2 novembre 2016

Il Territorio è Terra, Aria e Acqua

di Nicola Picchione

Caro Pasquale, se nascerà il tuo TERR sarà la prima tessera che prenderò per un “partito”, cioè per mettermi decisamente da una parte. Poiché anche i nomi hanno un senso profondo, mi è venuto in mente, bisognerebbe trovarne uno che colpisca gli eventuali arruolabili.

Bisogna evitare le idee romantiche sul territorio, anche perché ormai non abitano più nel cuore e nella mente degli uomini. In fondo, il territorio può sembrare una entità troppo astratta, lontana: una ideologia.  Invece è concreto. Il territorio se ne frega di noi.  Accetta tutto, possiamo anche offenderlo. Reagisce  a modo suo: si adatta ad ogni modifica, ad ogni insulto. Il territorio non ha sentimenti, non è buono o cattivo, non è bello o brutto. Siamo noi uomini a dargli queste caratteristiche. E’ la nostra cultura che lo ha modellato, lo ha “migliorato” secondo le nostre esigenze e lo ha personificato come gli antichi facevano con i boschi o con i fiumi.  Il territorio affronta terremoti, alluvioni ed altro. Semplicemente si trasforma perché è nella sua natura trasformarsi. La cultura è un prodotto umano.

Lui non ha bisogno di noi, siamo noi ad avere bisogno di lui. Lo curiamo per trarne vantaggio, lo rendiamo bello perché ci fa piacere vederlo e averlo secondo i nostri variabili gusti. Per il territorio un uomo o un altro essere vivente- non importa se è un leone o una zanzara- non fa differenza, mette a disposizione se stesso. Le rocce si trasformano in humus dal quale traiamo cibo. Territorio non è solo il terreno, il campo, l’orto, il giardino,la foresta. Terra, aria e acqua formano il Territorio. Questi elementi formano un insieme e si correlano tra loro, non sono mai separati. Non conoscono le distanze, non hanno bisogno di telefonini o altro. Il loro tempo non è il nostro. Noi siamo i suoi ospiti mai i suoi padroni. Da lui è nata la vita- poiché egli comunica con il Sole che lo fornisce di energia- e lui la mantiene.

Se noi vogliamo che il Territorio ci sia amico, cioè che sia come lo vogliamo- utile, bello, accogliente per noi- è nostro compito rapportarci con lui nel modo migliore. Trattare la terra, l’ aria, l’acqua come beni da rispettare, conservare, utilizzare con prudenza. Come fanno le piante e gli animali che prendono solo ciò che è loro necessario, che regolano la loro proliferazione con misura. Non sanno forzare la terra, non inventano sostanze che la avvelenano. Certo, non hanno la capacità di farlo. Noi abbiamo questa capacità e ne approfittiamo. Abbiamo cominciato molto tempo fa ma per molti millenni abbiamo soltanto addomesticato il Territorio: abbiamo capito che non era necessario correre per procurarsi il cibo; che potevamo fermarci e coltivare la terra. Abbiamo imparato a trattare anche con l’acqua, facendone provvista e conducendola dove era necessario. Dell’ aria non ci siamo preoccupati; essa ci seguiva ed entrava in noi senza necessità di immagazzinarla. Pensavamo, sbagliando, che fosse sempre a nostra disposizione come era fatta, che poteva accettare tutto quanto noi le inviavamo.

Sempre più la nostra smodata voglia di possesso ci ha portato a chiedere molto al Territorio. In nome della umanità che si moltiplicava senza limiti come un tumore maligno e che sempre più esigeva i prodotti del Territorio (della terra, del mare, dell’aria). Abbiamo finito col frustarlo come un cavallo che costringiamo a correre sempre più. Davanti casa c’è un campo di pochi ettari. E’ di un venditore di verdure. Un gruppo di 4 immigrati lo coltivano. E’ diviso in varie colture. Sembra un miracolo: appena finita una coltura, quel tratto è arato concimato e seminato di nuovo. Un continuo avvicendarsi di verdure. Quel campo è come un cavallo frustato a correre sempre. Non so come ma temo che prima o dopo quella terra dirà basta e magari rimarrà sterile per molto. Produzione intensiva e poi se ne getta via una buona parte. Non abbiamo più rispetto per la terra, per il Territorio. Come potremmo averne se non lo abbiamo per gli animali e per noi stessi? Intendo non solo gli altri uomini ma proprio noi stessi. Ci svendiamo. Non parlo del male che prepariamo a chi verrà dopo di noi, abbiamo la vista troppo corta. Abbiamo perso memoria e vista: non ci interessa il passato, non ci interessa il futuro. Era il Territorio che ci insegnava ad avere memoria arricchendo la nostra esperienza e ci invitava a pensare al futuro. Il contadino non andava a scuola (alle nostre scuole), imparava dal Territorio. Erano stretti da un matrimonio di amore-odio. Ora il contadino è diventato agricoltore, non ne capisco ma forse significa imprenditore: deve trarre il massimo profitto magari col minimo lavoro. E’ costretto perché al suo lavoro è dato poco valore. Come se si ricompensasse un pittore dalla quantità di colore adoperato, non importa se per creare la Gioconda o uno di quei quadri venduti a poco prezzo per le strade.

Che cosa c’entra tutto questo con il tuo partito della terra e del Territorio? La domanda è legittima. Non ti proponi, forse, di difendere il Territorio e dunque i suoi prodotti? Certo, sei tu a insegnarlo a me non il contrario. Sei tu che ti batti quasi sino all’ossessione perché sai che qualche piccola speranza può venire solo dal battere e ribattere per far capire che il Territorio (terra, acqua, aria) non è un cavallo da frustare visto che nemmeno i cavalli andrebbero frustati. Si grida nel deserto sperando che la voce arrivi a qualcuno, magari lontano. Voglio solo sottolineare che il partito si deve rivolgere agli uomini ponendo al centro non l’amore per il Territorio ma l’interesse dell’uomo per il Territorio. L’uomo non concepisce amore se non per qualcuno che gli sta vicino, molto vicino oltre che per se stesso, dicevo. Dunque, il partito deve porre al centro l’interesse dell’uomo per sperare di avere successo e non di raccogliere pochi uomini di buona volontà. Tu sei molto bravo non solo ad avere le idee ma anche a dare loro una veste: trova un titolo che faccia capire che il partito non è una romanticheria ma una faccenda concreta perché il Territorio (aria, acqua, terra) è la nostra casa e la nostra vita. Chi vorrebbe trattare male la propria casa e la propria vita? Neanche la bellezza del Territorio costituisce un incentivo a rispettarlo. Non molti amano veramente la bellezza e,poi, ognuno la intende a suo modo. Molti, inoltre, credono che la bellezza sia solo un dono che viene da sé. La Natura come bellezza. C’è, invece, una forma di bellezza del Territorio che viene dall’uomo. A misura d’uomo, come si dice. L’interesse è argomento fondamentale: il Territorio, dunque, come strumento per vivere meglio. Senza romanticherie che sono privilegio di pochi. Solo matrimonio di interesse dell’ uomo con il Territorio. Naturalmente, interesse non significa sopraffazione: anche lo schiavo più devoto si rivolterebbe se sfruttato e maltrattato, figuriamoci il Territorio. Perciò non bisognerebbe fare come il padrone del campo qui vicino: sfruttarlo al massimo. Nessuno sfrutterebbe il suo cavallo fino a sfinirlo, ne dovrebbe comperare un altro. Molti pensano che il Territorio sia inesauribile. L’uomo ha finalmente capito che non è così ma la sua mente non segue il suo istinto che forse era nato sano ma nel tempo si è pervertito. Non è più l’istinto degli animali che smettono di andare a caccia quando non hanno fame. Quello umano è diventato maligno come i tumori che crescono senza limiti uccidendo con l’ospite anche se stessi.

Perciò, dicevo nel dormiveglia faticoso, debbo dire a Pasquale di trovare un nome più efficace del suo partito. Quale potrebbe essere?

Quando desideri dormire ma il sonno non viene la mente si confonde. A questo punto mi venne da pensare al Territorio come a una divinità potente, amabile e terribile, pronta a donarti e pronta a colpirti. Puoi ribellarti ma sarai condannato: non più il paradiso dei prodotti della Natura ma l’ inferno che hai causato con i tuoi errori o il purgatorio se gli errori sono stati veniali. Il Territorio può anche perdonarti ma devi dimostrare il pentimento: con i fatti e non con le parole che sono il tuo linguaggio non quello del Territorio. Devi capire il suo linguaggio, almeno, se vuoi colloquiare con lui.

Mi stavo rendendo conto che la mia mente in cerca di sonno non era tanto lucida e che mi stavo contraddicendo. Stavo divinizzando il Territorio, lo stavo allargando a tutta la Terra e magari oltre (non subiamo l’influsso della luna e magari delle stelle?) mentre sostenevo prima che bisogna essere concreti e parlare all’uomo di interesse pratico. Stavo prendendo sonno e confondendomi.  E il sonno, finalmente, venne.
Ho cercato di raccontare quello che ho pensato ( e forse i miei pensieri confusi risentivano della sofferenza di non riuscire a prendere sonno) ma ti assicuro che le idee che mi venivano fluivano molto di più di come ho cercato di trascrivertele. Bisognerebbe fare come Goethe che si alzava e subito trascriveva ciò che gli veniva in mente, sicuro che il giorno dopo non avrebbe ricordato bene quelle idee. Ma io, ovviamente, non sono Goethe: mi giro e rigiro ma non mi alzo per appuntare le idee che, perciò evaporano e la mattina penso ad altro.

 Questo piccolo resoconto dei miei pensieri notturni nati dalla tua proposta del Partito per il Territorio, è zoppo: io guardo il Territorio da uomo di città- anche se mi porto nell'anima la mia origine campagnola e l'aver vissuto tra i contadini dai quali ho imparato molto e continuo il legame coltivando un piccolo orto- ma so bene che tanta gente continua ad avere un forte legame con il Territorio e sempre più i giovani vogliono tornare alla terra rifiutando di trattarla come un cavallo da frustare.

Scopriamo troppo tardi il valore del Territorio, la sua bellezza insostituibile: quando la perdiamo.

Scopriamo che questo nostro Paese è un tesoro di bellezza grazie non solo alle famose città d'arte ma anche a quei piccoli centri sparsi ovunque- soprattutto nel Centro sud così poco valorizzato-che legano il Territorio all'uomo: lo umanizzano. Non più ninfe e sileni ma un rapporto diretto, unico intermediario il lavoro. Il Territorio come casa accogliente da rispettare anche quando ci ricorda la sua autonomia affinché sappiamo che siamo noi a doverci adattare a lui.

Questo susseguirsi di terremoti mette a dura prova il legame tra l'uomo e il Territorio ma anche lo rafforza. Ricorda a noi tutti i nostri doveri verso il Territorio e fa emergere quanto esso sia vitale non solo per chi lo abita. Come sempre, l'uomo apprezza il bene quando lo perde. Castelluccio è un piccolo ma significativo esempio di come uomo e Territorio convivano armoniosamente creando un prodotto magnifico e allo stesso tempo un paesaggio di una bellezza unica. Rivedo le immagini dell'estate scorsa, i prati che nessun pittore saprebbe dipingere- quasi un sogno anziché una realtà-e quel piccolo paese in cima, quasi a pavoneggiarsi di ciò che i suoi pochi abitanti riescono a fare. Mi si stringe il cuore ma so che un giorno sarà di nuovo là a ricordarci il legame profondo tra uomo e Territorio e insegnarci ciò che può nascere da questa unione che riesce a fondere spirito e materia, utilità e bellezza. L'uomo e il Territorio, in fondo, si somigliano: hanno scatti di violenza e momenti di amore, voglia di ribellione e poi di riappacificarsi. Così vanno avanti i veri amori.
Un abbraccio
Nicola
N.B. Le foto sono dell'autore


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