17 ottobre 2016

Dove va la legislazione sul sistema prostitutivo

di Umberto Berardo



Della prostituzione come fenomeno sociale ci siamo già occupati diffusamente nel romanzo "Il senso dei giorni" pubblicato nel 2007 e in una ricerca dal titolo "Misurarsi con il tema della prostituzione" sulla rivista Il Ponte nel maggio del 2008.

Ancora oggi nella maggior parte dei Paesi del mondo essa è illegale, in altri è completamente legale, mentre altrove è permessa, ma se ne sanzionano lo sfruttamento ed il favoreggiamento.

Sugli aspetti di carattere umano continuiamo a dissentire sull'idea della prostituzione come un diritto, convinti invece che l'accettazione del fenomeno sia legata, come abbiamo scritto già con chiarezza, ad un'idea molto negativa del sesso e ad una logica crudele e talora perversa di stampo maschilista e neoliberista che trasforma un essere umano in uno strumento per il piacere sessuale di chi paga.

Noi pensiamo che l'esercizio della prostituzione non abbia alcun legame con la libertà personale di chi vi ricorre, ma sia dettato proprio da mancanza di autonomia o addirittura imposto da forme di schiavitù.

Il fatto che la stragrande maggioranza delle prostitute in molti Paesi europei sia costituita da straniere  ne è una dimostrazione chiara.

Qui vogliamo occuparci degli aspetti di natura legislativa che si muovono all'orizzonte.

I modelli più diffusi in merito sono quelli proibizionista, abolizionista e regolamentarista.

La maggior parte degli Stati europei non punisce penalmente né l'offerta, né l'acquisto delle prestazioni sessuali, ma sanziona sfruttamento, adescamento e favoreggiamento.

Di recente in Francia, il 6 aprile, è stata approvata una legge che si pone l'obiettivo di una società senza prostituzione ed i cui elementi fondamentali sono la lotta allo sfruttamento sessuale degli esseri umani ed al prossenetismo, la protezione delle vittime del fenomeno considerato una forma di violenza, misure per scoraggiare la domanda ed il divieto di acquisto di atti sessuali a pagamento, soprattutto con minorenni, come già auspicato nel 2014 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d'Europa.

Dunque la Francia considera reato l'acquisto di atti sessuali e punisce il cliente con multe di 1.500 euro che, in caso di recidiva, possono arrivare fino a 3.750 euro.

Pena alternativa o complementare può essere sempre per il cliente "uno stage di sensibilizzazione alla lotta contro l'acquisto di atti sessuali" per acquisire consapevolezza che la prostituzione è una forma di violenza dannosa per la sicurezza e la salute fisica e mentale di chi la esercita.

In caso di prostituta minorenne per il cliente è prevista la reclusione di tre anni ed una multa di 45.000 euro.

Viene anche creato un sistema di protezione ed assistenza per chi decide di uscire dal meretricio.

C'è chi sostiene che tale legislazione rischia di far scivolare ancora di più la prostituzione nella clandestinità e che lo Stato non abbia il diritto di negare la libertà di prostituirsi e di fruire del fenomeno.

Sono molti anche quelli che pensano che nei paesi come l'Olanda o la Germania, dove la prostituzione è accettata, si incentiva una concezione che crea, con il turismo sessuale, un business di miliardi di euro funzionale ad una tassazione delle prestazioni utile unicamente per le casse degli Stati.

Per altri non si possono imporre norme di carattere etico impedendo le contrattazioni di prestazioni sessuali tra adulti consenzienti.

In estrema sintesi la legislazione introdotta in Francia afferma, invece, che la prostituzione non va tollerata o regolamentata, ma gradualmente abolita; lo fa cercando d'impedire lo sfruttamento e la tratta delle donne e tentando di dissuadere da un erotismo a pagamento con un'opera di prevenzione e di educazione ad un esercizio libero del sesso e slegato da aspetti economici che certamente ne degradano l'autenticità o quantomeno lo banalizzano ponendolo fuori da qualsiasi legame sentimentale o affettivo.

Molti si sono meravigliati che proprio in uno Stato come la Francia, laica e libertaria, si sia potuta varare una tale legge sulla prostituzione.

In realtà criteri simili esistono già da tempo in Islanda, Norvegia e Svezia e di recente sono stati introdotti anche in Canada, Irlanda del Nord e Regno Unito.

Sono norme che non disconoscono la libertà individuale, ma non la considerano separabile dal rispetto della dignità della persona in ogni suo aspetto.

La legislazione francese sul sistema prostitutivo si ispira a principi e valori sui quali a nostro avviso siamo chiamati tutti a riflettere senza barriere ideologiche o illazioni preconcette.

Se siamo d'accordo sul fatto che non si può ridurre una persona ad oggetto strumentale per il "soddisfacimento" della libido altrui perché in tal modo ne neghiamo la dignità, allora dobbiamo interrogarci seriamente e serenamente sulle vie migliori per promuovere il rispetto di ogni essere umano, ridando libertà, bellezza ed autenticità alle relazioni sessuali che sicuramente non ne hanno in un banale ed equivoco rapporto a pagamento.

Nell'introduzione della proibizione di acquisto di atti sessuali crediamo s'intreccino ragioni etiche, ma soprattutto convinzioni antropologiche, politiche e sociali legate alla parità di genere ed all'affermazione dei diritti umani.

Al riguardo sarebbe bene che ci si confrontasse in modo ampio e senza reticenze tenendo sempre ben presente, a nostro avviso, quanto Gesù afferma nel Vangelo di Marco Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (Mc 2,23-28 ).

La trasposizione di questa massima alla questione di cui stiamo trattando è semplice "la legge è fatta per la persona e non la persona per la legge".

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