24 agosto 2012

In soli 8 mesi l'umanità ha esaurito le risorse della Terra per il 2012

 O cambiamo modello di consumo o il pianeta non regge

 
[ 23 agosto 2012 ]
 da greenreport
 

Oggi è il primo giorno del 2012 che la popolazione del pianeta Terra vive sfruttando riserve di risorse che vanno oltre il reddito naturale che il pianeta ci offre in un intero anno. Infatti, il 22 agosto c'è stato l'Earth Overshoot Day, che segna la data (sempre più anticipata) in cui l'umanità ha esaurito il suo bilancio naturale per l'anno in corso. Come osservano dal Global Footprint Network, «stiamo operando in scoperto. Per il resto dell'anno, manterremo il nostro deficit ecologico attingendo alle riserve di risorse locali e incidendo sull'accumulo di anidride carbonica nell'atmosfera».

Proprio come fosse un estratto conto bancario, ogni anno il Global Footprint Network registra entrate e uscite e misura la domanda dell'umanità e l'offerta di risorse naturali e di servizi ecologici. Ne emergere ogni anno un dato che dovrebbe far riflettere e che nel 20912 fissa in 8 mesi il limite del superamento della sfruttamento delle risorse rinnovabili e del sequestro di C02 che il nostro pianeta può fornire per un anno intero.

Il primo l'Earth Overshoot Day ci sarebbe stato 20 anni fa, nel 1992, quando per la prima volta i consumi del genere umano avrebbero superato la capacità del pianeta di ricostituire le risorse sfruttate. Allora la data limite era il 21 ottobre. Dieci anni dopo, nel 2002, l'Overshoot Day era ancora al 3 ottobre. Alla luce delle tendenze attuali di consumo, una cosa è chiara: l'Earth Overshoot Day arriva sempre prima e sempre più velocemente, dato che nel 2012 siamo arrivati al 22 agosto, con un'accelerazione davvero preoccupante.

L'Earth Overshoot Day è un concetto originariamente sviluppato Global Footprint Network e dalla New Economic Fondation, un think tank britannico, ed ogni anno segna la data dopo la quale iniziamo a vivere al di là dei nostri mezzi, mettendoci di fronte al divario tra la nostra domanda di risorse e di servizi ecologici e quanto la Terra è in grado di fornire.

Il Global Footprint Network spiega che «durante la maggior parte della storia, l'umanità ha utilizzato le risorse della natura per costruire città e strade, per fornire cibo e creare prodotti, e per assorbire le emissioni di anidride carbonica a un tasso che era ben all'interno del bilancio della Terra. Ma a metà degli anni 1970, abbiamo attraversato una soglia critica: il consumo umano ha iniziato superare ciò che il pianeta poteva riprodurre». Secondo i calcoli del Global Footprint Network, «la nostra richiesta di risorse rinnovabili ecologiche e dei loro servizi è pari a più di 1,5 volte quelle della Terra». I dati ci dimostrano che siamo sulla cattiva strada per richiedere le risorse di due pianeti ben prima della metà del secolo.

Naturalmente non tutti i Paesi "mangiano" le risorse terrestri allo stesso modo e come sempre sono i Paesi sviluppati a consumare di più, ma quelli emergenti stanno recuperando rapidamente terreno, aumentando il peso sul pianeta. Se tutti gli abitanti della Terra consumassero quanto un cittadino del piccolo regno petrolifero del Qatar, i pianeti Terra necessari per l'umanità sarebbero 6 e mezzo.

Già oggi l'impronta ecologica totale della Cina re la sua richiesta di risorse naturali sono le più grandi del mondo, ma la sua impronta pro-capite rimane modesta, ma con la crescita economica e gli aumenti dei consumi personali la popolazione cinese avrà un impatto sempre maggiore sull'incremento del disavanzo ecologico del pianeta. Se si prendono i Paesi più ricchi, gli Usa sono andati in Overshoot già il 28 marzo, l'impronta pro-capite usa equivale al consumo di 4 pianeta Terra. Ma anche l'emergente Brasile ha superato il limite il 6 luglio e per sostenere i suoi consumi pro-capite ci vorrebbero poco meno di due pianeti.

Stiamo quindi utilizzando ed oltrepassando nostro capitale naturale più velocemente di quanto possa ricostituirsi, stiamo trattando il nostro pianeta come la nostra economia, ma questa "bolla" quando scoppierà lascerà l'intera umanità senza risorse, non è in gioco la borsa di Milano o New York, è in forse la sopravvivenza della vita sul pianeta così come la conosciamo, compresa la nostra.

I sintomi ci sono tutti, li guardiamo per un attimo orripilati e poi voltiamo la testa: i cambiamenti climatici causati dai gas serra sono sempre più veloci, le foreste ed i mari non riescono ad assorbire tutta la CO2 che scarichiamo in atmosfera, le specie vegetali e animali sono in una crisi di estinzione che colpisce l'intera biodiversità, la pesca è al collasso, i prezzi delle materie e del cibo innescano disordini, le guerre per l'acqua sono già combattute e lo saranno sempre di più. «Le crisi ambientali e finanziarie che stiamo vivendo sono i sintomi di una catastrofe incombente - dice Global Footprint Network - L'umanità sta semplicemente utilizzando più di quello che il pianeta può fornire».

Presentando il rapporto dell'Earth Overshoot Day 202, Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network, ha sottolineato: «Le nazioni di tutto il mondo, e in particolare nel sud dell'Europa, hanno iniziato a sperimentare dolorosamente quanto significa spendere di più di quello che guadagnano. La pressione sulle risorse è simile a quell'overspending finanziario e può diventare devastante. Mentre i deficit di risorse diventano più grandi e i prezzi delle risorse rimangono elevati, i costi per le nazioni diventano insopportabile». La nostra "spesa" ecologica eccessiva è diventata un circolo vizioso che ci sta trascinando sempre più in basso, versi il consumo del capitale della Terra e se non fermiamo la crescita di questa "spesa" i costi sociali ed economici potrebbero essere drammatici.

Secondo Wackernage «dall'impennata dei prezzi dei combustibili fossili ai paralizzanti debiti nazionali, dovuti in parte all'aumento dei prezzi delle risorse naturali, le nostre economie stanno affrontando la realtà di anni di spese al di là delle nostre possibilità. Se vogliamo mantenere società stabili e vite produttive, non possiamo più sostenere un ampliamento del deficit di bilancio tra ciò che la natura è in grado di fornire e quanto le nostre infrastrutture, economie e stili di vita richiedono».

Mentre la recessione globale iniziata nel 2008 ha rallentato la richiesta di risorse e le emissioni di CO2, i consumi globali continuano ad aumentare e Global Footprint Network lancia l'ennesimo avvertimento ad un'umanità che sembra resa sorda dall'inazione politica e da un'economia accecata: «Per invertire veramente le tendenze senza il rischio di maggiori crisi economiche, i limiti delle risorse devono essere al centro del processo decisionale. Le attuali tendenze per le risorse già non possono soddisfare le esigenze di una popolazione di 7 miliardi del pianeta che è in crescita. Circa due miliardi di persone non hanno accesso alle risorse necessarie per soddisfare i loro bisogni di base. Mentre milioni di persone nelle economie emergenti si uniscono alla classe media, il nostro consumo di risorse e il deficit ecologico del mondo non potranno che aumentare».

E' possibile invertire la tendenza e invertire le attuali tendenze del consumo? Global Footprint Network e la sua rete di partner ci credono e chiedono ai governi ed alle istituzioni finanziarie di tutto il mondo di prendere decisioni in linea con la realtà ecologiche, decisioni che possono aiutare a chiudere il gap del bilancio ecologico e prevedere un futuro prospero invertendo il trend di dissipazione delle risorse.

«Ora è il momento di trovare dei modi di funzionamento delle nostre economie che continuino a lavorare in futuro - conclude Wackernagel - La ripresa a lungo termine avrà successo solo se avviene attraverso riduzioni sistematiche della nostra domanda di risorse e di servizi ecosistemici».

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