«Italico», un fantasma che spaventa l’olio italiano


L’annuncio della firma del contratto di filiera per l’olio d’oliva italiano firmato da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Fai (Filiera agricola italiana) ha scatenato polemiche senza esclusione di colpi. 
Il contratto riguarda 10.000 tonnellate di olio extravergine made in Italy che Federolio si impegna a ritirare a un prezzo base di 4,30 euro/litro più eventuali maggiorazioni di 0,30-0,60 euro/litro legate alla qualità.
Foto di Pasquale Di Lena
A parte le critiche sul prezzo, ritenuto da molti rappresentanti del mondo olivicolo troppo basso, a dare fuoco alle polveri è stata l’ipotesi di creare un olio chiamato «Italico», contenente «una percentuale di ottimo prodotto nazionale da fissarsi campagna per campagna secondo la disponibilità euna di olio non italiano che dovrà comunque rispondere a verificabili e documentati requisiti di eccellenza; sarà assoggettato a controlli effettivi e severi». Queste le parole del presidente di Federolio Francesco Tabano che hanno suscitato critiche feroci e accuse di sfruttare l’italian sounding né più, né meno di quanto succede all’estero.
Coldiretti, da parte sua, ha risposto alle accuse sostenendo che «Non esiste alcun riferimento al nome Italico, né tantomeno alle miscele di oli extravergine di oliva made in Italy con quelli importati dall’estero. Si tratta di una notizia falsa cavalcata, più o meno strumentalmente, per interessi che non hanno nulla a che fare con il bene del made in Italy».
Resta il fatto che se l’industria desse seguito a quanto annunciato, chiamare «Italico» un prodotto con solo il 50% di olio italiano sarebbe un chiaro tentativo di confondere il consumatore.


Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 27-28/2018 a pag. 
Olio: polemiche senza freni sull’accordo di filiera
di A. Andrioli
L’articolo completo è disponibile anche sulla Rivista Digitale

Commenti

  1. La vicenda "Italico" ha messo in difficolta la Coldiretti, la più grande organizzazione professionale dei coltivatori, e la sua Unione delle Associazioni dei produttori olivicoli (UNAPrOl, impegnata nella promozione degli oliveti super untensivi), tanto da dover uscire con la dichiarazione di notizia falsa. Una smentita che diventa la conferma di una mazzata (definitiva) per la nostra olivicoltura e i nostri oli.
    Un'operazione che spiega, dopo settant'anni di politica agricola in Italia, le ragioni della crisi crescente del settore centrale della nostra economia, caratterizzato da un costante esodo dalle campagne italiane, e, parlando dell'olivicoltura, del perché questo fondamentale comparto è stato tenuto per decenni, fermo sui binari morti della stazione più importante, quella delle grandi coincidenze. Solo due anni fa l'approvazione del Piano Olivicolo Nazionale con l'introduzione, all'ultimo momento, del sostegno agli oliveti super intensivi, una vera sciagura per la nostra olivicoltura.
    "Distrazioni" che, ora, spiegano bene il grande sorpasso della Spagna, l'abbandono negli anni del 30% dei nostri oliveti, soprattutto là dove hanno più ragione di essere presenti; la necessità, oggi, di centinaia di migliaia di nuovi oliveti per rispondere alla domanda di olio italiano di qualità e, sempre più, all'insegna della diversità. L'Italico, una miscela di olio di oliva italiano e di olio di oliva importato, è una iattura. Tanto più se oggetto di un accordo di filiera che ha fissato prezzi che offendono la qualità e la diversità dei nostri oli e costringono i nostri olivicoltori e trasformatori a chiudere le proprie attività. A pensare che a creare questo grosso guaio sono quelli che, con i cappellini e le bandiere, vogliono far credere, soprattutto ai vari governi che s'insediano, che sono i detentori della politica agricola italiana e i difensori dei loro grandi e bravi protagonisti! L'Italico dimostra che non è così e non ci sono smentite che tengano.

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