19 agosto 2016

Una buona notizia: meno libertà d'azione per il Glifosato, il micidiale "seccatutto"

Respira la terra e, con essa, la salute dei coltivatori e dei consumatori.
Misure precauzionali importanti che interesseranno anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con il famoso "seccatutto". Un primo successo di tutti quei cittadini consumatori e delle loro associazioni che non hanno mai smesso di lottare contro questo micidiale veleno per la terra, la natura e gli esseri viventi, vegetali e animali. Davide, ancora una volta e ,grazie all'unità, ha avuto ragione di Golia, anche se la battaglia continua per affermare il NO  a questo veleno.
di GIORGIO SCARLATO
A decorrere dal 22 agosto 2016 il Ministero della Salute - Uff. 7 Sicurezza e regolamentazione dei prodotti fitosanitari - in esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016 ha decretato le seguenti disposizioni di modifica delle condizioni d'impiego dei prodotti fitosanitari contenenti il principio attivo glifosato, alias "seccatutto":
a) revoca dell'impiego nelle aree pubbliche quali: parchi, giardini, aree ricreative, campi sportivi, cortili e aree verdi di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti strutture sanitarie;
b) revoca dell'impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
In breve, è revocata dal 22 agosto l'autorizzazione all'immissione in commercio ed impiego dei prodotti fitosanitari contenenti il p.a. glifosato ed il suo principale coformulante AMPA.

Queste misure precauzionali interesseranno anche l'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati col glifosato in pre-raccolta (pre harvest)  come ad es. il grano duro proveniente dal Nord America e Canada.
Un appunto. La quantità di glifosato negli USA è passata dai quasi 6 milioni di kg del 1995 ai 113 milioni del 2014. Il 74% del glifosato utilizzato dalla metà degli anni 70 del secolo scorso ad oggi, è stato applicato negli ultimi 10 anni.

Ciò sta a dimostrare che, l'attenzione, l'unità di tante associazioni, dei tantissimi cittadini-consumatori, alla fine ripaga.
Come ha ripagato il messaggio che è passato relativo all'olio di palma creato da una fitta rete d'informazione tale da annullare qualsiasi iniziativa delle multinazionali interessate.

Questa è la strada che il popolo italiano deve intraprendere con azioni civili e di conoscenza, e le stesse istituzioni ad impegnarsi  per tutelare e non accettare passivamente ciò che altri, a torto, vogliono imporre; affinché  possano essere  tracciate e percorse quelle linee obbligate da rispettare a tutela della salubrità alimentare ed ambientale.
Deve essere realmente operante il principio di precauzione che vige in Europa con controlli più serrati.
Questo è la strada da percorrere per tutelare e valorizzare, con la tracciabilità, il vero Made in Italy. La concorrenza sleale non può appartenere alla vera agricoltura.  

Non si può chiamare di qualità un prodotto che, a detta degli stessi produttori, con un raggiro agronomico, può contiene più glutine ma, allo stesso tempo, è un veleno che nuoce alla salute.
Un esempio potrebbe essere il grano duro trattato in pre harvest col glifosato,"seccato" in modo artificioso e non maturato in modo naturale. 

Entrando nello specifico: la qualità del chicco di grano.
Con questo metodo di maturazione (?) non c'è nulla di naturale visto che gli stessi farmer americani lo asseriscono.  Con il trattamento in pre harvest il grano non è più idoneo alla risemina in quanto c'è una forte riduzione della germinabilità e la eventuale nascita del chicco può avvenire con plantule deformi. Ad essere chiari: il chicco è sterile.
Ed ecco i nodi al pettine e le domande che si pongono:  - Se il chicco di grano è sterile, che azione svolge il glifosato al suo interno e quindi cosa comporta per le proteine, per  le vitamine, i composti fenolici, i sali minerali in esso contenuti?  - Cosa mangia realmente il consumatore? 
Si attendono risposte da chi di competenza, regionali o nazionali che siano.

Non si può umiliare, prendere per i fondelli un'intera nazione,  un mondo contadino che opera in modo leale e non con carte truccate!

E' giunto il momento che quel legame tra sicurezza alimentare per i consumatori e il giusto reddito per i produttori si concretizzi e si rafforzi sempre più, a vantaggio di tutti e non certo per quelli che ci vogliono annettere ai loro interessi imperialisti (vedasi i tossici accordi TTIP e CETA), da sudditi-operai per il land grabbing (l'accaparramento delle terre),  o peggio, da schiavi-colonizzati per le vendite in dumping (sottocosto); cioè da sottomessi a vita. 
Non può e non deve essere così, visto che il vero schiavo (i tanti, "gli svenduti", cavallini di Troia) è colui che difende il padrone, perché è quello che non è più capace d'immaginarsi la libertà, la sua indipendenza intellettuale. Non è possibile comportarsi come gli struzzi che nascondendo la testa sotto la sabbia pensano di non essere visti. E' ora che si aprano gli occhi. 

Un minimo accenno a proposito delle osservazioni fatte in merito al grano duro italiano dal sig. Oscar Farinetti, il patron di Eataly. 
Forse l'Agricoltura, quella che veramente produce in qualità e salubrità e non quella che solo commercializza (la sua), l'ha vista, sfortunatamente per lui, da molto lontano. Per osservarla, amarla e rispettarla occorrere sicuramente ben altro. Intanto, buon per lui, si cibi di grano canadese. 


                                                                                                   Giorgio Scarlato

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