16 febbraio 2013

T come territorio C come cultura


 

Senza la cultura la politica si svuota di contenuti e di prospettive e la bellezza è la cosa che per prima viene sacrificata.

Tutto, ma soprattutto una campagna elettorale, ha senso se si trasforma in una grande occasione che interpreta la politica e  diffonde la cultura dando, così, spazio ai sogni. Solo chi ha già condiviso i sogni e riesce, senza ombre, ad esprimere tutto questo merita attenzione.

La cultura che ci appartiene e che si ritrova nei campi, nelle torri, nei castelli, nei ruderi dell’Ara frentana o dell’Anfiteatro, nelle minute case, nei paesi che si lasciano vedere raccolti sulle colline o appiccicati ai fianchi delle montagne, nei vicoli che raccolgono i fumi e i profumi dei camini, nelle piazze che lasciano le mani stringere altre mani e le labbra aprirsi al dialogo.

La cultura che si esprime in dialetto o con i gesti e racconta la gioia e il dolore, il pianto e il sorriso; accoglie lo straniero con un benvenuto; saluta e riesce a dire grazie o prego; emoziona con la poesia, il canto, un quadro o una scultura.

La cultura che rispetta il tempo e la natura, ci rende liberi e non schiavi di altri uomini o del denaro

 

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