10 dicembre 2014

Eco della festa di apertura de “la casa della paesologia”


Treviso - una delle vallate
Il giorno dell’immacolata che, a mio parere ha segnato la fine di questa stagione strana di un’interminabile estate, l’ho dedicato a un’iniziativa che, con le sue ali che volano già verso il futuro, considero di grande attualità: l’inaugurazione de “la Casa della Paesologia”.
Ho faticato un po’ per arrivarci in quel punto sospeso, alto tra le nuvole, che è Trevico, nella parte orientale dell’Irpinia che lascia alla Daunia di scendere sul Tavoliere fino al Gargano e al Mare di Manfredonia.
Trevico . la piazzetta di fronte a La Casa della Paesologia
Una terrazza di 360° che apre ad ampie vallate, con lo sguardo ferito da un susseguirsi di pale eoliche, come a significare la fragilità dei territori che appartengono all’Appennino, cioè a quelle aree interne che un grande studioso, Rossi Doria, aveva rappresentato come osso di questa nostra Italia.
L’Appennino è tutto quello che rimane, insieme con i rimanenti territori delle regioni meridionali, per sfamare l’avidità di un capitalismo dispotico e vorace di questo nostro paese, che le notizie del giorno danno sempre più colluso con la criminalità e, al pari della politica, al servizio delle grandi potenze e di quei poteri forti, che sempre più decidono delle sorti del pianeta e dell’umanità che lo abita.
Trevico, come tutti i Trevico delle aree marginali al tipo di sviluppo segnato da fallimento e crisi, è, con il suo abbandono, l’esempio dello sfascio di un Paese che ogni secondo di ogni ora e di ogni giorno e, con ritmo incessante, continua a perdere otto metri quadri del proprio territorio, cioè della propria identità, della propria cultura e della propria storia, in pratica del proprio domani.
La sua elezione, l’altro giorno a sede de “la Casa della Paesologia”, invita tutti a fare un salto per visitarlo e cogliere i suoi silenzi raccolti dai venti che qui arrivano da ogni parte per raccontarsi, da ora in poi, dei paesi dove sono passati, che, a vederli da lontano, sembrano tutti uguali ma che uguali non sono.
san giovanni in galdo (cb)
Penso ai 136 paesi, compresi i centri storici di Campobasso, Isernia, Termoli, Larino e Venafro, che sono il Molise con i suoi 136 dialetti, altrettante culture enogastronomiche, mille tradizioni, mille paesaggi e mille ambienti di territori che oggi, nell’era della conoscenza, hanno, come tutti gli altri “Molise” del Sud e dell’Italia, delle enormi potenzialità da esprimere se ci fossero governanti sapienti, capaci, cioè, di partire dai tesori che hanno per non permettere ad altri di appropriarsene o di sotterrarli ancora e come sempre.
con me, Gianluca e Pardino Venditti, Caterina e Franco Arminio
Torno alla mia breve ma intensa esperienza vissuta l’altro giorno a Trevico quando sono arrivato a La Casa della Paesologia, piena di tanta gente, accolto dal sorriso e saluto gentile della padrona di casa, Grazia Coppola, presidente dell’Associazione culturale che gestirà il centro, che mi ristora di un caffè caldo appena fatto- Subito dopo, il mio saluto a Franco Arminio, il poeta, scrittore giornalista, candidato alle europee, ideatore di questo singolare luogo, che ho  avuto il piacere di conoscere in occasione di un incontro promosso dall’Afra, l’associazione culturale che anima di poesie, letture, incontri, la mia Larino.
Ho portato come dono quattro dei miei libri e, dopo una visita al Centro culturale “Giuseppe Scola”, ricavato nella Casa di famiglia del regista che più ammiro, Ettore Scola, con il quale ho avuto la gioia di essere una sera insieme al tavolo imbandito nei giardini di Villa Farnese, in occasione del “Globo d’Oro”, il Concorso che ogni anno la prestigiosa Associazione della Stampa Estera in Italia dedica al grande cinema italiano.
Un luogo, Casa Scola, pieno di colori, che, anche grazie a un camino di estrema eleganza, trasmette il calore di un tempo quando esso fungeva da scuola. Il “Centro” si apre con la dedica all’Irpinia fatta da due scarpe grosse e la biodiversità dei semi locali, in particolare legumi, a ricordare la “carne dei poveri”, quella che non ha mai dato problemi all’ozono e non ha colpe del surriscaldamento del pianeta, che gli esperti dicono giunto quasi al punto del non ritorno.
Irpinomania a significare una terra di forti e intensi sapori, delicati e particolari  profumi.
E’ stato il luogo, con le sue due salette attrezzate,  della grande festa animata da letture di brani, poesie, racconti fatte dagli autori presenti, dedicata all’inaugurazione de “La Casa della Cultura”. Per me un’occasione mancata per colpa del pensiero del viaggio di ritorno e di due ore e più di tempo per rientrare.
le fave dalla buccia nera
 
Una ragione in più per tornare a Trevico, possibilmente con l'AFRA dei Venditti-Franceschini.
pasqualedilena@gmail.com
 

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