22 novembre 2012

QUELLO CHE C'E' E NON PUO' ESSERE BUTTATO


Sto pensando alla mia passione per la cucina che mi porta non solo a gustare tutto quello che preparano le persone a me care o i professionisti della ristorazione, ma anche tutto ciò che riesco a prepararmi da solo per non patire la fame.

Sono stato educato e abituato alla sobrietà, quella che un tempo era un valore che il benessere via via ha completamente cancellato senza alcuna pietà. Il consumismo quando diventa spreco non ha più rispetto di nulla e di nessuno e, così, diventa sempre un male per l’umanità che viene a perdere le sorgenti delle risorse e dei valori che solo il territorio riesce a offrire con la sua generosità.

Quel territorio che ogni giorno viene deturpato dall’avidità e, diciamolo pure, dalla cecità dell’uomo e, sempre più, dalla stupidità. Non è da persona intelligente accumulare denaro sapendo che i cimiteri non hanno banche in cui depositare le fortune perché i morti, tutti, si sono stancati di commerciare, litigare, rubare, ammazzare, fare i furbi, dichiarare guerra e quant’altro di triste ancora ogni giorno ci tocca registrare. I morti hanno capito che non ha senso continuare ed è per questo che si sono guardati bene dall’organizzare le banche.

E’ meglio che torni al discorso con il quale avevo iniziato questa nota, cioè la cucina, il piacere di gustare e anche di preparare partendo da quello che uno ha a disposizione, soprattutto dentro un frigorifero possibilmente svuotato, che è il modo quasi spontaneo di inventare qualcosa.

E’ quello che è successo a me oggi con l’orto bagnato dalla salutare, benefica pioggia di questi giorni, che mi ha costretto ad aprire il frigorifero e scendere nella parte più in basso là dove si conservano le verdure.

Due pomodori, una melanzana, mezza zucchina, del sedano e mezzo cavolo verza che mi ha subito fatto pensare a un buon risotto. Una preparazione facile e veloce scartata dalla necessità di non poter conservare ancora per altri giorni quello che il frigorifero era riuscito a conservare.

La presenza di un peperone e, soprattutto, di una costa di sedano mi ha fatto pensare alla ciabotta ed a quel gusto che danno le verdure diverse, lavate e tagliate nel modo giusto, una volta messe nella stessa pentola.  

Dopo aver trovato due cipolle e uno spicchio d’aglio, ho messo nella pentola con il fondo coperto de L’Olio d Flora e lasciato andare a fuoco moderato ricordandomi di aggiungere sale grosso senza girare per dare all’olio l’acqua necessaria per non bruciare.

Poi, quando ho sentito i primi profumi, ho cominciato a girare e, dopo aver aggiunto mezzo bicchiere di acqua, ho coperto e lasciato cuocere evitando di farle scuocere.

La foto vi mostra i colori di questa preparazione, che riporta alla ciabotta ma che ciabotta nonè,  base per una serie di piatti.

Il primo che viene in mente è quello di mangiar le verdure così come sono state cotte se non si è pensato di lasciare cadere uno o due uova prima di chiudere il gas. Un altro è quello di rigirarlo con il riso appena bollito o con la pasta corta, pensando, a chi piace, di aggiungere un formaggio delicato.

Buon appetito a chi si vuole avventurare a rifare questa mia operazione che mi ha permesso di appagare il mio appetito con tanto gusto.

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