23 dicembre 2014

LE CITTA’ DELL’OLIO, UN SOGNO

Voglio raccontare anche a voi il sogno che ho raccontato lo scorso venerdì agli amici presenti alla manifestazione dei venti anni dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, organizzata magnificamente da Assunta D’Ermes, nella veste di vicesindaco e vice coordinatore delle città dell’olio del Molise, per conto del Comune di Larino.


con me, il presidente Carlo Antonini
 e il Sindaco di Larino Alberto Malorni
C’erano anche, nella Sala consiliare ai piani alti del Palazzo Ducale, i sindaci e gli amministratori di oggi delle Città dell’Olio, ma anche di ieri, come Nicola D’Ascanio, che è stato il primo a portare l’adesione di Montenro di Bisaccia; Pasquale Pizzuto, socio fondatore con Colletorto; Michele Pangia, allora sindaco di Rotello. C’erano, con Vincenzo Notarangelo sindaco di Larino, il Presidente e il Direttore dell’Associazione nazionale, Enrico Lupi e Antonio Balenzano; il coordinatore delle città dell’olio del Molise, nonché sindaco di Venafro, Antonio Sorbo; il direttore del Gal Innova plus che ha sede a Larino, Giovanna Lepore, che, dopo la modifica dello statuto dell’Associazione, è il primo Gal, com’è primo il Parco degli ulivi di Venafro, a far parte della grande squadra delle Città dell’Olio.


Venti anni da quel 17 dicembre del 1994, il giorno della Costituzione dell’Associazione a Larino davanti all’allora Sindaco di Larino, Alberto Malorni, che ha prontamente sposato l’idea, e altri 32 bravi amministratori di comuni ed enti, in gran parte molisani, con Ro Marcenaro, il bravissimo disegnatore di Piacere Molise e mio amico, a scoprire l'olivina che è tutt'ora il logo delle Città dell'Olio.

 Un’idea nata subito dopo le mie dimissioni (1993) da direttore dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, che, con L’Enoteca, avevo organizzato e promosso a Siena nel giorno della primavera del 1987.
Un’esperienza esaltante quella da me vissuta, per oltre cinque anni, con le città del vino, a fianco di sindaci e amministratori capaci, prima della Toscana e del Piemonte, poi di ogni regione italiana. Cinque e più anni che avevano maturato e fatto crescere in me il significato e il valore del territorio in quanto origine; fonte dei caratteri di qualità e di tipicità che, se valeva per il vino, aveva lo stesso significato per tutti gli altri mille prodotti testimoni dei mille territori di questo nostro fantastico Paese.
Le dimissioni le avevo date soprattutto per far fronte agli impegni crescenti, nella mia veste di Segretario generale, dell’Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana di Siena. E' bastato poco tempo a farmi sentire il bisogno di non rimandare, ancora una volta, il mio sogno di dare un simile strumento anche all’olio, il prodotto a me più caro, quale figlio di una città, Larino, che trova le sue radici proprio nell’olivo. Una città che deve tanto a questa pianta meravigliosa, da sempre qui “gentile”, e non solo, visto che è la sola città al mondo ad avere ben tre varietà, che portano il suo nome, a testimoniare l’origine.
Dopo aver avuto il benestare del mio Presidente Margheriti mi sono messo a progettare l’Associazione che, una volta realizzata, ha avuto anche il significato di una mia dedica al Molise e a Larino. Volevo dare al primo quell’immagine che non ha, tanto da far dire a qualcuno che “non esiste”, e, alla mia città, la voglia di vivere e rivivere il suo ruolo di capitale, ieri dei Frentani e oggi dell’olio, dando spazio a altre idee vincenti come l’Olivoteca d’Italia e l’Università dell’Olivo e dell’Olio del Mediterraneo, la "Città del Gusto molisano".
Un sogno questo, purtroppo mai realizzato, per colpa mia che non sono riuscito a spiegarlo ai sindaci ed agli amministratori succeduti a Malorni,  e, così, coinvolgere altri a crederci e, con me, a provarci per ripagare questa terra, oggi in grande difficoltà, che ha però tutto per volare alto con la sua storia, i suoi paesaggi, le sue tradizioni, la sua agricoltura.
Grazie a molisani come i presidenti delle due provincie e delle due Camere di Commercio, Chieffo e Preziosi, Colavita e Angelaccio, a personaggi come Pellegrino e Conti di Isernia e, principalmente, ai venti sindaci e più, Larino ha visto nascere, con Carlo Antonini, sindaco di Trevi, primo presidente, l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, e diventare, anche se per un periodo breve di tempo, la sua prima sede.
Nel corso di poco tempo, la sede è passata a Siena con il sogno che ha cominciato a camminare, prima con Carlo Antonini e, poi, con Enrico Lupi, che da oltre quindici anni presiede l’associazione con grande capacità e dignità, tanto da renderla, non solo strumento di quella crescita culturale che sta portando allo scoperto un mondo complesso e affascinante come quello dell’olio, ma punto di riferimento delle politiche nazionali, europee e mediterranee. Quelle politiche  che servono per dare all’olio, proveniente solo da una semplice  spremitura di olive, la qualità dell’origine, il valore aggiunto della storia, dell’ambiente, del paesaggio, delle tradizioni e, soprattutto della biodiversità, quella olivicola, che dà all’Italia un primato mondiale.
Un patrimonio enorme la biodiversità, essenziale  per l’olio italiano se vuol vincere la competizione sempre più agguerrita sul mercato globale e, così, superare i rischi che corre l’olivicoltura italiana in mancanza di un piano e di una strategia di marketing, un vuoto che diventa ancor più profondo dopo la tremenda annata 2014.
La diversità dall’Oliveto Italia,  con la possibilità di un’offerta di una vasta gamma di tipologie di olio dalle ricche e preziose peculiarità, è la sola vera grande risposta al processo crescente di quell’appiattimento del gusto promosso dalle industrie.  È la carta vincente che l’Italia ha in mano, tutta da giocare e senza perdere altro tempo.
 L’associazione Nazionale Città dell’Olio, frutto di un sogno e, soprattutto forte di una storia di venti anni ricca di straordinari risultati, ha quanto è necessario per dare a questa carta vincente, che io indico  nell’Olivoteca d’Italia, lo strumento e l’opportunità che permette di comunicare un mondo, quello dell’olivo, con la sua biodiversità.
Grazie Città dell’Olio e lunga vita a te, ai nostri meravigliosi territori più ricchi di bontà; ai nostri bravi olivicoltori e trasformatori; ai nostri deliziosi oli che, con le peculiarità dei differenti caratteri, sono in grado di confezionare le risposte che servono al consumatore, in particolare quello più esigente, di oggi e di domani.

pasqualedilena@gmail.com



 

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