4 ottobre 2012

La tribù più minacciata del mondo blocca la ferrovia del gigante minerario Vale


[ 4 ottobre 2012 ]da greenreport

Gli indios, compresi diversi Awá (che secondo Survival International sono la tribù più minacciata del mondo) hanno occupato i binari della ferrovia Carajás in Brasile, costringendo il gigante minerario Vale a sospendere l'attività di trasporto di minerale dalla più grande miniera di ferro del mondo.

Il 2 ottobre centinaia di Indiani, tra i quali c'erano anche gli ultimi superstiti degli Awá, hanno invaso i binari di Carajás per sottolineare l'opposizione ai progetti del governo brasiliano che, se votati dal Parlamento, potrebbero vanificare i loro diritti sulle terre ancestrali indigene. La clamorosa occupazione dei binari è il culmine di mesi di lotta contro la Direttiva 303, firmata dal Procuratore Generale del Brasile, che proibisce l'espansione dei territori indigeni, da cui molte tribù dipendono per la loro sopravvivenza. Survival sottolinea che «la proposta è il risultato delle pressioni esercitate dalla potente lobby rurale del Brasile, che comprende anche molti politici che possiedono aziende agricole su terre che dovrebbero essere restituite agli indigeni». Potrebbe essere particolarmente disastrosa per gli indios Guarani, che vivono spesso in accampamenti di fortuna ai margini delle strade o in riserve sovraffollate, in attesa che le loro terre ancestrali siano mappate completamente.

Il testo sancisce anche che alcuni progetti sulle terre indigene potranno essere portati avanti «indipendentemente dalla consultazione delle comunità indigene», ma il governo brasiliano si è rifiutato di respingere la proposta di Direttiva nonostante gli indios e le associazioni che li proteggono dicano che viola la legge nazionale e la Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), approvata dall'Onu nel 1989. Anche le associazioni ambientaliste brasiliane sono preoccupate per la Direttiva 303 che sembra pensata per realizzare anche grandi e distruttive dighe nei territori incontaminati degli indios.

La decisione di occupare la ferrovia mineraria è stata presa durante la riunione di diverse tribù si sono unite per chiedere il rispetto dei diritti territoriali, ma è solo l'ultima di una serie di proteste contro la Vale, la cui ferrovia fiancheggia il territorio degli Awá. Survival spiega: «tra la miniera e l'Oceano Atlantico, vanno avanti e indietro, giorno e notte, treni lunghi più di due km. Sono tra i treni più lunghi al mondo e i loro binari si stagliano a pochi metri di distanza dalle foreste dove vivono famiglie di Awá ancora incontattate. Negli anni '80 fu costruita una ferrovia lunga 900 km. Attraversava parte delle terre degli Awá, che le autorità decisero di contattare e sedentarizzare. Presto si scatenò l'inferno sotto forma di malaria e influenza: quattro anni dopo, delle 91 persone di una delle comunità contattate, ne erano rimaste vive solo 25.Oggi, la ferrovia porta nella terra della tribù stranieri avidi di terra, di lavoro e di animali selvatici, facile preda dei cacciatori di frodo.Ma i coloni usurpatori non devono segnare la fine degli Awá. Hanno subito devastanti invasioni anche altre tribù del Brasile, come gli Yanomami. Ma quando il governo è stato costretto a intervenire per proteggere le loro terre, si sono ripresi».

A settembre un giudice ha annullato una sentenza che proibiva al gigante minerario brasiliano di raddoppiare i binari per incrementare la produzione. Un duro colpo per gli Awá, che dicono che la ferrovia è servita ad aprire la strada a minatori e taglialegna illegali che attaccano i loro villaggi, inoltre invasori e treni mettono in fuga gli animali che cacciano.

Il direttore generale di Survival Intenational, Stephen Corry,esprime tutto il suo sostegno alle proteste indie e con conclude: «Se il Brasile vuole essere d'esempio e mostrare al mondo il rispetto dei suoi popoli indigeni, non dovrebbe dar retta alle dannose proposte di una manciata di lobbisti rurali. La protesta dimostra che per tribù come quella degli Awá, i diritti alla terra sono tutto».

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