicati “contrari agli interessi nazionali”. Una decisione dirompente e gravissima, che segna uno dei più ampi arretramenti dalla cooperazione internazionale mai compiuti da una grande potenza nel secondo dopoguerra, con conseguenze dirette sulla tutela della salute pubblica, sull’azione climatica e sulla protezione dei diritti umani. Clima e biodiversità nel mirino: negata la scienza Tra le esclusioni più allarmanti figurano i pilastri della governance climatica e ambientale globale. Gli Stati Uniti escono dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (https://www.ipcc.ch), l’organismo scientifico che fornisce ai governi le basi condivise per contrastare la crisi climatica, e dalla UN Framework Convention on Climate Change (https://unfccc.int), l’architettura centrale degli accordi internazionali sul clima. Il ritiro coinvolge anche l’International Renewable Energy Agency (https://www.irena.org), fondamentale per la transizione energetica, l’International Union for Conservation of Nature (https://www.iucn.org), riferimento mondiale per la tutela degli ecosistemi, e la piattaforma scientifica sulla biodiversità Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (https://www.ipbes.net). Uscire da questi organismi significa rifiutare le evidenze scientifiche su crisi climatica, perdita di biodiversità e impatti sanitari dell’inquinamento, proprio mentre l’emergenza globale richiederebbe cooperazione rafforzata e politiche basate sui dati. Un colpo alla salute globale e ai diritti umani Il memorandum ordina inoltre il ritiro da numerosi programmi e uffici delle Nazioni Unite dedicati a salute, infanzia, donne, acqua, città e popolazione. Tra questi figurano il UN Population Fund (https://www.unfpa.org), centrale per la salute sessuale e riproduttiva, UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (https://www.unwomen.org), impegnata nella tutela dei diritti delle donne, UN Water (https://www.unwater.org) e UN Human Settlements Programme (https://unhabitat.org), che lavora su città sane, accesso all’acqua e abitazioni sicure. Si tratta di un atto che indebolisce la prevenzione sanitaria globale, riduce il sostegno alle popolazioni più vulnerabili e compromette politiche essenziali per affrontare gli effetti sanitari di crisi climatiche, inquinamento e disuguaglianze sociali. Multilateralismo smantellato, cooperazione scientifica azzerata La lista delle organizzazioni abbandonate comprende anche ambiti chiave come la cooperazione ambientale regionale – ad esempio la Commission for Environmental Cooperation (https://www.cec.org) – i programmi su foreste e deforestazione come UN-REDD (https://www.un-redd.org), oltre a reti su democrazia e stato di diritto quali l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (https://www.idea.int), l’International Development Law Organization (https://www.idlo.int) e la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa (https://www.venice.coe.int). Il segnale politico è netto: isolazionismo, rifiuto delle regole condivise e subordinazione della scienza e dei diritti a interessi di breve periodo. Un precedente pericoloso Questo ritiro massiccio non è un atto tecnico, ma una scelta ideologica che rischia di legittimare analoghi arretramenti in altri Paesi, proprio mentre la comunità internazionale dovrebbe rafforzare gli strumenti comuni per affrontare crisi climatica, inquinamento, pandemie e disuguaglianze, tutte strettamente interconnesse con la salute umana. La posizione di ISDE Per ISDE – Medici per l’Ambiente, questa decisione rappresenta un grave passo indietro per la salute pubblica globale. Senza cooperazione scientifica, senza organismi multilaterali forti e senza politiche climatiche condivise, aumentano i rischi sanitari, ambientali e sociali per tutti, inclusi i cittadini statunitensi. La salute umana è inseparabile dalla salute degli ecosistemi: uscirne non rende più sicuri, ma più vulnerabili.


TUTTI I CRIMINI DEL SOVRANO DEL MONDO
di Luigi Ferrajoli  la parte finale dell'articolo letto su IsdeNews...............................................................
.............................................................................Mai come oggi sarebbe perciò necessaria, per fermare questa deriva, una reazione istituzionale, senza la quale il diritto internazionale cesserà di esistere: anzitutto l’incriminazione di Trump, come già quella di Putin e quella di Netanyahu, da parte della Corte penale internazionale, i cui membri, tuttavia, sono stati più volte, da questi stessi criminali, aggrediti, minacciati e pesantemente intimiditi; in secondo luogo una condanna politica, decisa a maggioranza, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, oltre che di tutti i paesi che ancora credono nelle ragioni del diritto; in terzo luogo la mobilitazione in tutto il mondo delle forze pacifiste e, più semplicemente, di tutte le persone civili. L’impunità del crimine, la sua passiva e spaventata accettazione, la sottomissione alla sua violenza e prepotenza equivalgono sempre alla sua legittimazione.

Il 3 gennaio ha segnato una svolta nel già dissestato diritto internazionale. Dopo le tante guerre – alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia – contrabbandate con le ipocrite qualifiche di guerra etica, esportazione della democrazia, difesa preventiva e simili – è stata proclamata ufficialmente, dalla più grande potenza militare del mondo, la legge del più forte. Questa legge selvaggia, in un mondo nel quale la forza è quella di 12.000 testate nucleari divise tra ben nove potenze, quasi tutte animate dalla logica del nemico, equivale, prima o poi, all’autodistruzione del genere umano.

La sola alternativa, improbabile ma possibile, è, come sempre, una rifondazione costituzionale della carta dell’Onu, che non si limiti a proclamare la pace, ma introduca la sola garanzia che renda impossibile le guerre: la messa al bando delle armi – di tutte le armi concepite per uccidere – tramite la previsione e la severa punizione della loro produzione e del loro commercio come crimini gravissimi contro l’umanità.

Nell’interesse di tutti, fuorché degli attuali padroni del mondo. È un’utopia, certamente. Ma è la sola cosa che abbiamo. Consiste in una prospettiva, solo lontanamente possibile, ma che, proprio per questo, abbiamo tutti il dovere di perseguire.


Commenti

  1. un pazzo criminale che sta facendo impazzire il mondo, quello che vuole avere tutto nelle sue mani, in questo caso è coerente e dice "che bisogno c'è di avere tutti questi organismi visto che decido tutto io e la mia America"? Sono sintomi evidenti di un impero, che resta solo nella memoria delle future generazioni e di un sistema, il neoliberismo, che l'impero ha creato per offendere la terra e, con essa, la natura.

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