24 ottobre 2012

Ambiente, cultura e territorio al centro dello sviluppo del Molise e della Croazia



Rimettere al centro dello sviluppo i cittadini e il territorio, questi i punti cardine del convegno “MAD PATHS” organizzato a Larino dai soggetti, soprattutto Comuni e Unioni dei Comuni, che hanno aderito al programma IPA ADRIATICO. Ripartire dalle produzioni locali di qualità, per rilanciare l’economia del Molise e della Croazia. Un progetto ambizioso, ma con tutte le carte in regola per poter essere zzato.
Michele Mignogna
Studiosi, esperti e produttori a confronto su un nuovo modello di sviluppo che rilanci le economie del Molise e della Croazia, si sono confrontati in un convegno a Larino. Il progetto che rientra nel più ampio e ambizioso programma “IPA Adriatico”, vuole rappresentare un nuovo volano per le produzioni locali e non solo, anche la cultura e il turismo, dovranno occupare ruoli di primo piano. Il Programma di Cooperazione transfrontaliero IPA-Adriatico rappresenta la continuazione del Programma transfrontaliero adriatico 2000-2006, pur avendo una diversa connotazione territoriale: oltre alle province adriatiche italiane, sono considerati eleggibili territori di Slovenia, Grecia oltre che di Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania e Serbia (solo per progetti di cooperazione istituzionale). Il programma IPA-Adriatico si pone l’obiettivo di dare continuità alla fase 2000-2006 rafforzando la cooperazione e lo sviluppo sostenibile della regione Adriatica attraverso la realizzazione di iniziative riferite ai tre assi prioritari: cooperazione economica, sociale e istituzionale; risorse naturali e culturali e prevenzione dei rischi; accessibilità e reti.
Proprio di cooperazione nei settori che più accomunano le due regioni separate dal mare adriatico, si è incentrato il confronto, che partendo da una vera e propria lezione del Professor Rossano Pazzagli dell’Università del Molise ha affrontato tutti i temi legati al turismo da una parte e alle produzioni locali dall’altra. “Un tratto essenziale dell’identità italiana – dice Pazzagli – è costituito proprio dalla presenza diffuso di un patrimonio culturale, prodotto nel passato, e conservato in minima parte, nei musei e che è possibile incontrare nelle città e nelle campagne, in una parola sul territorio”. Condizione questa che ci accomuna con diversi paesi dei balcani, ma che nei fatti, diventa un motivo di scambio e confronto, che sicuramente arricchisce i due popoli, ma in che modo? Soprattutto puntando sul turismo, riflessione obbligata se si vuole far conoscere il territorio, e soprattutto riuscire a produrre reddito evitando il consumo irreversibile del territorio, una cosa in cui gli italiani sono bravissimi, come succede ad esempio in Molise che oggi ha meno abitanti degli anni dell’unità d’Italia, ma più abitazioni costruite e disabitate perchè appunto mancano i cittadini che le abitano. Per questi motivi che bisogna invertire la rotta, sottolinea Pazzagli, fare in modo che il terriorio conservato e tutelato dia possibilità di sviluppo.
Mentre Pasquale Di Lena, agronomo ed esperto di prodotti tipici, ha voluto sottolineare l’importanza, per il Molise e la Croazia, della produzione di olio di qualità, infatti non è solo l’Italia ad essere ricca di olivi, ma anche la Croazia, che dopo la Spagna, ha il maggior numero di cultivar riconosciute a livello europeo, ma sono proprio i prodotti della terra, dice Di Lena, a legarti e a caratterizzarti ad un territorio, “un olio, un vino o un formaggio, possono diventare i testimoni di un luogo e soprattutto di un territorio”. Insistere sulla qualità e sulle produzioni tipiche fanno si che le campagne possano essere riscoperte ed utilizzate in termini positivi, senza lasciare il territorio nelle mani degli speculatori.
Al convegno ha preso parte anche l’esperto di storia locale, Guiseppe Zio, che con la storia delle Carresi ha incantato gli ospiti arrivati dalla Croazia, e indicando, nella tutela delle tradizioni, una delle strade possibili dello sviluppo, anche economico di un luogo.

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