| Giovedì 05 Gennaio 2012 09:47 |
| In pratica, chi decide ai vari livelli, visto che non deve pagare di persona l’esito del ricorso, se ne lava le mani, danneggiando così non solo l’immagine della sua Equitalia, ma, anche, i cittadini italiani che devono pagare le spese e il tempo perso inutilmente dai tribunali, e, soprattutto, il contribuente che ha avuto il solo torto di pagare i contributi, diversamente da altri che quei soldi non li hanno mai sborsati. Anche per quanto sopra detto verrebbe facile prendersela con il dipendente di Equitalia, ma nel momento in cui gli viene data questa possibilità di scelta, le colpe non sono sue, ma di uno Stato che punisce invece di premiare; pretende solo e non vuole dare quello che gli spetta di dare. In questo caso è uno Stato che non si pone, come gli spetta di fare, al servizio dei suoi cittadini, ma li invita a comportarsi allo stesso modo e, come tale, diventa un esempio negativo al pari di quello che prevede la pena di morte, in pratica la licenza di ammazzare. Uno Stato che alimenta solo la burocrazia fino a renderla non più sopportabile, come quella che sta mangiando questo Paese e che lascia spazio ai furbi, ai disonesti ed anche ai vari Ponzio Pilato, che non fanno altro che approfittare della situazione che viene loro concessa di penalizzare, senza una ragione, anche chi si è comportato come un cittadino per bene. In questo senso vale far ricorso alla saggezza popolare quando dice “male non fare, paura non avere”. Un detto antico che può servire come riflessione a quei dipendenti di Equitalia che oggi si sentono presi di mira ed hanno paura. Essi devono sapere che rischiano di essere visti come i marchigiani di un tempo, quando si presentavano davanti alla porta dei poveri cristi, procurando terrore ed esasperazione, come esattori al servizio del Papa. Sono divenuti subito famosi e, per secoli, sono stati oggetto di una nomea terrificante “meglio un morto in casa che un marchigiano dietro la porta” per aver servito fedelmente un padrone esoso, eccessivo, e, come tale, ingiusto, cattivo soprattutto con i più deboli. Devono sapere - la storia insegna - che nessuno mai se l’è presa con il Papa. Associazione Larino viva |
U munne (il mondo)
U MUNNE Tu nen pù capì che segnifiche / resperà aria pelite in quistu munne / de mennézze èmbezzenite. // Nen pù capì che segnifiche vève / acqua frésche cres’talline e no / quella spòrche de nu quetine. // No, nen pù capì che segnifiche / remané ncantate da na campagne o / nu vosche, quann’è autunne, / chiine de chelure e, quann’è primavere, / verde, verde scure. // U cerviélle zè recréie / prim’èncòre di pelmune, / quescì l’uòcchie / é vedé tutte chilli chelure. // U paésagge è na c ó sa sèrie / pecché, prime che tu u (g)uierde, / isse (g)uard’é te che duie lacreme gròsse / e te dice “quis’tu munne / s’tà devendanne na fòsse, / ì manche, pe cadì, sule na scòsse. // Nu s’trazie vedè gènte / sempe chiu dejune de fronte e / chille sèmpre chiù sazie. // A tecniche zà magnate a peliteche / e quis’tu munne chiù va nnanze / chiù d...
Commenti
Posta un commento