11 giugno 2015

IL SEGRETO DELLA CATTEDRALE DI LARINO

 da ITALIAINSOLITA.BLOGSPOT.IT
 
Qual è il mistero celato nella simbologia della facciata della cattedrale? È un semplice edificio religioso o nasconde regole e formule alchemiche tali da aprire, agli occhi dei più attenti, le porte di un cammino iniziatico?
Situata nel Basso Molise, Larino è sicuramente una delle cittadine più interessanti del Molise e non solo. Immersa nei campi di olivo ed in una florida vegetazione, è famosa per le numerose testimonianze delle epoche passate. L'anfiteatro ed i mosaici romani, i sontuosi palazzi, le ville nobiliari e le chiese, mostrano anche oggi le tracce di una storia millenaria.
La cattedrale di Larino, tra le più belle del centro-sud Italia, incarna ed integra aspetti architettonici e simbolici appartenenti sia all'arte romanica che a quella gotica. Il termine gotico sembra derivare dal popolo barbaro dei Goti.

"Arte gotica" starebbe ad indicare l'arte "barbara", selvaggia, distruttrice della tradizione classica. Una spiegazione molto diversa, ci è offerta da Fulcanelli nel suo affascinante volume "Il Mistero delle cattedrali" che stabilisce un collegamento tra gotico e goetico (ovvero magico). 
"L'art gotique", Egli dice, "altro non è che una deformazione ortografica della parola argotique, la cui omofonia è perfetta..."
La cattedrale, dunque, è un capolavoro “d'art goth o d'argot" il cui significato sul dizionario è: il linguaggio particolare di tutti quegli individui che sono interessati a scambiarsi le proprie opinioni senza essere capiti dagli altri che stanno intorno. Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone, iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Templari al Santo Graal.
Una delle teorie più intriganti che riguarda le cattedrali consisterebbe nel fatto che al tempo della prima crociata, partita dall'Europa nel 1098, un gruppo di cavalieri capitanati da Ugo di Payns si costituirono, qualche decennio più tardi, in un Ordine con il pretesto di proteggere i pellegrini che transitavano per la Terrasanta da possibili saccheggiatori e, per il fatto che ottennero dall'allora re di Gerusalemme Baldovino II il permesso di accamparsi su quelli che si riteneva essere i resti del Tempio di Re Salomone, vennero chiamati "Templari". 
Fonti, mai ufficiali, ipotizzano che essi -nel periodo in cui si fermarono in quel luogo- diedero il via ad una serie di scavi nelle fondamenta del Tempio, riuscendo a trovare chissà quali documenti misteriosi, riguardanti le tecniche costruttive della geometria ‘sacra’, le "Leggi divine dei numeri, dei pesi e delle misure" (fornendoli ai costruttori delle cattedrali). C'è chi afferma che i loro costruttori fossero gli eredi spirituali di Hiram, il mitico architetto dell'antico Tempio di Gerusalemme.
I Templari sono stati degli Iniziati ai Misteri e avrebbero acquisito l'adeptato nelle scienze esoteriche ed alchemiche.
L’attuale piccolo centro molisano racchiude in se suggestioni e storia da far impallidire la stessa Roma. Ancora più misterioso è l'universo simbolico della sua cattedrale. E’ ampiamente noto che il prospetto della basilica è chiuso in un quadrato pressoché perfetto. In questo quadrato le immagini scolpite non sono mai ripetute, esclusa una: l’Agnello Crucifero.

Vi si trova rappresentato al disotto della cuspide del timpano dello pseudo-protiro del portale centrale e nella parte centrale in alto nel contesto del Tetramorfo apocalittico.
L’immagine dell’agnello svolge una funzione specifica nella tradizione ebraica e, soprattutto, in quella cristiana. Dell’Agnello si riferisce nell'apocalisse di S. Giovanni Evangelista ed è l’emblema più noto di Cristo sacrificato, anche se, in generale, è l’espressione del sacrificio umano.
Nella facciata della Cattedrale di Larino il primo Agnello si trova collocato all'interno del timpano del portale. Non ha altre figure a lato, ma al disopra delle cornici si appoggia un grifone alato dal manto loricato che ghermisce con gli artigli anteriori un animale. 
Il grifo fu utilizzato spesso nell'iconografia cristiana anche in sostituzione dell’aquila per la sua capacità di sollevare i corpi per trasportarli verso l’alto. Quindi questo particolare punto della facciata rappresenta l’inizio dell’ascesa del Cristo sacrificato.
Il secondo Agnello è al disopra del rosone, in posizione simmetrica rispetto ai quattro simboli del tetramorfo che l’evangelista Giovanni vede sotto il Trono dell’Altissimo riprendendo dalla visione di  Ezechiele: “Quattro esseri che presentavano sembianze umane ma ciascuno aveva quattro aspetti e quattro ali. Le loro gambe erano diritte ed i piedi, simili agli zoccoli di un bue, lucenti come bronzo fuso. Di sotto le ali, ai quattro lati, apparivano mani di uomo. Muovendosi non si voltavano indietro, ma ciascuno procedeva davanti a sé. Davanti il loro aspetto era di uomo, a destra di leone, a sinistra di bue e di aquila per tutti e quattro”.

Quattro figure che dal II secolo in poi, sulla scorta delle interpretazioni di Ireneo di Lione, furono identificati come simboli dei quattro evangelisti. Nel leone si vide il vangelo di Marco, nell'uomo-angelo quello di Matteo, nel vitello quello di Luca e nell'aquila quello di Giovanni.
Orbene, se si tirano le diagonali di tale quadrato, il punto di intersezione corrisponde all'Agnello Crucifero nella cuspide dello pseudo-protiro del portale principale. Se si forma un triangolo equilatero prendendo come base il quadrato della facciata, il vertice del triangolo corrisponde al secondo Agnello Crucifero che si trova sul rosone, al centro del Tetramorfo apocalittico.
Ma nella Cattedrale di Larino c’è molto di più. Una pietra che, apparentemente di poca importanza, in realtà rappresenta l’estrema sintesi del concetto di perfezione.
È sistemata ai lati del capitello della colonna fitomorfica sostenuta dal grifone nella facciata della cattedrale, sulla sinistra. E’ costituita da un blocco squadrato in cui una faccia reca un rettangolo con una pronunciata cornice a fettuccia. Al centro è un cerchio nel quale è inscritto un esalfa con i sei lati e i sei raggi in forma di foglie lanceolate. Sembra provenire da un altro edificio da cui è stata estratta per  essere riutilizzata soprattutto per il segno che contiene.

Per i pitagorici il numero sei è assimilato al concetto di perfezione perché corrisponde alla somma dei suoi divisori: 1 + 2 + 3 = 6. 
Nel nostro caso la figura dell’esagono rappresenta anche un richiamo geometrico ad un poligono che ha una particolarità che non appartiene a nessun’altra figura geometrica piana. Quella di permettere la costruzione sui sei lati di altrettanti esagoni che chiudano interamente la figura centrale.
E’ un’aggregazione presa a prestito geometricamente dagli alveari che sono appunto costituiti da una superficie in cui esistono solo ed esclusivamente figure esagonali. Ogni singolo particolare che costituisce l’apparato decorativo della cattedrale fa parte di un programma organico la cui interpretazione si lega direttamente ai significati simbolici riconducibili in maniera evidente alle interpretazioni apocalittiche di Giovanni l’Evangelista.
Un chiaro esempio è rappresentato da quella parte della facciata che inquadra il grande rosone centrale. A parte la funzionalità pratica di portare la luce all'interno, il rosone, il cui termine tecnico è oculus,  nel suo significato simbolico è l’occhio di Dio ma è anche la luce dinamica che squarcia le tenebre, appunto secondo la visione giovannea: “Dio è Luce e in Lui non vi furono le tenebre”.
La luce è uno degli elementi naturali che serve a dare senso alla potenza di Dio. Alla luce si attribuisce quel significato dinamico proprio attraverso la visione giovannea che permette di associare gli elementi fisici di un edificio alle  considerazioni teologiche.
Ma l’oculus nella concezione iconodula, sostanzialmente antiplatonica, è l’elemento di filtro tra la verità assoluta e la verità rivelata.
Sulla questione è utile richiamare Giovanni Damasceno che risolse, in contrasto con le attività iconoclaste di Leone III Isaurico, la problematica della legittimità delle rappresentazioni divine affermando il principio che la verità è dentro di noi e che, attraverso la lettura della Sacre Scritture, le immagini si proiettino verso l’esterno sui supporti fisici attraverso gli occhi. 
Il pittore, in pratica, ha solo il compito di dare fisicità alle proiezioni che vengono da dentro. Il rosone, dunque, è l’occasione pratica per esaltare la natura divina della luce quale anticipazione dell’Apocalisse finale.
Il rosone della Cattedrale di Larino cela anche un altro grande mistero. Generalmente, infatti, i rosoni sono a 12 raggi mentre questo ne ha 13. Perché? Potrebbe rappresentare Gesù con i dodici apostoli, ma soffermandoci sul significato alchemico del numero 13 emergono interessanti considerazioni. Al numero Tredici è associato il significato della fine di un ciclo, dal fatto che ci sono tredici mesi lunari in un anno e tredici sono i segni nell'astrologia celtica e dei nativi americani. Tredici predice nuovi inizi, ma significa anche che i vecchi sistemi devono terminare per favorire le trasformazioni richieste. Ma tredici è anche la famosa data “venerdi 13 ottobre 1307” tanto temuta nella quale furono arrestati e giustiziati in massa i Cavalieri Templari, osteggiati dal Re Filippo il Bello (fatto che ha generato la “triscaidecafobia” cioè la paura del numero 13).
Nella lunetta centrale della facciata c’è un’altra sorpresa. L’angelo che cerca di togliere la corona di spine è un piccolo escamotage simbolico per celare un ben più profondo segreto. 
Infatti, se guardiamo la figura dell’angelo unito alla rappresentazione della crocifissione di Cristo su pianta di croce ad Y, vedremo che tale immagine ricalca fedelmente un antico simbolo che l’alchimia fa risalire addirittura all’antica civiltà atlantidea. Algiz, la runa dello slancio tra il mondo dei vivi e quello degli Dei. È la runa più potente energeticamente e spiritualmente, quella che simboleggia la consapevolezza dell’ordine cosmico.
Siamo su un pianeta karmico: questo significa che torniamo ad incarnarci per evolverci sempre di più. Di vita in vita, di epoca in epoca, di era in era, di eone in eone. Il pianeta stesso, ogni eone, deve “ripetere” la sua evoluzione ricominciando daccapo. I cambiamenti dimensionali del sistema solare e il destino dell'umanità secondo il calendario cosmico sono sempre avvenuti. Gli antichi sapevano molto bene di queste svolte energetiche che causavano epocali cambiamenti strutturali e geofisici della Terra. I calendari dei Maya (che risalgono a circa 18 mila anni fa), degli egizi (che risalgono a circa 39 mila anni fa), dei tibetani, dei cinesi e di altre civiltà portano nel periodo che corrisponde a quello nostro; quello che sta per terminare.
Dobbiamo anche riflettere sul fatto che grandi mutamenti si stanno verificando anche nell'uomo. A questo proposito cerchiamo di capire che cosa significa il termine “ascensione”. Con questo termine ci si riferisce all'evoluzione spirituale. Tutte le creature sono chiamate all'ascensione, esso è un processo naturale e una necessità della vita stessa.

L'ascenzione umana, quella simbolicamente celata nella Cattedrale di Larino, ci permetterà di accedere ad un piano evolutivo superiore.
 
di Dario Giardi
foto di Franco Valente
Luogo: Larino
Provincia: Campobasso
Regione: Molise

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