12 febbraio 2017

L’UNITA’, il giornale fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio del 1924


“La vita non è quella che hai vissuto – ho letto da qualche parte – ma quella che hai nella memoria per raccontarla”

Ripensando allo sfogo  di qualche giorno fa di Bobo, attuale direttore de L’Unità, mi è tornato in mente il rapporto durato quarant’anni con questo giornale, che, oggi, ripenso come il libro di scuola quotidiano, per me e per le centinaia di migliaia di lettori che lo compravano ogni mattina.

Lettori affezionati che sapevano il ruolo e il significato de L’Unità nel corso di tanti decenni, quando l’hanno vista clandestina nelle mani dei comunisti e degli antifascisti; dei partigiani, con i fucili sulle spalle, in montagna, a vivere la guerra contro il fascismo  e gli invasori nazisti, dopo il tradimento dei Savoia; degli operai che già avevano salvato le loro fabbriche da chi le voleva smobilitare per appropriarsi delle macchine; degli italiani che hanno gridato la loro gioia di liberazione sventolando il tricolore; dei nostri soldati che tornano dalle prigionie dei tedeschi e, prima, degli inglesi; degli ebrei, omosessuali, rom, comunisti, socialisti, cattolici, liberali e i tanti militari scampati ai criminali tedeschi - con il benestare e la collaborazione di Mussolini e delle sue camicie nere - nei campi di sterminio, un orrore e errore della mente umana. L’Unità degli italiani che a maggioranza scelgono la Repubblica e dei suoi padri costituenti, che mettono a disposizione la Carta costituzionale, la stessa che qualcuno, ultimante, ha provato a strappare. L’Unità dell’attentato a Togliatti e la sua opera di divulgazione del messaggio di stare fermi e non reagire alla grande provocazione; dei morti di Portella delle Ginestra, di Torremaggiore e di Reggio Emilia; contro la legge truffa di Tambroni; dei corpi deviati dello Stato e dei ripetuti pericoli di colpo di Stato e guerra civile; delle bombe di Milano e di Brescia; della bomba fascista alla Stazione di Bologna e degli attentati ai treni; della scoperta della P2 e di Gladio; del delitto Moro e della lotta al terrorismo, alle mafie e alla criminalità organizzata, come pure alla corruzione, ai ladri, agli approfittatori, alle caste, alle cricche; alla disinformazione; alla P3 e a tutti i malfattori. L’Unità della difesa della democrazia e delle conquiste civili, delle donne in particolare, come l’aborto e il divorzio; del diritto dei lavoratori; della scuola e delle Università aperte a tutti; della sanità per tutti,
Ancora più lungo sarebbe il discorso riferito alla politica internazionale e le sue prese di posizioni che hanno influenzato cambiamenti e rotto legami del partito, il PCI, che aveva ne L’Unità il suo giornale.
Una lunga premessa ad un giornale che ha guidato milioni di italiane e italiani a capire la realtà e, da essa, trovare le ragioni per modificarla. Ricordo me, Fernanda e altri quindici e, a volte, anche venti compagni sparpagliati, ogni domenica e ogni giorno di festa, nei quartieri di San Quirico, Legnaia, Soffiano, le Torri, il Ronco, a picchiare alla porta delle vecchie case o a suonare i campanelli di quelle nuove che allargavano Firenze verso Est. E come noi, altre squadre di altre sezioni di altri quartieri.
C’è stato anche un momento in cui la testata fondata nel 1924 da Antonio Gramsci si era persa.
Ed ecco i Furio Colombo prima e i Padellaro e Concita De Gregorio dopo, i tre direttori che, in un momento particolarmente difficile, hanno dato la forza necessaria per il suo rilancio. L’Unità, il mio giornale, quello che ancora mi porto nella mente e nel cuore.
Poi quella del Pd, in particolare di Renzi, che ho smesso di leggere e di comprare.

Alle compagne e ai compagni di tante diffusioni che ancora ricordano e possono raccontare i sogni, gli ideali, la partecipazione e la passione di cui questo Paese ha profondo bisogno


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