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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

Olives from the 20th century to the 21st

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Un "convegno piuttosto atipico" che si è tenuto a Tel Aviv l'11 e il 12 di gennaio u.s. e raccontato dall'Accademico dell'olivo e dell'olio Andrea Fabbri. Un sesoconto che riporto volentieri per capire che c'è un mondo, quello olivicolo, che non dorme ma pensa al domani dell'olivo e dell'olio. Una realtà, questa, che, con i suoi paesaggi e le sue proprietà di alimento naturale e, come tale, sano per l'uomo, è bellezza e bontà. Quella bellezza e bontà propri dei territori italiani che, grazie a quel ricco patrimonio di biodiversità olivicola, hanno il merito di esprimere anche la diversità degli oli. Centinaia di varietà autoctone, sparse sulle 18 regioni italiane interessate dall'olivo, che danno un primato mondiale all'olivicoltura italiana.

Altri tagli alla sanità

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Ben 4 miliardi in meno con la legge di stabilità 2015 che, aggiunto il miliardo e sessantacinque milioni ereditato dal 2013, fanno oltre cinque miliardi e mezzo. Dicono che c’è ancora qualche altro miliardo da essere preso in considerazione. Si guardano bene dal toccare i privilegi, i patrimoni, e, così, si aggrappano alla salute dei cittadini, cioè ai più deboli e bisognosi se uno pensa ai tanti anziani, molti dei quali soli.

Sta tutto nella logica neoliberale del sistema, quella che dice che solo chi ha i soldi può essere curato, nel momento in cui al centro del vivere civile non c’è più l’uomo ma i quattrini. Ecco perchè quando senti dire a gran voce la parola “riforma”, devi preoccuparti e capire che essa, in pratica, vuol dire taglio delle conquiste, democratiche e sociali, ottenute con le lotte dei cittadini, in particolare dei cittadini lavoratori che, per i renzini e i berlusconini, sulla base delle direttive emanate dai loro padroni,devono essere sconfessati, maltrattati, umil…

L’agricoltura muore per mancanza di scelte politiche non di risorse.

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di Giorgio Scarlato - coltivatore di Palata in provincia di Campobasso sempre pronto a portare il suo contributo per spiegare il mondo di cui è un protagonista e per denunciare i limiti culturali e politici di una classe dirigente dell’Italia e del Molise che ricadono sull’agricoltura e sono tanta parte della crisi che vive il Paese. Nell’attuale situazione di crisi nazionale, e questo da anni, c’è il settore agricolo colpito in modo grave e particolarmente  preoccupante che sempre più si affossa.  Non è facile fare il contadino oggi in Italia e in modo particolare in Molise. Vessazioni fiscali (gli ultimi appesantimenti : l’IMU sui terreni e l’abbattimento delle agevolazioni sul gasolio agricolo); “credit crunch”, la stretta creditizia  (che ha colpito in modo particolare il Sud Italia ) che ha ridotto l’accesso al credito ( rating agricolo basso, ossia la classificazione del rischio finanziario) a causa del maggior costo sugli interessi e dalla assenza di meccanismi di garanzia eff…

ELETTRODOTTO GISSI-FOGGIA. QUESTO SCONOSCIUTO

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Non c'è più pace con questi governi distratti e senza la bussola della programmazione.
Un altro problema che riguarda il futuro del Molise, soprattutto
il nostro territorio, quello della fascia litoranea più ricca di agricoltura e di aziende: Montenero di Bisaccia, Petacciato, Guglionesi, Larino, San Martino in Pensilis, Ururi.








 Quest’opera imponente, in realtà, dovrebbe proseguire verso sud attraversando le aree collinari di Abruzzo, Molise e Puglia fino a raggiungere Foggia. Attualmente il progetto è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale presso il Ministero dell’Ambiente.E’ composto da centinaia di sostegni alti tra 50 e 76 metri che modificheranno radicalmente il paesaggio, occupando vaste aree che saranno espropriate e/o assoggettate... a servitù di passaggio. Ecco cosa mi scrive oggi dalla bella Sicilia la mia amica Eleonora proprietaria, con la madre, di un bellissimo oliveto Buongiorno Pasquale, ma tu non scrivi mai quando parli di distruzione degli elettrod…

A paure

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Cuanne scennie u sòle, e u sòle scennie e nghiane sèmpe maie, però, nu s’tésse punte nu s’tésse memènte, pe n’atteme ze sènte nu selènzie ch’éllucche ze lamènte come nu s’trazie forte che te rès’te dend’a mènte.
E’ a tèrre che nen ne po’ chiù té paure da nòtte, dù scurdele ch’érrive, ma èncòre de chiù de l’ome c’a pèrse a raggiòne e scave, rombe, mannie, reiette, pègge de cuille de prime

La paura
Quando scende il sole/e il sole scende e sale/sempre/mai però nello stesso punto/nello stesso momento/per un attimo si sente/un silenzio che urla/si lamenta/un forte strazio/che resta nella memoria//E’ la terra/ che non ne può più/ha paura della notte/ del buio che arriva/ma, ancor di più, dell’uomo/che è impazzito e scava,/distrugge, divora, vomita, /peggio di quello che c’era prima.
Gennaio 2015 - pasqualedilena

Ma l'olivicoltura italiana ha ancora un valore?

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di Pasquale Di Lena                Con la terribile raccolta delle olive del 2014 i nodi sono arrivati al pettine di un comparto che ha bisogno ora di scioglierli tutti. Nodi propri e nodi ereditati dalla crisi dell’agricoltura, che si sono formati e ingrossati nel corso di tanti anni a causa di numerosi e pesanti limiti politico – amministrativi, oltre che culturali.
C’è chi ha pensato di scioglierli puntando tutto sulla possibilità di raccogliere olivo e olio in tutto il Mediterraneo affidando tutto alla grande capacità di blending dell’industria olearia italiana e, in seconda battuta, indicando al mondo dell’olivicoltura la scelta degli impianti super specializzati spinti dalla Spagna che, a loro parere, dovrebbero fare i miracoli. Altro che miracoli, così si distrugge solo quel poco che è rimasto e che serve per ripartire!
Il pensiero diffuso fino ad ora è tutto rivolto alla quantità, lasciando a quel poco che resterà dell’olivicoltura tradizionale, il compito di fare la qualità. …

IL “MOLICASEUS” DELLA SCUOLA DEL GUSTO

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Se il buongiorno si vede dal mattino quello di ieri, che ha visto l’apertura del terzo appuntamento con la Scuola del Gusto, è stato non solo un buongiorno bello ma ricco di straordinarie e importanti riflessioni che hanno riguardato l’agroalimentare, con il mondo dei formaggi protagonista.
Un mondo complesso, ricco di storia e di cultura e, nel caso del Molise, di antiche tradizioni e usanze, come quella della transumanza che, nel corso di millenni, ha reso il Molise una terra di passaggio in quell’andare e tornare (trac-tur) alla ricerca del cibo, dell’alimento, quale primaria energia per gli animali come per l’uomo.
Dalla transumanza alle stalle a stabulazione fissa; dall’agricoltura contadina a quella industriale, soprattutto alla vigilia della fine delle quote latte decisa dall’Europa che aprirà a forti concorrenze con il rischio di profondi mutamenti dello scenario della zootecnia italiana, in particolare dei piccoli e medi allevamenti e della trasformazione artigianale;dalla qu…

Per i nostri giovani il ritorno alla terra è una speranza non una realtà

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di Pasquale Di Lena

Guardando oltre la propaganda dell'assalto alle campagne ci sono le difficoltà quotidiane di cavarne un reddito. Due dati su tutti: su 100 anziani alla guida delle aziende agricole, sono 14 gli under 40; solo il 5% dei giovani prende in mano l’azienda agricola di famiglia
            E’ la fatica di arrivare ad avere un reddito, con tutte le responsabilità che richiede la gestione di un’azienda agricola, quello che allontana i giovani dalle campagne o non li porta (aldilà della facile propaganda di un ritorno alla terra) a scegliere l’agricoltura. Il boom delle iscrizioni di tanti giovani agli Istituti tecnici e alle Facoltà di agraria e forestali non spiega, se non nei termini di proiezioni nel futuro, il ritorno alla terra dei giovani. Questi giovani possono arrivare a un diploma o a una laurea quando l’agricoltura sarà poca cosa, soprattutto per colpa di una scelta che sta andando avanti, invece di essere cancellata, che è quello del furto continuo di suolo,…

MOLISE SI, MOLISE NO

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 l’incoscienza di chi governa sta nelle decisioni prese senza rendersi conto delle conseguenze. L’esempio dell’azzeramento delle Province o del loro ridimensionamento, dà il segno dell’improvvisazione e dei rischi che corre l’assetto istituzionale, in mancanza di una serie analisi e un’altrettanta seria riflessione sugli aggiornamenti da apportare per rilanciare il ruolo fondamentale di ogni istituzione in uno più stretto rapporto tra le stesse. Quella del cuci e scuci è la peggiore operazione che si possa fare, soprattutto quando non si tiene conto del quadro generale. Ce lo dice proprio questa operazione smantellamento province quando, dopo aver messo in moto azioni che hanno impegnato gli amministratori in carica, impaurito i dipendenti e bloccato le iniziative programmate da ognuna delle istituzioni coinvolte, fa capire che si è perso solo tempo e creato tanta di quella confusione che ha portato ancor più a peggiorare la situazione. Di queste riforme non ha bisogno un Paese che, a…

NO, U SOLE N'E' S'TATE

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No, u sòle n’è s’tate E s’tate a tèrre che z’a serchiate tutt’a a néve c’ù iuorne prime a menate.
Ecche pecché “sotto la neve pane” e, ‘nvece, “sotto la pioggia fame”
L’accue da néve ne scorre è nu surse che scennie fine e teccuà i radeche chiù è funne entrà dend’i sprefunne che fanne da cestèrne è u munnne pe pù renghianà chiane chiane.
È l’accue che devènde sergive,fonte, suleche, cigne, ‘hiume, e dapù mare, nen sule na ‘hième, nu canale.
Chiù nève fa e chiù a cercuele, u uelive, u grane ze sèntene secure du demane Epifania 2015 - pasqualedilena@gmail .com
No, non è stato il sole No, non è stato il sole//E’ stata la terra/che si è bevuto a sorsi tutta la neve /che il giorno precedente aveva fioccato//Ecco perché “sotto la nevepane”/e, invece, “sotto la pioggia fame”//L’acqua della neve non scorre/ è un sorso che scende fin a toccare le radici più profonde/entrare dentro caverne/ che fanno da cisterne per l’umanità/ per poi risalire piano piano//E’ l’acqua che diventa sorgente, fonte/ solco, …
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I uelive gentile de larine
Nghianene da tutt’i parte
i uelive gentile de larine e pù èscenniene
da u Monte, u Metaròne e Mont’Arcane
chi vèrse u cigne, chi ebballe pe uelivele,
chi nu vallòne da terre,
tra cercuele, cagge, ulme,
ruve e ienes’tre, sparene e marganare.
T’ènne voie d’èrrevà nu Befèrne
pe sentì i frusce di salénnie,
a ddòre da lecuerizie.
Iie mi uarde da matine a sère e sule
chi ne capisce cuille ch’u uelive dice
po penzà ca u miie è nu vizie
2 gennaio 2015
Gli olivi gentili di Larino
Salgono da tutte le parti /gli olivi gentili di Larino e poi scendono /dal Monte, il Monte Arone, e Monte Arcano /chi verso il Cigno, chi giù da Olivoli,/chi nel vallone della Terra.// Hanno voglia di giungere al Biferno /per ascoltare le foglie dei salici,/ l’odore della liquirizia.// Io me li guardo dalla mattina alla sera /e solo chi non capisce ciò che l’olivo racconta /può pensare che la mia sia una fissazione.