14 settembre 2012

GRANDE TINTILIA GRANDE MOLISE


La vite è una straordinaria pianta non solo per l’uva ed il vino che dà ma anche per la sua capacità di sapersi adeguare alle situazioni estreme per quanto riguarda il caldo ed il freddo. La dimostrazione l’ha data la vendemmia in corso con risultati, per ciò che riguarda la qualità, eccellenti in tutte le regioni, però un po’ diversificati (minor produzione al centro nord e più al centro sud di fronte allo scorso anno) per le quantità.

A tale proposito ci sono previsioni contrastanti da parte dell’Assoenologi, che parla di 41/42 milioni di ettolitri di vino, e da parte dell’Unione Italiana Vini, che accusa una perdita dell’8% di fronte allo scorso anno, ciò che vuol dire appena 39 milioni di ettolitri. In pratica, se si conferma questo dato, la vendemmia 2012 sarà, per il nostro Paese (l’Enotria tellus) la peggiore, con riferimento alla quantità, in assoluto.

Dentro questo quadro abbastanza preoccupante per la nostra vitivinicoltura, e la stessa agricoltura, si registra la situazione in controtendenza del Molise, con più produzione dello scorso anno e di ottima qualità. Un risultato positivo annebbiato dalla denuncia di alcuni produttori di uve Tintilia che un servizio del Tg3 Molise a firma di Enzo Ragone, come sempre attento e puntuale, ha riportato.

La nostra speranza è che la preoccupazione dei due produttori intervistati sia solo frutto della paura che, da qualche anno cioè da quando l’incertezza del mercato è al massimo, tocca i viticoltori alla vigilia della vendemmia.

Una speranza, però, non ci deve far stare tranquilli, o in silenzio, proprio perché parliamo del vino Tintilia, il grande testimone della vitivinicoltura molisana, già fonte di preoccupazione pochi anni fa, quando c’è stato chi ha pensato bene di imbrattare la sua immagine di grande vino rosso derivato da uva autoctona del Molise, appunto la Tintilia. Una vicenda che abbiamo contrastato con rabbia, brutta, che a noi ha dimostrato la poca consapevolezza del valore e de ruolo di questo nostro unico vino tutto molisano e la scarsa conoscenza delle regole fondamentali del marketing.

Per fortuna il pericolo di uno svuotamento dell’immagine “Tintilia” è rientrato con il nuovo disciplinare della Doc “Tintilia del Molise”, finalmente non più parte della Doc “Molise” e, in questa nuova situazione, in grado di svolgere ancora più quel suo ruolo di testimone e di volano della vitivinicoltura molisana.

Niente s’inventa dall’oggi al domani, soprattutto nel Molise che non si è mai dato una programmazione, e, ancor più, nel mondo dell’agricoltura e della vitivinicoltura molisana, con una forza dirigente dominante che non hai mai vissuto l’emozione della progettazione, ma solo l’eco fastidiosa delle promesse e della distribuzione dei pani e dei pesci pagati cari dall’agricoltura e dal mondo dei coltivatori.

Ha ragione Sebastiano Di Maria nella sua analisi degli errori del passato che, ora, stanno condizionando il presente e il futuro della vitivinicoltura molisana. Un mondo che non ha mai pensato a darsi una strategia di marketing, aprendo, di fatto, a improvvisazioni pagate con moneta pesante dalle istituzioni e dal contribuente. Improvvisazioni e, anche, incapacità di cogliere tutte le opportunità che avrebbero dato risposte ben più esaurienti e interessanti di quelle che pur ci sono state negli ultimi dieci anni.

La Tintilia è l’esempio più lampante di quello che stiamo dicendo, nel momento in cui è stata recuperata dallo stato di abbandono e di sicura estinzione, quando stava per prendere forma il profondo sconvolgimento del quadro della vitivinicoltura regionale dovuto all’inserimento di nuove aziende imbottigliatrici, tutte in mano a giovani.

Entusiasti ma frenati dai vuoti prima denunciati, che, tuttora, continuano a vivere da isolati invece di essere membri di una squadra e, con la bandiera della Tintilia nelle mani, conquistare il mercato, a partire da quello locale per allargarsi come i cerchi concentrici provocati dal lancio di un sasso in uno stagno.

C’è un’occasione, che proprio la Tintilia dà con il suo riconoscimento Doc,  da cogliere per liberarsi delle catene del passato e vivere da imprenditori la propria individualità e le proprie responsabilità: la costituzione di un consorzio specifico per questa denominazione, così come richiesto dalle normative vigenti.

Un consorzio in mano ai produttori e trasformatori di Tintilia, che opera per la tutela e la valorizzazione di un vino che ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per la sua completa affermazione. Insieme per costruire, con la Tintilia, il futuro della vitivinicoltura molisana avendo, però, la pazienza di aspettare i tempi e le stagioni che servono perché questa sua affermazione maturi.

In questo modo  nessun produttore di uve Tintilia penserà di spiantare, ma di costruire con la forza del dialogo e dell’unione l’immagine di questo vino e, con essa, la fortuna dei territori di origine.

3 commenti:

  1. Purtroppo la tintilia è servita ad uso e consumo da parte di diversi soggetti, snaturandone le peculiarità e la tradizione. Spesso chi vive di agricoltura, e di viticoltura nella fattispecie, è relegato ai margini e la fanno da padrona scelte che privilegiano più gli interessi politico-imprenditoriali. Avevamo un bel giocattolo in mano, ma come bambini viziati lo abbiamo rotto subito e la colpa non è certo dei viticoltori.

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    1. Abbiamo, mio caro Sebastiano, e non dobbiamo darlo in pasto alla mentalità di chi, anche senza rendersene conto, prova a distruggere il suo grande straordinario potenziale. So che tu sei una forza enorme per combattere questa mentalità e vincere.

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    2. L'ho imparato sulla mia pelle, ascoltando produttori di ogni tipo sparsi per l'Italia. Ma al tempo stesso chi ha avuto modo di apprezzare i vini della nostra regione, portati da me a mie spese (guarda fin dove sono arrivato) ha espresso apprezzamenti e chieso informazioni più dettagliate. Come dici giustamente, abbiamo ancora, ma se non si svolta in maniera decisa, beh, credo che ci sia poco di cui stare allegri.

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