9 dicembre 2012

Il turismo come esperienza

Il turismo come esperienza

Per un nuovo grand tour, tra patrimonio locale e sostenibilità
Rossano Pazzagli
borgo_toscanoTra XVI e XIX secolo, da Montaigne a Goethe e a Stendhal passando per i tanti giovani della buona società inglese e europea, il grand tour rappresentò la principale forma di relazione tra il nascente turismo e i territori attraversati, contribuendo al successo della letteratura di viaggio e a costruire l’immagine europea dell’Italia fondata sulla cultura, l’arte, le città e il paesaggio. Il modello di sviluppo contemporaneo, cioè quello basato sull’illusione della crescita continua, ha trascurato il territorio; lo ha usato e sfruttato come supporto, contenitore o pavimento, ma non ne ha valorizzato i significati di risorsa, di identità e di opportunità, vale a dire di patrimonio.
Il territorio è il prodotto del lungo incontro tra uomo e natura, mentre il paesaggio è la sua dimensione visibile. L’uno e l’altro sono risorse e in quanto tali costituiscono un bene comune che non può essere stravolto, consumato o dissipato. La storia ci insegna che le trasformazioni sono inevitabili, ma esse devono essere governate, mentre adesso le stiamo in gran parte subendo. Questa palese constatazione genera, specialmente nelle giovani generazioni, sentimenti di impotenza e di rassegnazione che riducono le possibilità di cambiamento, cristallizzando la società in un presentismo statico e sottraendo alla politica la capacità di una visione strategica.
L’approccio globale ha semplificato e marginalizzato le realtà locali: così i territori, come i cittadini, si sentono lontani dai centri di potere e dalle sedi delle decisioni che li riguardano. Ne soffre, quindi, anche la democrazia intesa come partecipazione effettiva di ognuno alla vita sociale, economica e politica.
Ciò è stato un danno molto grande per un paese come l’Italia, caratterizzato da una grande varietà di situazioni regionali e locali, la cui identità italiana è costituita per un tratto essenziale proprio dalla presenza diffusa di un patrimonio culturale, prodotto del passato, solo in piccola parte conservato nei musei e che è possibile incontrare nelle città e nelle campagne. Il mare, le coste, le città e il reticolo dei borghi, le zone rurali, i sentieri e i tratturi costituiscono nell’insieme lo spazio ideale per una integrazione delle politiche culturali e ambientali. In un tale contesto anche le feste, le tradizioni e i modi di vita possono divenire elementi attrattivi.
Collegando la storia, la cultura e la società, emerge una gamma di luoghi e situazioni nelle quali è possibile beneficiare di uno heritage inteso come patrimonio culturale e ambientale, che comprende una commistione di elementi tangibili o intangibili: edifici e monumenti storici, siti produttivi, paesaggi tradizionali, ecosistemi, eventi, pratiche popolari e stili di vita.
Su tali basi è necessaria una riflessione sul turismo, su quali forme privilegiare e su quali segmenti della ricettività insistere al fine di promuovere un turismo a misura d’uomo, che eviti il consumo irreversibile delle risorse e favorisca l’incontro con l’ambiente e la vita locale. Azioni come l’integrazione settoriale, l’allungamento della stagione, un mercato del lavoro più qualificato e meno precario e l’accoglienza del turista in un ambiente di qualità, sperimentando su scala locale la formula del learning and pleasure che rappresenta lo spirito originario nella storia del turismo, divengono in questa ottica strategia di base per una ricollocazione del turismo entro gli orizzonti della sostenibilità.
Il turismo sostenibile ripropone gli stessi principi del più generale sviluppo sostenibile, cioè quelli riconosciuti fin dal Rapporto Bruntland del 1987: uno sviluppo in grado di soddisfare le necessità delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare le loro, fondato sul rispetto della triade economia-società-ecologia; in altre parole attingere alle risorse del presente in maniera compatibile con le esigenze di salvaguardia delle risorse e del patrimonio dell’umanità. Nel turismo le risorse sono innanzitutto il patrimonio naturale e quello culturale, dei quali il paesaggio sintetizza in sommo grado il valore, frutto del processo storico basato sull’incontro complesso e incessante tra uomo e natura, dove entrambi gli elementi sono da considerare finalmente soggetti attivi e non l’uno dominante sull’altra.
Si tratta di una prospettiva che necessita quindi di politiche coordinate di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio, rispettando l’ordine consequenziale dei termini ed evitando improvvide quanto frequenti valorizzazioni senza tutela o tutele senza conoscenza. Ciò implica un consistente ripensamento e riorganizzazione dell’offerta turistica. Ma richiede anche di interrogarci sulla domanda, in particolare sul mutamento della domanda turistica. La fase che stiamo attraversando sta conoscendo un tendenziale passaggio dal turismo di massa al turismo dell’esperienza, cioè ad un approccio con le realtà visitate più attento alla qualità della vita, ai comportamenti, alle tradizioni, alle diversità ambientali e culturali, alle specifiche identità nelle quali immergersi per qualche giorno o per qualche settimana. Si tratta di un mutamento che può ridare valore e attrattività a tutte quelle realtà – regioni o territori locali – ingiustamente marginalizzate dallo sviluppo del turismo di massa, dalla industrializzazione e dalla eccessiva specializzazione del settore turistico.
Ai fini di un tale ripensamento non possono essere elusi, né sul piano metodologico né su quello degli obiettivi, due elementi essenziali: quello fisico del territorio e quello sociale della partecipazione. Affinché lo sviluppo turistico sia realmente ancorato al territorio e non diventi dissipativo delle risorse locali, è necessario che le decisioni relative all’uso del patrimonio e alle strategie di organizzazione del settore scaturiscano da modelli democratici di assunzione delle scelte di interesse della comunità di riferimento. Un vero sviluppo sostenibile – come è noto – deve tenere conto della trasmissione delle risorse alle future generazioni, considerando in misura adeguata le tre componenti fondamentali della sostenibilità: quella economica, quella ecologica e quella sociale; inoltre esso può instaurarsi solo a condizione che si realizzi in armonia con il patrimonio culturale e territoriale locale e che contribuisca alla sua vitalità e crescita. E che rivaluti il locale passando, negli studi come nelle politiche, dal modello globale semplificato al modello locale complesso. È indispensabile governare questa complessità, ma prima di tutto capirla, spiegarla e radicarla, alimentando così il processo identitario e rifuggendo da un’idea statica e pietrificata di identità.
Bisogna dilatare l’ottica del tempo e rimettere al centro il territorio e il paesaggio in una prospettiva locale che non significhi localismo e separatezza, ma visione d’insieme e integrazione, puntando all’affermazione di una sorta di grand tour democratico, non più delle corti e delle capitali, dei mille e mille luoghi di cui è ricco il territorio italiano. Un tour grande non perché lungo, ma perché diffuso e alla portata di tutti. Il settore turistico, in particolare i policy makers del turismo, devono contribuire alla costruzione di una strategia coerente, che spinga a valorizzare le potenzialità endogene di un determinato territorio entro un’ottica di utilizzazione non dissipativa delle risorse locali, tra le quali spiccano proprio paesaggio, ambiente e cultura.

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