21 ottobre 2012

L'ASSAGGIO DELL'OLIO DI FLORA RACCOLTA 2012


 

Questa mattina, domenica 21 di un ottobre ancora pieno di sole, ho finito di raccontare, agli amici su facebook, le sensazioni dell’assaggio di ieri sera, il primo, dell'Olio di Flora raccolta 2012, fatto nei modi che più mi piacciono e che non hanno niente del panel test che, so bene, è una cosa seria. L’ho raccontato così: prima l'olfatto e poi il sapore con una mezza fetta di pane di D'Aversa di Cercemaggiore, che mi ha riportato lontano nel tempo quando il pane era, del poco sano cibo, l’elemento fondamentale, e, comunque, il più buono.

C'è da dire che non è possibile dare un giudizio sui caratteri organolettici di un olio appena uscito dal separatore e, come tale, ancora traumatizzato dalla frangitura delle sue "Gentile di Larino" olive. Si può, però, raccontare, come cerco di fare io con questa nota, la sensazione di un'emozione e cioè di un olio delicato, rotondo che esaltava il pane prima citato. Buono, appagante, benefattore di ristoro e di emozione.

 

Ed ora riferiamo del novello Olio di Flora tutto, "Gentile di Larino" biologico, nel momento in cui si è calato silenziosamente (come suo carattere e abitudine..... s'ta zitte l'òie/dend'é....) in un piatto di fagioli - molto buoni ma non preziosi come quelli di Acquaviva d'Isernia cantati da Daniela e Silga e immortalati da Bruno - per poi confondersi in un abbraccio tinto di verde dal delicato profumo per un fruttato ancora chiuso e delicato sapore, che hanno avuto il merito di lasciare una bocca buona di ripetute cucchiaiate (semel in anno licet....o, come si dice quì, "na vota l'anne diie u chemmanne").

Questa buona prima impressione lascia sperare, appena il gentile olio si sarà svegliato e liberato di spoglie inutili per apparire giallo dorato intenso con le sue sfumature verdi, con un sentore sottile e vegetale, com'è natura delle sue olive e dell'origine; gusto morbido e vellutato; presenza di amaro e di piccante delicati.

C’è da dire che l’Olio di Flora, de La Casa del Vento, è solo uno dei tanti buoni, straordinari oli (18 le varietà autoctone accertate) del Molise, terra da millenni segnata dall’olivo e altamente vocata alla qualità, con i successi, nel periodo aureo di Roma imperiale, che lo stanno a dimostrare.

Soprattutto l’olio di Venafro (il prediletto e, come tale, il più rinomato) e, poi, quello di Larino, la città che, nel 1994, ha dato vita e cullato le Città dell’Olio e che ha il merito di essere al centro di un territorio, unico in Italia, con ben tre varietà di olivo che portano il nome della capitale frentana.


Oli, lo possiamo ben dire, per intenditori e per chi vuole benessere e salute da una sana alimentazione che, come si sa, ha sempre caratterizzato lo stile di vita dei paesi dell’Adriatico e quelli più complessivi del Mediterraneo, con la “Dieta”,che prende il nome di questo “mare dell’olio”, oggi patrimonio culturale e punto di riferimento di chi ha le possibilità di mangiare. In pratica tutti meno, però, un miliardo abbondante di persone che non hanno neanche una mollica di pane con una goccia d’olio per sopravvivere.




 

pasqualedilena@gmail.com

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