21 maggio 2015

San Pardo e la sua stalla


Giorni fa ho riportato sul mio profilo di fb foto dei carri di San Pardo in allenamento verso la salita del Monte. In allenamento i buoi e anche i giovani, cioè i grandi protagonisti della Festa che rappresenta l'identità di un territorio, l'anima della nostra città. A tal proposito, cogliendo il clima della preparazione della festa, riporto un articolo da me scritto due o tre anni fa e pubblicato su Larinoviva, con la speranza che venga preso in considerazione da chi ha, oggi, nelle mani il domani di questa festa e, con essa, quello della nostra Larino.


 SAN PARDO, LA FESTA, LARINO, IL MOLISE

Premessa

Tanti anni fa ho inviato una mia nota a Il Ponte, che parlava di una stalla cooperativa da realizzare in qualche parte del territorio della mia città per avere nel futuro sempre assicurata la presenza dei buoi e delle vacche. Animali deliziosi da considerare i veri grandi protagonisti della festa per eccellenza della transumanza (un tempo fiera del trac, cioè dell’andare dalla pianura alla montagna, mentre la grande Fiera di Ottobre – una delle più importanti in Italia fino alla prima metà del secolo scorso – era quella del tur, cioè del tornare dei pastori, con le loro mandrie e i loro greggi, dalla montagna alla pianura).

La nota, con l’idea di una “stalla cooperativa festa di San Pardo” ripresa più volte nel corso del tempo  ma mai realizzata in mancanza di un promotore, un organizzatore, regolarmente pubblicata, ha colto l’attenzione dei lettori del glorioso mensile nato a Larino (in quel tempo per la stragrande maggioranza larinesi). Personalmente ho sempre pensato che non poteva e non può che essere l’Associazione dei Carrieri, l’istituzione più naturale per un’operazione di salvaguardia e tutela della grande festa e, non solo, anche di promozione e valorizzazione della stessa.

Quella nota l’avevo scritta al mio rientro da uno dei tanti viaggi in Canada, quello che mi aveva portato da Toronto a Montreal a vedere la Festa di San Pardo nella Chiesa che ha salutato per prima i larinesi costretti a raggiungere in massa questa stupenda città. La festa con tre carri tirati da macchine! Ricordo una Cadillac al posto dei buoi, che mi ha  portato a pensare alla festa che riempie di suoni, di colori, di odori la mia città a fine maggio.

Era il tempo in cui le aziende coltivatrici erano insediate dal mito dell’industria e, in particolare, da quello dei seminativi e delle monoculture, sulla spinta della meccanizzazione voluta dalla Fiat e fatta propria dai Consorzi agrari, che sono sempre stati, fino al loro fallimento,  il braccio operativo di questa grande industria nazionale e di quelle multinazionali, soprattutto della chimica.

Pur consapevole del significato e del valore di quella festa che, con il dialetto, la cucina, i riti, teneva legati alle loro radici i larinesi e, anche, tutti gli altri italiani, non nascondo i brividi che ho avuto nel pensare alla fine che poteva avere la festa di Larino in mancanza dei suoi protagonisti, gli animali.

 Era questa la premessa della proposta di una stalla cooperativa, avanzata tanti anni fa con il significato di assicurare alla festa gli animali protagonisti della stessa, e, così, compattare il resto degli elementi che la compongono e la rendono un evento straordinario, unico.

 Certo non mancavano riflessioni riguardanti altri risultati possibili di una cooperativa nata, come si diceva, prima di tutto per assicurare a tutti i carrieri gli animali di cui hanno bisogno, tanto da poterla considerare al centro di una progettazione e programmazione di altre iniziative, tutte potenziali fonti di reddito e di occupazione, ma anche di immagine del territorio e di comunicazione della festa.

In questo senso, una proposta che la pesante crisi del Paese e del Molise e, ancor più di Larino e del suo circondario, e l’aumentata difficoltà di trovare gli animali rendono di grande attualità e, come tale, pressante.

Stanno qui le ragioni che mi hanno spinto a riprendere, dopo tanti anni, il discorso lasciato con la pubblicazione della nota su Il Ponte, con l’augurio che la proposta, aggiornata, possa diventare presto una riflessione della nostra comunità che della festa di San Pardo ha l’anima, cioè quello che serve per uscire dalla situazione di abbandono e di degrado  e ripartire per affermare la centralità del suo ruolo per il futuro del Molise.

Ripeto quanto ho già detto in altre occasioni, una rinascita che non può che partire dalle risorse e dai valori del suo territorio. Innanzitutto agricoltura e ruralità, con i primati della sua olivicoltura;  storia e cultura; paesaggi incantevoli; nobili e antiche tradizioni, e, non ultime,le nuove generazioni essenziali  per sostituire una classe dirigente che da lungo tempo ha mostrato scarse o nulle capacità di pensare al futuro della nostra amata Larino.

pasqualedilena@gamil.com

SAN PARDO, LA FESTA, LARINO, IL MOLISE

Seconda parte

Nel merito della proposta, in primo luogo ritengo virtuoso il processo che porta a mettere insieme le risorse disponibili, sapendo che la capacità di creare sinergie è l’elemento vincente, sempre e in qualsiasi campo. Sta qui il ruolo fondamentale del Comune di Larino e dell’Istituto Agrario “San Pardo” con la messa a disposizione dei terreni nelle Piane di Larino, in particolare quelli della Coteb, che possono essere rilanciati, e, per quanto riguarda l’Istituto, le sue potenzialità tecnico-organizzative sviluppate in stretta collaborazione con l’Università del Molise, a supporto di un allevamento che ha bisogno di terreno e, quindi, della disponibilità di chi questo terreno ce l’ha.

Penso alla diocesi di Termoli-Larino e non solo ai terreni sparsi sul nostro territorio, ai tanti coltivatori che possono produrre il necessario per la stalla e ricavare il giusto compenso.

Sta qui anche l’interesse di una realtà importante come la Fruttagel, che può, con la massa di sostanza organica a disposizione dei soci conferenti, programmare una ricca produzione biologica con il coinvolgimento e la collaborazione di tanti bravi coltivatori. Questi possono trovare in questa collaborazione l’occasione per reimpostare l’azienda e far rivivere a essa la buona regola della rotazione e dell’avvicendamento come un tempo.

Una stalla non isolata, ma pienamente dentro quella necessità che mi porta a dire che si può pensare al futuro di Larino e del Molise solo se si ha l’intelligenza di ripartire dal territorio quale bene primario, assoluto, con le sue risorse che vogliono dire cibo di eccellenza, paesaggio, ambiente e, come dicevo all’inizio, storia, cultura, tradizioni di straordinario spessore per la loro unicità.

Una stalla sostenuta dai carrieri con le stesse risorse impegnate nella ricerca degli animali o con quelli di proprietà che, molte volte, sono costretti a mettere nelle mani di allevatori bravi ma provvisori, alla luce della situazione che questi produttori stanno vivendo e, con essi, il comparto zootecnico.

La proposta, che provo ad aggiornare e a tracciare nelle sue linee principali, nel momento in cui diventa progetto ha tutto per essere presentata per il finanziamento ai vari sportelli istituzionali come progetto originale che spazia su più campi: cultura, agricoltura, turismo, ricerca e sperimentazione, non ultimo quello del sociale e delle politiche giovanili e delle pari opportunità.

In pratica, la stalla cooperativa “San Pardo”, non avendo come unico obiettivo la produzione di carne o di latte, di vitelli, trova nel suo primario obiettivo, la festa, uno straordinario e fondamentale valore aggiunto.

Essa apre spazi notevoli di occupazione, in particolare per le donne, soprattutto se tutte le attività di preparazione della stessa (fiori, ricamo, etc.) si associano per poi dar vita a un Consorzio di associazioni della Festa con la stalla perno dell’intero progetto.

Una stalla e altre iniziative sostenute anche da sponsorizzazioni e lasciti e da una maggiore razionalizzazione delle risorse raccolte per una festa che, grazie alla passione e all’amore di tutti i suoi protagonisti, diventa una fonte di occupazione e di reddito e una straordinaria occasione di comunicazione del territorio larinese e del Molise.

A mio parere niente di più grande e più bello può sostituire la mancanza degli animali che sono la festa.

 

SAN PARDO, LA FESTA, LARINO, IL MOLISE

Terza parte

  1. LA STALLA COOPERATIVA “ SAN PARDO”

1.- didattica– una stalla progettata per il benessere degli animali, aperta alle visite e, come tale didattica, caratterizzata da sobrietà e dal minimo spreco di energia, anzi in grado di utilizzare i sottoprodotti per produrre energia da mettere a disposizione di tutte le attività;

- biologica per ridurre e, nel tempo, azzerare tutti i prodotti di sintesi per recuperare energie e ambiente e dare una risposta alla domanda crescente da parte di consumatori che sanno che tanta parte della loro salute e del loro benessere dipende da un’alimentazione sana, cioè a base di cibi di qualità;

- della biodiversità nel momento in cui si decide che essa sia il centro di allevamento di tutte le razze bovine italiane, non solo per una tutela e conservazione delle stesse, ma anche per la ricerca e la sperimentazione da mettere poi a disposizione delle aziende agricole e zootecniche. Sta soprattutto qui Il ruolo fondamentale dell’Istituto agrario e dell’università del Molise, ma anche, dell’Associazione allevatori, del consorzio 5R, dell’Asrem del Basso Molise con la messa a disposizione del suo gruppo di veterinari per tutte le operazioni di formazione e informazione, ricerca e sperimentazione, assistenza necessaria per il migliore allevamento;

  1. Una stalla che deve assicurare la coppia di animali da affidare a ogni carriere e pensare, partendo da questa necessità, alle possibilità offerte dall’allevamento soprattutto per ciò che riguarda la produzione di carne.
  2. L’apertura di uno spaccio aziendale o la convenzione con macellerie per la vendita della carne e degli altri prodotti conferiti dai soci.
  3. La possibilità di aprire un piccolo centro di imbottigliamento e confezionamento al servizio dei soci e dell’intera comunità quale risposta alla necessità di tanti piccoli produttori che vogliono conservare e confezionare le loro produzioni. Una personalizzazione delle produzioni a partire dagli ortaggi, dall’olivicoltura e viticoltura con i prodotti tipici che possono raggiungere mercati lontani.
  4. L’apertura di una pista di allenamento a disposizione dei singoli carrieri
  5. L’apertura di una porcilaia destinata all’allevamento di maiali per la produzione della Pampanella di San Martino in Pensilis che dà al consumatore tutte le garanzie della qualità, nel momento in cui si può verificare direttamente la tracciabilità
  6. La nascita di laboratori per la produzione dei fiori di carta, delle coperte e delle lenzuola ricamate, dei carri grandi o in miniatura recuperando i mestieri di un tempo: carpentieri-falegnami; fabbri –maniscalchi; funai-artigiani dei finimenti dei buoi e delle vacche, di campane e campanelli

In sintesi, le prime cose da fare:

-        la discussione di questa proposta e, soprattutto, del progetto essenziale per la sua accettazione e, poi, definizione dello strumento di gestione ( espressione di tutti i protagonisti, in primo luogo dell’Associazione dei carrieri) che deve realizzarlo

-        La scelta del sito dove far nascere la stalla e la sua messa a disposizione per renderlo punto di riferimento di tante altre iniziative che hanno come obiettivo il futuro del Festa e del territorio larinese e molisano.

-        L’organizzazione e gestione delle risorse finanziarie e patrimoniali

-        La ricerca e formazione del quadro amministrativo e del personale

-        L’organizzazione dei partner pubblici e privati

-        La presentazione ai diversi sportelli del progetto per i finanziamenti della struttura e delle attività

-        L’organizzazione della stalla per renderla funzionale alla festa e per dare a essa un ruolo nel campo della biodiversità bovina e degli altri allevamenti a essa collegati.

Una iniziativa complessa che ha bisogno di tempo per andare a regime, ma che se realizzata in tempi brevi, può rappresentare una risposta seria e possibile alla situazione di crisi che vive la nostra città. Si tratta di ripartire dal tesoro che ha da sempre, il territorio con la sua agricoltura e le sue tradizioni, per rilanciare quel ruolo di centralità che ha sempre avuto nel Basso Molise e diventare esempio per le altre comunità molisane, nel momento in cui le scelte per sopravvivere sono poche e obbligate.

Questa mia proposta, gentilmente ospitata da larinoviva.it, vuole essere un contributo al dibattito che è prioritario per valutare la strada da percorrere e le scelte che si decidono di fare per dare sicurezza al futuro della nostra grande festa e segnare una svolta nel tipo di sviluppo per renderlo sostenibile e compatibile, affermazione dei valori e delle risorse del territorio che rappresenta la nostra identità.


Fine



 

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