IL CALCOLO DEL “SURPLUS” DI ACQUA.
L’Associazione regionale ex consiglieri del Molise, presieduta Dal Prof. Gaspare Di Lisa, che mi onora di essere un componente del suo direttivo, si è, più volte e puntualmente, pronunciata sul “surplus” dell’acqua del Liscione, ritenendolo un raggiro per destinare altra acqua - la sola a disposizione del Molise - alla Puglia assetata. Lo è per colpa delle sue scelte, in particolare quella di dare ancora più spazio ad una agricoltura industrializzata, vocata alla quantità, che ha bisogno di acqua, tanta acqua, abbondanti concimazioni e ripetuti trattamenti antiparassitari. Il tipo di agricoltura, sconfessata dalla Fao, che, in Italia e in Europa, sta rubando al suolo la sua fertilità e, con essa, il cibo alle future generazioni. In questi giorni della prima metà di Gennaio 2026 si è letto che entro due mesi – voci che arrivano dalla confinante Puglia - l’Autorità di Bacino quantificherà il “surplus” di acqua del Liscione che può essere trasferito alla Capitanata e, anche, che verrà presentato il progetto esecutivo della realizzazione dell’opera di collegamento tra lo schema idrico del Biferno - Liscione con quello Fortore – Occhito. Viene sottolineato, anche, che è stato definito un crono-programma di merito importante. Come dire che tutto è già stato deciso con la Regione Molise che, per ora, non sussurra neanche una parola in attesa di discutere un ordine del giorno all’attenzione del Consiglio regionale.
Si è letto, anche, che l’opera di collegamento è pensata per 60 milioni di metri cubi di acqua che, dal lago sbarrato dalla diga di Ponte Liscione arriverà a quello di Occhito sul Fortore, con l’obiettivo di soddisfare sia le esigenze irrigue del Molise sia quelle irrigue e potabili della Puglia. Non si è letto – sottolinea l’Associazione degli ex consiglieri - della soluzione dei problemi riguardanti il Lago, come l’interramento in mancanza di una diga a monte, costruita per bloccare il materiale che ha, nel tempo, ridotto i volumi di acqua e reso il lago meno capiente. Non si è letto di un’azione indirizzata a recuperare lo spreco, che aumenta ogni anno, dovuto a condotte obsolete, e, neanche, cosa avrà in cambio il Molise per questa sua eventuale rinnovata solidarietà.
L’Associazione torna ad esprimere la sua contrarietà al calcolo del “surplus” perché lo ritiene, oltre che un raggiro, una presa in giro. Si paga, eccome, la mancanza di un Piano regionale di Sviluppo, fondamentale per capire i bisogni di acqua che servono per mettere in atto quelle strategie utili alla sua realizzazione e, così, motivare l’impossibilità per il Molise di esprimere altra solidarietà. Il nostro appello agli eletti in Regione, nelle due provincie e nelle 136 assemblee comunali per dire, motivando, NO alla storia del “surplus” dell’acqua del Biferno, perché il Molise non perda definitivamente la sua grande e fondamentale risorsa e, con essa, la speranza di esserci ancora domani. Un percorso, quello del “surplus”, che limiterà lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo e accelererà l’esodo dalle aree interne, come dire chiusura dei cento e più paesi a rischio con l’abbandono.
Pertanto la richiesta della Regione Puglia di altra acqua – come più volte sottolineato - non va accolta per la semplice ragione che ridurre ulteriormente la disponibilità di quella rimasta vuol dire negare al Molise, la regione che, non a caso, ha l’aspetto di una farfalla, la possibilità di volare e, così, di diventare laboratorio di un nuovo tipo di sviluppo che rimette al centro un’agricoltura sostenibile, libera da pesticidi, importante per la salute dell’ambiente e delle persone, la sola - diversamente da quella industrializzata - in grado di ridare voce alla natura e, con essa, alla biodiversità.
NO – ci tiene a ripetere l’Associazione degli ex consiglieri regionali - per la ragione che oggi il Molise non è in grado, come nel passato, di esprimere alcuna solidarietà, non perché mai contraccambiata, ma per le ragioni sopra dette e altre ancora, di fondamentale importanza: 1. l’acqua disponibile, quella del Biferno, non basta per dare risposte alle necessità del territorio molisano, a partire dai suoi abitanti; 2. l’acqua serve al Molise per essere protagonista ne: la lotta ai cambiamenti climatici; la diffusione dell’agricoltura biologica e rigenerativa; la ricerca della sostenibilità e, con essa, l’affermazione della sola economia, quella circolare, che nega il consumismo, lo spreco: 3. l’acqua disponibile, quella rimasta, serve per dare il via a un Piano di sviluppo fondamentale per rilanciare il Molise, le sue attività, a partire dall’agricoltura, e dare spazio ad altre, come i turismi possibili promossi dalla bellezza dei suoi paesaggi; dalla ricchezza della sua tradizione culinaria, sia di terra che di mare; dalla storia e dalla cultura; dalle antiche tradizioni, e, soprattutto, dai valori propri del popolo molisano, quali l’ospitalità e la solidarietà.
pasqualedilena@gmail.com

Vero... ma la politica vende l'anima al diavolo per puro arrivismo, per sete di carriera e per corruzione.
RispondiEliminaBisogna creare una nuova classe politica e mandare via tutti quelli che sono incancreniti su quelle poltrone. È gente pericolosa
la politica del dio denaro, la non politica
RispondiEliminaQuesto accordo sarà la loro tomba politica, non basterà un Patriciello a salvarli. Quando i cittadini vedranno ridursi le normali quantità di acqua, specialmente nei periodi estivi, li assaliranno. Sono molto modesti e soprattutto arroganti
RispondiEliminaC’è un dato che dovrebbe fermare qualsiasi discussione sul presunto “surplus”: la falda acquifera di Bojano si è abbassata di circa 3,5 metri.
RispondiEliminaParliamo del vero bacino imbrifero del Molise, che alimenta non solo il Biferno ma fornisce acqua anche alla Campania.
Quando una falda di questo tipo si abbassa, non siamo davanti a un eccesso di risorsa, ma a un segnale di sofferenza strutturale del sistema idrico.
Ignorarlo significa compromettere irreversibilmente il futuro del territorio.
Quando si prosciuga la falda, non si sposta acqua: si svuota un territorio.
Grazie Nicola per l'affermazione di un NO obbligato
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