12 novembre 2016

EDUCARSI PER EDUCARE AL GUSTO DEL VINO E DELLA TAVOLA


Il presidente dell'Aspi Giuseppe Vaccarini
Kosta Stavroulakis,
Milglior Sommelier d'Italia Aspi
La svolta della vitivinicoltura degli anni’80 e la nuova immagine di qualità del vino italiano , fino allora considerato solo come “bianco” e “rosso”, è – a mio parere - il frutto di quel percorso iniziato con l’approvazione del Dpr 930 del 1963, riguardante le denominazioni di origine dei vini e la costituzione del Comitato Nazionale, che ha portato ai riconoscimenti Doc dei vini e, a partire dal 1980, anche a quelli Docg, con Barbaresco, Barolo , Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano i primi a fregiarsi di quest’importante riconoscimento. La tragedia metanolo ha avuto solo l’effetto della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’è da dire, per onore della verità, che altri fattori, non meno importanti, hanno dato una spinta ed un’accelerazione al percorso avviato e, fra questi, fondamentale il ruolo delle due associazioni di assaggiatori, ONAV, la prima in Italia (1951) e  di sommelier AIS (1965), che, insieme alla ripresa delle iniziative dell’Enoteca Italiana di Siena, legate alla cultura del vino e alla  comunicazione, e di nuove pubblicazioni, hanno dato al vino l’immagine di cui aveva bisogno per affermarsi con i suoi caratteri qualitativi così legati all’origine, il territorio.

L’ASPI, l’associazione della Somellerie professionisti italiana, nata nel 2007 per volontà e iniziativa di Giuseppe Vaccarini, già presidente dell’Ais e già (1978) Miglior Sommelier del mondo, rafforza questo importante contributo culturale con la figura di professionisti dell’assaggio protagonisti nella gestione della cantina oltre che della sala, con i servizi resi ai clienti di un ristorante.
Un’affascinante esperienza quella vissuta questo fine settimana, appena passato nella bella Villa Eubea, nei territori di Bacoli e Pozzuoli, proprio davanti agli scavi di Cuma, la città fondata nel 7° sec. a. C. dagli  Eubei di Calcide, che non si dimenticarono di portare dalla Grecia, tralci di viti e talee di olivo, che, non a caso presero il nome di “Ellenicus”, oggi “Aglianico”, e “Greco”, dando vita, con gli sbarchi di altri greci nel sud Italia e la nascita della Magna Grecia, a quella fama dell’Italia di “Paese del Vino” (Enotria tellus), da sempre.
Un fine settimana, in questo luogo magico dei Campi Flegrei, la terra dei vulcani,  con il golfo di Pozzuoli e il mare di Ischia, Procida, Capo Miseno con il lago omonimo e, insieme, quelli di Averno, Lucrino e Fusaro, all’insegna del campionato nazionale del “Miglior Sommelier d’Italia, firmato Aspi, con le semifinali che hanno selezionato tre dei sette classificati per la prova finale e l’elezione del migliore, il campione.
Una competizione dura, con ognuno dei tre finalisti impegnato in una prova complessa, per niente facile, perché non basta essere bravi degustatori o assaggiatori provetti, ma serve anche stile, un modo di presentarsi e relazionarsi con il cliente, come pure di organizzare e gestire la cantina e i vini ma anche l’insieme delle bevande che possono accompagnare un pasto. Un vero professionista protagonista in sala nello stesso modo in cui il cuoco è protagonista in cucina.
Una prova di come servire lo spumante, come riconoscere ben dodici distillati, l’origine e l’anno;  come scaraffare il vino e presentarlo; come riconoscere tre vini e descriverli, quale birra di tre messe a disposizione da uno sponsor  abbinare a un formaggio pecorino di Pienza stagionato 24 mesi , come riconoscere e descrivere due caffè, come eliminare errori da una carta dei vini volutamente sbagliata, quali vini abbinare a un menù, e, infine, il riconoscimento e la descrizione di alcuni arnesi legati al vino o ai liquori.
“Una prova complessa ma necessaria – ha detto il Presidente Vaccarini nel corso di uno dei suoi interventi – che serve per far capire che il titolo di “Migliore assaggiatore d’Italia” è meritato”.

i tre finalisti: Kosta Stavroulakis, Giacomo Morlacchi e Davide Dargello
Una finale molto appassionante e vissuta non senza emozione dai tre protagonisti - partecipata da una giuria composta  da esperti per ogni prova, compresi due chiamati per valutare l’attitudine generale di ognuno dei tre finalisti -  condotta dal responsabile della delegazione dell’Aspi della Puglia, il sommelier professionista, Rudy Rinaldi, fondatore, con la moglie Celeste, delle Delegazioni Abruzzo, Molise e Puglia.
Una passione, quella dell’assaggiatore e del sommelier , che ha bisogno di studio, esperienze, continui approfondimenti per svolgere una professione bella, entusiasmante, che meriterebbe un riconoscimento ufficiale, visto che ancora non ce l’ha. A tale proposito, l’Aspi, con le altre due associazioni l’Ais e l’Onav, sta portando avanti l’istanza di questo riconoscimento ufficiale da parte del Parlamento italiano. Il riconoscimento di una professione che è anche arte espressa da chi con passione si dedica al vino, cioè a un testimone importante del territorio, quale origine, insieme al vitigno e al talento del viticoltore, della qualità.
Il vincitore di un Concorso magnificamente organizzato, cioè il “Migliore Sommelier d’Italia 2016- Aspi”,  è risultato un giovane di origine greca, Kosta Stavroulakis, con Giacomo Morlacchi secondo e Davide Dargello terzo. Un arrivo sul filo di lana vista la bravura di tutt’e tre i finalisti.
A conclusione della gara la consegna anche del riconoscimento di Socio onorario a Pasquale Di Lena e Alessandro Torcoli, che hanno ritirato l’ambita onorificenza, e con il Prof. Leonardo Seghetti, marchigiano di Ascoli Piceno, assente per i gravi problemi causati dalle continue scosse di terremoto.
pasqualedilena@gmail.com

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