I vini dop e igp ancora senza Comitato




Un grappolo di Malvasia
Il mondo vitivinicolo sta attendendo ormai da mesi che si insedi il nuovo Comitato nazionale vini dop e igp per il triennio 2018-2020: il Comitato in carica dal 2015 ha infatti cessato le sue funzioni il 31 dicembre scorso e da allora l’attività si è bloccata. Il Ministero l’anno scorso aveva chiesto e ottenuto dalle istituzioni e dalle organizzazioni del settore le designazioni dei componenti per il nuovo Comitato; poi il ministro Martina s’è dimesso e il Governo Gentiloni ha deciso di rinviare il varo delle nomine alla nuova legislatura. 
Il risultato è che ci sono almeno una trentina di denominazioni in stand-by, tra modifiche e richieste di riconoscimenti, che dovranno attendere la prossima campagna prima di vedere la luce. 
Alla fine di marzo di quest’anno Alleanza delle Cooperative, Assoenologi, Cia, Confagricoltura, FederDoc, FederVini e Unione Italiana Vini avevano inviato una lettera al presidente del Consiglio per sollecitare il decreto di nomina del Comitato nazionale vini, sottolineando che «Il Comitato è organo indispensabile per l’approvazione delle modifiche dei disciplinari delle denominazioni. Ritardare ancora, anche solo di poche settimane il varo del decreto – sostenevano i firmatari della lettera –  potrebbe mettere in discussione le modifiche che i produttori attendono per la prossima vendemmia». 
Oggi si può dire che, con ogni probabilità, i tempi per la prossima vendemmia sono ormai scaduti e che, di conseguenza, nessuna modifica di disciplinare e nessuna nuova denominazione si potrà avere per i vini dell’annata 2018. 



Commenti

  1. ho avuto la fortuna e il piacere di essere un componente di questo importante strumento previsto dal Dpr 930 del !963 e, così, di essere un protagonista di riconoscimenti importanti come la Docg Torgiano rosso Riserva, riconoscimento 20 .10. 1990, e , Il Montefalco Sagrantino, riconosciuto Docg alla fine del 1992. Un'esperienza bellissima per i tanti personaggi del mondo del vino che ho avuto modo di conoscere, che mi ha dato la possibilità di aggiornare la mia tesi di laurea proprio sui vini a d.o. e i loro vitigni. Soprattutto di capire il significato e il valore del territorio, cioè dell'origine della qualità, nel caso specifico dei vini, ma di ogni prodotto della nostra agricoltura, selvicoltura e zootecnia. Uno straordinario patrimonio che vede l'Italia, con 296 Dop, Igp, Stg, sul gradino più alto dei riconoscimenti da parte della Ue (ogni 4 riconoscimenti, uno riguarda un prodotto italiano), con i vini (523 Docg, Doc e Igt) a rendere ancora più ricco ed esaltante questo primato, frutto della bontà del territorio, delle capacità dei suoi protagonisti, i coltivatori e i trasformatori, e, anche, del lavoro prezioso portato aventi da questo strumento e dal dipartimento attività produttive del Maf e del Mipaaf oggi.

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